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27.11.2019 - 11:270
Aggiornamento : 13:57

«Ha giocato col fuoco e con la vita delle persone»

Nei confronti del piromane di Massagno l’accusa ha chiesto una pena detentiva di quattro anni e mezzo. La difesa punta al proscioglimento

LUGANO - «A distanza di nove anni, l’imputato si trova nuovamente in aula e ha dimostrato di non avere imparato nulla dagli errori commessi in passato». Così il procuratore pubblico Roberto Ruggeri, che nei confronti del cinquantenne a processo per incendio intenzionale ha chiesto una pena detentiva di quattro anni e mezzo. Senza opporsi comunque alla sospensione a favore di un trattamento stazionario. Lo scorso 26 maggio avrebbe appiccato il fuoco in due stabili di Massagno, mettendo in pericolo la vita degli inquilini.

Il responsabile sarebbe lui, in quanto la sua presenza (con bastone deambulatore e zaino) era stata notata negli istanti precedenti al primo incendio, in cui era stato dato fuoco a un telo che ricopriva un motorino: «Un testimone l’ha visto svoltare verso il garage della palazzina e ritornare dopo cinque-dieci minuti». Poco dopo il rogo è stato segnalato alle autorità: «Sul luogo dell’incendio non vi era accelerante e la combustione del ciclomotore è stata lenta, si escludono quindi problemi tecnici» ha sottolineato il procuratore Ruggeri.

Il secondo incendio, a dire dell’accusa, sarebbe poi stata l’escalation: non più un motorino all’interno di un garage, bensì lo scantinato di una palazzina residenziale. «Dopo il primo rogo l’imputato era euforico e pieno di adrenalina, ed era pronto per un incendio di dimensioni più importanti». Un incendio in cui «la salute di molte persone è stata messa in pericolo in maniera seria e concreta». E ha aggiunto: «L’imputato ha agito per soddisfare propri impulsi».

In entrambi i casi aveva utilizzato un accendino e materiale infiammabile trovato sul posto. «Lo stesso modus operandi messo in atto nel 2009» ha osservato il procuratore pubblico. «Tutti gli elementi convergono in una sola direzione: il cinquantenne è l’autore degli incendi in questione».

Il pericolo di fuga - Il procuratore ha inoltre fatto leva sul pericolo di fuga del cinquantenne, ricordando che dopo la liberazione da una precedente misura terapeutica stazionaria era partito per le Filippine. «Diceva di voler avviare un’attività commerciale, ma nel 2018 è rientrato perché aveva finito i soldi e qui poteva contare sulle entrate dell'assistenza».

Il disturbo di personalità - La perizia psichiatrica ha riscontrato un rischio di recidiva medio-alto, tenuto conto che il cinquantenne presenta disturbi borderline, «gravi ma non incurabili». Il procuratore conclude: «Non ha saputo tenere a freno il proprio istinto, a mente lucida ha appiccato gli incendi: non ha giocato solo con il fuoco, ma anche con la vita delle persone».

La difesa: «Non ci sono prove» - «È accusato di aver appiccato due incendi, ma non c’è la prova certa che sia stato lui». Lo ha affermato l’avvocato Yasar Ravi, chiedendo quindi l’assoluzione del cinquantenne. Nella sua arringa difensiva ha osservato - per il primo incendio - che tra la presenza rilevata dell’imputato e la segnalazione del rogo sono passati ventitré minuti. «Un lasso di tempo in cui potrebbe essere stato chiunque ad appiccare il fuoco».

Per il secondo incendio, il legale ha poi parlato di «conclusioni contraddittorie della Scientifica: non c’è certezza sulla causa, ma con certezza viene esclusa la causa tecnica». La sola presenza dell’imputato nella zona - quartiere dove tra l’altro vive - non è, a dire della difesa, sufficiente. «Si trovava lì per mettere a segno dei furti nelle lavanderie».

Il difensore ha inoltre ricordato che nel quartiere c’erano stati altri due incendi dolosi nei mesi precedenti. Incendi che non sono attribuiti al cinquantenne. «Potrebbero esserci in circolazione altre persone responsabili dei roghi».

La Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, comunicherà la decisione oggi alle 16.

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