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27.10.2018 - 17:180
Aggiornamento : 28.10.2018 - 11:29

Miliardo di coesione, Lombardi: «Caro Lorenzo, cara UDC, volentieri vi spiego»

Secondo il Consigliere agli Stati è meglio cercare di costruire un rapporto di fiducia. E tranquillizza: «Abbiamo un'arma di riserva»

MILIARDO DI COESIONE

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

BELLINZONA - Non si è fatta attendere la risposta di Filippo Lombardi a Lorenzo Quadri e all’UDC, che quest’oggi gli avevano rivolto dure critiche in merito al suo voto decisivo per il miliardo di coesione.

La prima tranche del contributo di coesione è stato accolto dal popolo svizzero nel 2006, come ricorda Lombardi. Una seconda tranche, di uguale portata, era stata decisa nel 2016 dalle Camere federali. «Curiosamente Lega e UDC hanno sonnecchiato in quel momento, non impugnando il referendum contro la legge» che è dunque entrata in vigore a tutti gli effetti. «Ora si tratta solo di eseguirla» ricorda Lombardi. Cosa che il Governo ha proposto alle Camere con due distinti decreti: uno di poco superiore al miliardo su dieci anni per i medesimi paesi di Europa centrale; uno di duecento milioni a favore dei paesi mediterranei che sono confrontati ai costi importanti dei flussi di rifugiati o migranti in arrivo da Sud.

Secondo Lombardi a favore di questi due decreti depone «non solo l’impegno morale preso al momento della prima tranche e l’interesse economico del mercato europeo per la Svizzera», ma anche il fatto che «i milioni non vengono versati nelle casse dell’Unione, bensì destinati direttamente ai singoli progetti e infrastrutture nei paesi beneficiari».

Il nocciolo della questione - La Commissione esteri degli Stati è entrata in materia per 10 a 2 sui due decreti. Dove le opinioni si sono divise è sull’eventuale iscrizione nel testo di leggi di una clausola che imponga al Governo di dare avvio ai programmi solo dopo un miglioramento sensibile delle relazioni con UE e la rinuncia di quest’ultima a misure discriminatorie. In pratica un dare per avere.

Ma secondo Lombardi l’iscrizione di un articolo di legge «è inopportuna» perché i tre dossier attualmente sul tavolo (contributo di coesione, equivalenza borsistica e accordo quadro) «sono formalmente e giuridicamente del tutto indipendenti».

Lombardi ricorda l’indignazione di un anno fa quando la Commissione Juncker aveva limitato a un anno l’equivalenza borsistica, esigendo la conclusione dell’accordo quadro per il suo ulteriore prolungamento. Secondo Lombardi, se si dovesse seguire le indicazioni di Lega e UDC, si cadrebbe nello stesso errore che è stato rimproverato a Bruxelles. «Creando un legame formale ingiustificato fra il contributo di coesione e gli altri due dossier non rafforza la posizione della Svizzera, ma anzi la indebolisce e dà ragione proprio al vincolo pretestuoso inventato da Juncker per farci pressione».

Secondo Lombardi è meglio cercare di costruire un rapporto di fiducia. «Se gli Stati accettano questo contributo volontario, sottolineando il legame politico fra i tre dossiers ma non creandone uno formale, l’UE dovrebbe poter sbloccare l’equivalenza borsistica senza perdere la faccia, anche qualora l’accordo quadro non fosse ancora sotto tetto».

Arma di riserva - «Ovviamente», ammette lo stesso Lombardi, «non ne abbiamo la certezza». Ma se «la Commissione Juncker dovesse persistere nel suo atteggiamento ricattatorio non riconoscendo l’equivalenza borsistica oltre il 31 dicembre, abbiamo l’arma di riserva: il voto al Consiglio nazionale a marzo». E tranquillizza Lorenzo Quadri e l’UDC: «se le cose dovessero andare storte, sarò il primo a richiedere che il Nazionale bocci o perlomeno sospenda fino a nuovo avviso questi due decreti. Se Bruxelles ci discriminasse aprendo le ostilità, non vi sarebbe più ragione di dare un contributo volontario che fra partner corretti si giustifica».

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