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GRONO
02.09.2015 - 08:370
Aggiornamento : 12:19

I misteri dell’ex asilo: ci sono 57 inquilini fantasma

Nella Ca' Rossa doveva sorgere un polo tecnologico. E invece...

GRONO - I vicini non vedono «quasi mai nessuno entrare o uscire». Che lo stabile sia «praticamente vuoto» lo ammettono persino i funzionari comunali. Dentro, nei corridoi, il silenzio è assordante. Eppure alla ex scuola dell'infanzia “Ca’ Rossa” di Grono, da registro di commercio, oggi hanno sede ben 35 società: tantine, anche per una struttura di tre piani con dodici aule scolastiche convertite ad uffici. Aule tutte vuote, deserte o quasi.

57 nomi nella bucalettere - A essere piena, qui, è invece la buca lettere: contiamo ben 57 nomi, tra società e persone fisiche. La targa di pietra all’ingresso («Il palazzo – recita – è stato restaurato con l’aiuto del Cantone e della Confederazione e posto sotto la loro protezione») andrebbe aggiornata: due anni fa il Municipio, che è proprietario dello stabile, ha annunciato la «creazione di un polo tecnologico» grazie a una collaborazione con il nuovo affittuario dello stabile, una società di consulenze.

Il "polo tecnologico" - Da contratto, il Municipio incassa un affitto di meno di 30mila franchi l'anno dalla Kampus (che però avrebbe diverse mensilità arretrate) a fronte di un investimento pubblico di circa 20mila franchi per lavori di ristrutturazione. Del polo tecnologico, però, neppure l’ombra. «Abbiamo subaffittato a delle società» spiega un ex membro della Kampus: «Tra queste ci sono delle fiduciarie che a loro volta vi hanno domiciliato altre società, alcune con fatturati molto interessanti e che pagheranno imposte importanti al Comune».

Il medico abita qui? - Risultato: c'è di tutto, e non c’è nessuno. Compreso qualcuno che sostiene di abitarci, alla Ca' Rossa. Dal controllo abitanti di Grono fanno sapere che all'indirizzo risultano al momento residenti «due-tre persone con permesso B». Residenti, proprio così: in uno stabile di soli uffici. Tra questi, c’è anche un noto medico italiano. «I controlli sono difficili, abbiamo segnalato altri casi in passato, ma occasionalmente ne spuntano di nuovi» spiegano dal Municipio.

L'università fantasma - I "fantasmi" insomma, come in tutte le antiche ville, non mancano. C'è persino un'università-fantasma: si chiama Arssup, "Associazione di ricerca e studi universitari privati", e ce ne eravamo occupati in un articolo sulla fuga degli istituti non accreditati dal Ticino ai Grigioni. Sul suo sito internet, l'Arssup pubblicizza "corsi di laurea" e "master" di criminologia e psicologia che "molto probabilmente partiranno a dicembre in collaborazione con università straniere" spiega Moritz Piller, funzionario cantonale per la promozione economica. Peccato, però, che l'Arssup non disponga di un'autorizzazione cantonale per esercitare nei Grigioni.

Società anche in soffitta - Quanto alle altre 34 società, Piller mette le mani avanti: «Oggigiorno la gente non lavora più negli uffici e con la scrivania, il mondo del lavoro è cambiato». Eppure di scrivanie alla Cà Rossa ce ne sono tante: persino in soffitta. Tutte sgombre, vuote. Inutilizzate. Persino qui hanno sede delle società, nel sottotetto polveroso. Come nelle ex aule: ognuna reca sulla porta un'etichetta, recante un nome. Tutte chiuse.

"Mancano infrastrutture" - "Il problema - continua Piller - è che la Mesolcina non ha le infrastrutture tecnologiche per essere attrattiva per aziende attive nell'hi-tech. Occorrerebbero più investimenti, a cominciare dalla fibra ottica". Il Governo retico, dal canto suo, nei giorni scorsi ha accusato gli enti regionali di non essere "abbastanza attivi nella promozione economica". Che si riferisse (anche) al "polo tecnologico" della Ca' Rossa?

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