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Nudi davanti ai figli, il confine sottile tra educazione e perversione

La "teoria della mamma nuda" accende il dibattito sulla nudità in famiglia come strumento educativo. La consulente in sessuologia Kathya Bonatti: «Rispettiamo il senso del pudore dei nostri figli».
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Nudi davanti ai figli, il confine sottile tra educazione e perversione
La "teoria della mamma nuda" accende il dibattito sulla nudità in famiglia come strumento educativo. La consulente in sessuologia Kathya Bonatti: «Rispettiamo il senso del pudore dei nostri figli».

SONDAGGIO

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

LUGANO - Appena nato, il bambino viene messo a contatto con la pelle nuda della madre: è il cosiddetto “legame”, connessione emotiva e fisica profonda, fondamentale per lo sviluppo del bambino. 

Crescendo, la nudità resta per molti bambini qualcosa di assolutamente naturale: si gioca senza vestiti, si fa il bagno insieme ai genitori, si osservano mamma e papà senza imbarazzo. È da queste premesse che nasce la cosiddetta “teoria della mamma nuda”, un concetto educativo - non una teoria scientifica vera e propria - che sostiene l’importanza della nudità in famiglia per normalizzare il corpo umano, promuovere una sana educazione sessuale e ridurre la vergogna.

Ma questa apparente disinvoltura, con l’età, tende a cambiare. Crescendo, i bambini diventano più consapevoli del proprio corpo e possono emergere le prime insicurezze, insieme a confronti e commenti su di sé e sugli altri. Secondo i sostenitori della teoria, decisivo è a questo punto il comportamento dei genitori: un approccio aperto alla nudità contribuirebbe a costruire un’immagine corporea più positiva. Un’idea, questa, che sta alimentando un acceso dibattito, soprattutto sui social, dove di recente è stata rilanciata.

La nudità in famiglia come strumento educativo è dunque un approccio corretto? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta e consulente in sessuologia Kathya Bonatti.
«Dipende molto dalla fascia d’età dei figli. Quando sono piccoli, soprattutto nei primi anni di vita, il contatto con il corpo della mamma è fondamentale. In questa fase, vedere i genitori nudi può essere positivo perché trasmette l’idea che il corpo sia qualcosa di naturale».

Quando cambia questa dinamica?
«Quando i bambini sviluppano il senso del pudore. Non esiste un’età precisa, ma quando il corpo dell’adulto smette di essere percepito come neutro e può generare imbarazzo, vergogna o anche desiderio, allora la situazione diventa più delicata. In questi casi è importante rispettare il pudore dei figli».

Da cosa nasce questo disagio?
«Dal fatto che il corpo non è più neutro. Per esempio, la vista di alcune parti del corpo può attivare risposte emotive o fisiche, può generare imbarazzo, disagio o desiderio. È un passaggio naturale della crescita, ma proprio per questo va gestito con attenzione».

Ci sono anche rischi più seri?
«Sì. Esistono situazioni in cui la nudità viene utilizzata in modo inappropriato. Alcuni comportamenti possono trovarsi al confine tra normalità e abuso. Ne parlo ampiamente, portando anche una ricca casistica, nel mio libro “Genitori abusanti”. Il tema è delicato e attualissimo: ricordiamo che la maggior parte degli abusi avviene in ambito familiare. Per questo è fondamentale mantenere dei confini chiari».

E se invece la nudità non venisse mai normalizzata nei primi anni?
«Il rischio opposto è trasmettere l’idea che il corpo sia qualcosa di proibito o eccessivamente riservato. Tuttavia, anche in questo caso tutto dipende da come i genitori gestiscono la situazione. Non è necessario condividere la nudità per crescere figli sani».

Quindi l’equilibrio come lo si trova?
«Rispettando le fasi di sviluppo. Da piccoli la nudità può essere neutra, ma con la crescita diventa importante introdurre dei limiti. Non è una necessità educativa: i bambini crescono bene anche senza fare il bagno nudi con i genitori».

In questa esibizione ci possono essere effetti sul piano dell’autostima o del confronto fisico?
«Sì, possono emergere insicurezze legate al confronto con il corpo dei genitori. Per l’uomo generate ad esempio dalle dimensioni del pene, per le donne da quelle del seno. Per questo è importante accompagnare i figli nella crescita, spiegando le differenze e aiutandoli a comprendere i cambiamenti del corpo».

La nudità è davvero neutra, come spesso si sostiene?
«No, non lo è. È legata alla sfera della sessualità e della seduzione, anche se in modo indiretto. Proprio per questo richiede attenzione e consapevolezza».

Qual è il principio guida per i genitori, dunque?
«Rispettare il senso del pudore dei figli. Quando emerge, va riconosciuto e tutelato. Imporre la propria nudità può creare disagio, vergogna o confusione. Può essere naturale nei primi anni di vita, ma non è indispensabile. Con la crescita diventa essenziale stabilire limiti chiari e rispettare la sensibilità dei figli. È un equilibrio delicato, che va gestito caso per caso».

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