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11.12.2019 - 07:360
Aggiornamento : 09:57

Uccise la nonna e poi le diede fuoco

Il 6 luglio 2018 un delitto scosse la comunità di Caslano. Il nipote a processo per assassinio

LUGANO - All’inizio quel rogo era un mistero. Erano le prime ore del 6 luglio 2018, quando in un’abitazione di via Chiesuola a Caslano era divampato un incendio. All’interno era stato scoperto il corpo semicarbonizzato di una donna ottantenne. Una donna che al momento del decesso non si trovava nella sua camera da letto, peraltro non intaccata dalle fiamme. Si era forse alzata durante la notte, rimanendo poi soffocata dal fumo?


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L'abitazione in cui aveva avuto luogo la tragedia.

Martellate e fuoco - C’era dunque un ventitreenne dietro all’incendio nel villino di Caslano. E soprattutto dietro alla morte della donna, sua nonna. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio 2018, come emerso poi nei mesi successivi, il giovane l’aveva uccisa con un primo colpo di martello alla nuca e un’altra dozzina immediatamente dopo, quando la vittima era ormai a terra. Il nipote aveva poi pensato di cancellare le proprie tracce dando fuoco al cadavere. E per questo aveva recuperato una tanica di benzina dal garage, che però era quasi vuota. Si era allora recato al più vicino distributore per riempirla.Gli inquirenti non avevano escluso nessuna pista, nemmeno quella dell’intervento di terzi. E infatti tre giorni dopo l’incendio era stato comunicato l’arresto di un giovane domiciliato nel Luganese: il nipote della vittima, allora ventitreenne, che in sede di interrogatorio aveva sostanzialmente ammesso i fatti. Da oggi compare davanti a una Corte delle Criminali, presieduta dal giudice Marco Villa, per rispondere di assassinio, incendio intenzionale, turbamento della pace dei defunti, infrazione e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.

La vittima era conosciuta in paese. «Era ancora molto in forma, scriveva poesie, cantava canzoni di Pavarotti e faceva parte del coro della chiesa» raccontava una vicina pochi giorni dopo il tragico episodio. Del giovane si diceva invece che era simpatico, anche se silenzioso. Cuffie grandi sopra le orecchie e grande tifoso di calcio.


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Gli inquirenti non avevano escluso nessuna pista.

Quei duecento franchi - Ma che rapporto c’era tra i due? Un rapporto difficile. Non mancavano infatti gli attriti, per cose futili. E sembra che quel giorno la tragedia sia scaturita da duecento franchi che il giovane si era visto negare dalla nonna. Il ventitreenne, già psichicamente fragile, quella sera sarebbe inoltre stato pesantemente alterato da cocaina e alcol.


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L'addio corale della comunità di Caslano alla vittima.

Il delitto di Caslano ha segnato una comunità. E una ventina di giorni dopo la tragedia, alla donna era stato dato un addio corale nella Chiesa parrocchiale di San Cristoforo. «La morte fa più male quando arriva inaspettata e se non c’è una spiegazione dal punto di vista umano diventa più tragica. Nonostante questo la morte non ha l’ultima parola» aveva detto il sacerdote in un’omelia tenuta in italiano e tedesco.

Pochi giorni prima del funerale, decine di persone si erano inoltre incontrate davanti alla casa della vittima: le autorità politiche e religiose avevano chiamato a raccolta la cittadinanza per dire “no” alla violenza, un conforto per chi è rimasto e un segno di solidarietà nei confronti della donna
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