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BERNA/CANTONE
22.06.2017 - 09:180
Aggiornamento : 15:35

Verso una riduzione dei canoni d’acqua

La misura avrebbe un impatto negativo sulle finanze cantonali e comunali

BERNA - I gestori di centrali idroelettriche, alcune delle quali al momento in difficoltà a causa del basso prezzo della corrente, possono tirare un sospiro di sollievo.

Il Consiglio federale ha posto oggi in consultazione fino ad ottobre, una revisione transitoria della legge sulle forze idriche in cui propone la riduzione del canone massimo annuo, per il periodo 2020-2022, dagli attuali 110 franchi per chilowatt lordo (KWl) a 80 franchi. Cantoni, tra cui Ticino e Grigioni in particolare, e Comuni dovrebbero incassare 150 milioni di franchi l'anno in meno.

A partire dal 2023 il regime transitorio verrà sostituito da un modello flessibile, con un'aliquota massima del canone annuo composta da una parte fissa e da una parte variabile, dipendente dal prezzo di mercato, indica una nota odierna del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC).

Nel presentare gli aspetti chiave delle modifiche proposte, la consigliera federale Doris Leuthard non ha nascosto che il progetto è un esercizio di equilibrismo tra le esigenze dei Cantoni e dei Comuni, per molti dei quali le entrate derivanti dai canoni d'acqua sono importantissime, e la necessità di garantire la sopravvivenza a lungo termine delle centrali idroelettriche, specie quelle che si trovano in difficoltà. Dopotutto, la strategia energetica 2050 prevede la promozione delle energie rinnovabili e un sostegno particolare all'idroelettrico.

La riduzione del canone massimo annuo toccherà soprattutto un pugno di Cantoni, quelli di montagna in particolare come il Ticino, i Grigioni, Uri, Vallese, ma anche Berna e Argovia. Attualmente, dei 556, 6 milioni che fruttano i canoni d'acqua all'anno, il Ticino ne incassa 55,1, i Grigioni 124, il Vallese 164, Uri 26, Berna 45 e Argovia 49.

La presidente della Confederazione ha ricordato inoltre che i 110 franchi per chilowatt lordo rappresentano l'aliquota massima consentita dal legislatore. Soltanto Berna, Giura, Zugo e Vaud riscuotono un'aliquota inferiore. Con la riduzione dell'aliquota massima a 80 franchi per chilowatt lordo, «si ritorna alla situazione del 2011», ha ricordato la ministra democristiana. In soldoni, significano 150 milioni (400 globali circa) in meno per Cantoni e Comuni all'anno fino al 2022.

I prezzi della corrente per i consumatori, ha dichiarato la consigliera federale su sollecitazione dei media, dovrebbero stabilizzarsi o addirittura scendere, anche se per il momento è troppo presto per fornire delle cifre.

Doris Leuthard ha ancora ricordato che la decisione del Consiglio federale non è l'unico elemento che entra in gioco a favore delle centrali idroelettriche. A partire dal 2018, la rivista legge sull'energia approvata dal popolo prevede di accordare, per un periodo di cinque anni, un premio di mercato pari a 120 milioni alle centrali elettriche esistenti che non possono vendere la propria energia elettrica sul mercato a prezzi che coprano i costi. La legge prevede inoltre la possibilità di concedere contributi d'investimento per nuove costruzioni (con un'esenzione dal canone per dieci anni), ampliamenti o rinnovamenti considerevoli di grandi centrali idroelettriche.

Dal 2023, ha ricordato Leuthard, il governo propone una flessibilizzazione dell'aliquota massima del canone annuo. In futuro, tale aliquota sarà composta da una parte fissa - 50 franchi per chilowattora lordo - e da una parte variabile, dipendente dal mercato. Quest'ultima subentra non appena il prezzo di mercato di riferimento per l'elettricità generata a partire dalla forza idrica raggiunge una determinata soglia, ad esempio 45 franchi Megawatt ora (MW/h). A partire da tale valore soglia, la parte variabile crescerà in modo lineare, proporzionalmente al prezzo di mercato di riferimento.

A un aumento di prezzo di 1 franco/MWh corrisponderà un incremento della parte variabile pari a 2 franchi/kWl. Il metodo di calcolo del prezzo di mercato di riferimento sarà determinato dall'esecutivo. Poiché l'evoluzione dell'aliquota massima del canone annuo dipende dal prezzo di mercato di riferimento, le entrate degli enti pubblici in futuro saranno soggette a maggiori fluttuazioni.

Viste le misure di sgravio previste per le grandi centrali idroelettriche dalla nuova legge sull'energia, e considerate le incognite legate alla futura configurazione del mercato, la flessibilizzazione del canone annuo e la forma definitiva del sistema verranno definite soltanto in un secondo momento, nel quadro di un progetto separato, contemporaneamente ai lavori relativi a un nuovo modello di mercato. Con la consultazione, ha ricordato Leuthard, viene pertanto posto in discussione unicamente il principio base del sistema flessibilizzato.

Critiche dai Grigioni - Hanno già suscitato le prime reazioni di rabbia, nei Grigioni, i piani del Consiglio federale di ridurre i canoni d'acqua per venire incontro ai gestori di centrali idroelettriche in difficoltà. Si puniscono unilateralmente i cantoni di montagna, è il tenore delle prime critiche.

«Sono deluso», ha detto all'ats Not Carl, presidente della comunità d'interessi dei comuni concessionari grigionesi: i Grigioni rischiano un minore introito annuale di 35 milioni di franchi (attualmente ne incassano 124). È «brutale» osservare come ora i cantoni di montagna debbano pagare lo scotto solo perché «sono l'anello più debole della catena», ha aggiunto.

Ugualmente adirata la reazione del PPD grigionese: la prevista riduzione è una «punizione unilaterale e ingiustificata delle regioni di montagna» e colpirà duramente i comuni grigionesi, scrive il partito in un comunicato.

«Non siamo disposti ad accettare questo taglio», afferma il suo consigliere agli Stati Stefan Engler citato nella nota. Secondo il "senatore" grigionese, bisogna dapprima stabilire con quale nuovo modello di mercato possano essere ricompensati i vantaggi della forza idrica.

Aziende elettriche soddisfatte - Per l'Associazione delle aziende elettriche svizzere (AES) la soluzione varata dal Consiglio federale sui canoni d'acqua «è un passo nella buona direzione», in quanto rappresenta «un sollievo necessario per l'idraulico, confrontato a gravi difficoltà finanziarie».

Lo afferma con soddisfazione in un comunicato Michael Frank, direttore di AES, secondo cui tuttavia non si tratta di una panacea. La decisione governativa «non risolve in alcun caso la problematica della regolamentazione del canone idraulico attuale e non può quindi rappresentare una soluzione duratura». Sul lungo periodo le aziende elettriche chiedono una nuova normativa globale, basata sulla flessibilità.


 

 

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