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27.11.2019 - 16:370
Aggiornamento : 19:06

Piromane condannato, ma per un incendio solo

La Corte ha comunicato la sentenza poco fa: 34 mesi, sospesi a favore di un trattamento stazionario

LUGANO - Una detenzione di sedici mesi, che vanno ad aggiungersi ai diciotto già comminati nel 2010, per una pena unica di 34 mesi. È la condanna, sospesa a favore di un trattamento stazionario, stabilita nei confronti del cinquantenne comparso oggi alle Criminali per incendio intenzionale. L’uomo è però stato riconosciuto colpevole soltanto per uno dei due roghi che si sono verificati lo scorso 26 maggio a Massagno.

La Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha infatti accertato che l’imputato è responsabile del primo incendio, quello nel garage di via Nolgio. Si tratta dell’episodio in cui è stato bruciato un telo che copriva un motorino. La decisione si basa su diversi elementi, tra cui la la testimonianza fornita da un vicino, il modus operandi, e lo stato di ebbrezza dell’imputato. «Commette reati legati al fuoco in maniera accresciuta quando assume sostanze psicoattive».

Non ci sono invece sufficienti elementi per attribuire al cinquantenne anche il secondo rogo, quello di via Ceresio avvenuto all’incirca un’ora dopo il primo. Dagli atti si evince infatti soltanto la presenza dell’imputato in zona e il modus operandi analogo. «E la cartina trovata sul luogo del reato non presenta indizi che riconducano all’imputato» ha spiegato il giudice.

Da qui il proscioglimento dal reato di incendio intenzionale per questo secondo episodio. Come pure dal relativo reato di lesioni gravi per la messa in pericolo degli inquilini. «Dal punto di vista soggettivo si tratta comunque di una colpa molto grave, perché ha agito per egoismo e sapeva che poteva causare danni ingenti, materiali e anche alle persone residenti nel palazzo».

Sulla commisurazione della pena hanno pesato i precedenti: quasi dieci anni fa il cinquantenne era infatti già stato condannato per incendio intenzionale. Inoltre, lo ha ancora sottolineato il giudice, durante l’inchiesta l’imputato non ha collaborato. Anzi, dapprima sosteneva di non ricordare nulla di quella serata, poi di aver avuto l’intenzione di commettere dei furti nelle lavanderie. Una versione fornita anche oggi in aula.

Nei suoi confronti è ora stato ordinata l’incarcerazione di sicurezza, in vista di un’eventuale dichiarazione di appello.

Gli interventi di accusa e difesa - «L'imputato ha agito per soddisfare i propri impulsi». Lo aveva detto stamattina il procuratore pubblico Roberto Ruggeri, chiedendo una condanna di quattro anni e mezzo. E senza opporsi a un'eventuale sospensione a favore di un trattamento stazionario. Nel suo intervento aveva insistito sulla testimonianza di un residente, che aveva visto il cinquantenne dirigersi verso il luogo del primo incendio. E aveva anche ricordato che era già noto per episodi analoghi (nel 2010 era già stato condannato per incendio intenzionale, allora aveva usato «lo stesso modus operandi»).

Il difensore Yasar Ravi si era invece battuto per l'assoluzione del suo assistito: «È accusato di aver appiccato due incendi, ma non c'è prova certa che sia stato lui» aveva osservato. E aveva quindi ribadito la versione fornita dall'imputato: «Si trovava da quelle parti per mettere a segno dei furti nelle lavanderie».

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