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LUGANO
10.09.2014 - 06:170
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:07

Con smARTravel il museo non è più una noia

Perché non unire arte e tecnologia? Sascha e Alessandro hanno lasciato il lavoro per dedicare anima e corpo a un’app che rivoluzionerà il modo di visitare mostre e città

LUGANO - Due mesi fa, hanno lasciato perfino il lavoro: perché una buona idea merita assoluta dedizione, non un paio d’ore dopo cena e la stanchezza di una giornata riempita con il senso del dovere. Sasch Donati e Alessandro D’amato, 33 e 37 anni, ribadiscono la decisione senza far mostra di rimpianto. Fino al principio dell’estate erano colleghi in una fiduciaria di Lugano; adesso si vedono negli uffici del Centro promozione startup che ha deciso di incubare il loro progetto: un’app per visitare il museo con metodi multimediali, che per un soffio non s’è guadagnata la finale di Swiss Startups Awards 2014 e la possibilità di aggiudicarsi 50mila franchi, il 31 ottobre.

Secondi a nessuno. "Forse non l’abbiamo presentata in maniera efficace: in fondo il pubblico meno esperto va guidato verso la scoperta di ciò che non conosce bene. Forse i prodotti ticinesi a km zero hanno più presa. C’è da dire, semplicemente, che Cibyo era un rivale molto valido. Un bel progetto: escluso il nostro, era quello che avremmo votato noi stessi". A qualche giorno di distanza dalla gara ticinese, metabolizzate le emozioni, Sascha ragiona senza delusione sul secondo piazzamento di “smARTravel”. "Non è una sconfitta: ce la siamo giocata fino alla fine. Per noi è anzi una conferma".  Si va avanti a capo chino come se nulla di grave fosse accaduto, pronti anzi a imparare dagli errori purché siano veniali, verso l’inaugurazione di un’applicazione che per ora resta nelle intenzioni.

Pronti al debutto. In attesa di un finanziatore, il progetto, che è stato messo a punto dopo l’ingresso in società di Roland Henkel, dovrebbe essere sperimentato alla fine dell’anno al museo d’arte moderna di Lugano, "in occasione di un’esposizione dedicata agli artisti under 30 svizzeri". Dove le guide tradizionali, consegnate assieme al biglietto d’ingresso, saranno soppiantate per la prima volta dallo smartphone: "Ciascun visitatore potrà utilizzare il proprio telefono per informarsi sull’opera che sta guardando, leggere la biografia dell’autore, guardare le immagini degli altri lavori realizzati. Abbiamo previsto anche contenuti offline, una sezione di preferiti per essere informati su eventi futuri che riguardano il proprio artista prediletto e una guida della città dove è allestita l’esposizione, così da poter visitare anch’essa".

Il museo lo vogliamo visitare così. Ipotesi, per ora: in attesa di essere verificate e implementate in corso d’opera. Da quando era soltanto una chiacchiera fra amici, il progetto s’è già parecchio evoluto. Difficile godersi una mostra come si deve, si lamentava Alessandro; Sascha annuiva. "Alla fine del 2013 – ricorda  - Alessandro si trovò a Zurigo per la mostra  di Munch. Dovette cambiare tre guide prima di trovarne una che andasse bene".  Il copione è quello già scritto dai predecessori con l’aspirazione di inventare un’app di successo, sì, ma soprattutto utile: un bisogno personale messo a frutto per se stessi e gli altri. "Ci siamo trovati di fronte a questo problema, ci siamo detti “Perché non provare a risolverlo”. Siamo partiti con un prototipo, pian piano l’abbiamo evoluto".

Qualcuno vuole unirsi a noi? Un lavoro d’indagine, di marketing: la tecnologia, con la quale sono avvezzi per attitudine personale e iter professionale, è qualcosa con cui ci si può facilmente destreggiare, anche se «avremmo bisogno di una mano. Siamo due informatici e un manager, nel gruppo servirebbe ancora qualcuno». Meno scontato comprendere come muoversi e “vendere” l’idea. "Abbiamo tastato il terreno, contattato i musei, che si sono dimostrati entusiasti. Oggigiorno tutti hanno in tasca uno smartphone: perché non approfittarne? La risposta degli addetti è stata entusiastica".

Ci crediamo, ci buttiamo. Adesso è solo una questione di tempo. "Quando uscirà? Il prima possibile. Entro la fine dell’anno". Poi comincerà il lungo cammino d’espansione: dal Ticino al resto del mondo, in collaborazione con gli enti che avranno mostrato interesse. Il sogno è ingigantirsi, al modo in cui accadde a quella passione per l’informatica che accompagna Sascha fin dai tempi dell’iscrizione all’università e delle prima brutte delusioni. "Avevo scelto economia, per avere più sbocchi. Ma era altro quello che volevo fare". Progettare siti web, come gli è capitato spesso, e lanciarsi infine in un’impresa che taglia i ponti col passato. "Abbiamo lasciato il lavoro tutti e tre". Dopo i trent’anni, non è neanche più un gesto d’incoscienza. È una presa d’atto di se stessi e del proprio desiderio. La morale della storia è tutta lì, nella leggerezza di una frase: "Quando si crede in qualcosa, non resta che buttarsi".

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Ultimo aggiornamento: 2020-01-22 20:35:25 | 91.208.130.85