Marchesi sbotta: «In pericolo solo quando gli conviene. Poi tutti in Ucraina per le feste»

Flixbus pieni per Kiev: si riaccende il dibattito sugli ucraini con statuto S in Svizzera. L'azienda di trasporti: «Non andavano tutti in Ucraina».
LUGANO - Il tema degli ucraini in Svizzera, in particolare quelli con statuto di protezione, continua a tenere banco e ad animare una parte della popolazione. Lo dimostrano i commenti ad un post di Piero Marchesi (Udc), poi condiviso anche da Lorenzo Quadri (Lega).
«Da Zurigo a Kiev, Flixbus pieni di ucraini - in gran parte con statuto S - che tornano in patria per le vacanze, mentre in Svizzera vivono da richiedenti protezione a spese dei contribuenti», segnalava lunedì il Consigliere nazionale, Presidente cantonale UDC e sindaco di Tresa, mostrando lo screenshot di alcune corse, tutte al completo. «La domanda è semplice - incalza provocatoriamente Marchesi -: sono in pericolo di vita nei giorni feriali e in piena sicurezza nei giorni di festa?».
A fargli eco dal “social blu”, poco dopo, il collega leghista: «È ora di ritirare un po' di statuti S. Sui Flixbus per Kiev posti tutti esauriti. I profughi ucraini vanno in vacanza nel paese in guerra dove affermano di non poter tornare», puntualizza Quadri.
A commentare i due post, perlopiù, sono internauti che appoggiano le tesi di Marchesi e Quadri. «Se una persona ha davvero bisogno di protezione perché rischia la vita, quel bisogno non può diventare “a intermittenza”. Non può esistere solo durante la settimana e sparire nei weekend o nelle vacanze», solo per citarne uno tra i tanti.
Sparuto, invece, il numero di coloro che cercano di offrire un punto di vista diverso. Anche se c'è persino chi azzarda un'accusa di «propaganda filorussa», sostenendo che lo screenshot del bus al completo sarebbe strumentale e non corrispondente alla realtà: «Se si fa una ricerca, si trovano ancora molti posti per andare a Kiev! Ce ne sono persino disponibili per domani!».
«Domanda elevata dal 2022. Ma non andavano tutti a Kiev» - Che l’autobus sia uno dei mezzi preferiti dagli ucraini per tornare nel proprio Paese lo conferma anche Isabella von Geyr, portavoce di Flixbus per Germania, Austria e Svizzera. «Per quanto riguarda le nostre rotte tra la regione DACH e l'Ucraina, - spiega - la domanda è rimasta costantemente elevata dalla primavera del 2022, a testimonianza del ruolo cruciale che la mobilità continua a svolgere per le persone in Ucraina». «Gli autobus a lunga percorrenza - aggiunge - rappresentano spesso l'unica opzione praticabile. Si tratta di mezzi di trasporto da e per il Paese, utilizzati non solo dagli ucraini, ma anche dal personale delle organizzazioni umanitarie e dai rappresentanti dei media».
Flixbus conferma «un lieve aumento della domanda di viaggi tra la Svizzera e l'Ucraina durante il periodo pasquale». «Tuttavia - precisa -, la maggior parte dei biglietti su questa tratta è stata venduta per la tratta parziale Zurigo-Berlino». «Al momento - viene spiegato - non operiamo collegamenti diretti da Zurigo all'Ucraina. Il viaggio da Zurigo a Kiev è possibile solo con scalo, ad esempio via Berlino o Varsavia».
«Per quanto riguarda i collegamenti di interscambio - aggiunge la portavoce -, il nostro sito web è configurato per visualizzare un collegamento come completamente prenotato anche se solo una parte del viaggio non è disponibile. Di conseguenza, il numero effettivo di passeggeri in viaggio verso Kiev è considerevolmente inferiore rispetto alla disponibilità indicata sul sito».
«Persone non in pericolo. Basta statuto S» - Contattato, Marchesi spiega il motivo del suo post: «La segnalazione è stata messa in evidenza dal mio collega di partito Pascal Schmid. Io l’ho ripresa commentandola. È la dimostrazione che stiamo dando protezione a molte persone che non sono in pericolo», sottolinea. «Tutto questo, prosegue, costa miliardi ai contribuenti svizzeri. Il tema, tra l’altro, è già stato sollevato più volte in Parlamento e in commissione, e alcune mozioni sono state adottate nella giusta direzione».
La SEM, infatti, ha già iniziato ad agire in alcuni casi. Diverse persone provenienti dall'Ucraina occidentale - nelle regioni dove la minaccia militare russa è meno pronunciata - hanno ricevuto l'ordine di lasciare la Svizzera. «Ma il problema resta - incalza Marchesi -. Se oggi vediamo Flixbus partire dalla Svizzera verso Kiev, spesso in overbooking, è evidente che molte di queste persone rientrano in Ucraina pur beneficiando ancora dello statuto S. Questo dimostra che ci sono ancora troppe persone che approfittano del sistema». «Sono in Svizzera dichiarando di essere in pericolo, ottengono la protezione e poi rientrano per visitare i familiari, tornando successivamente qui con lo stesso status. E presto potrebbero richiedere il permesso B: non lascerebbero più la Svizzera. Ricordiamo che molti non lavorano e sono a carico dello Stato sociale», prosegue il consigliere nazionale.
Per Marchesi la soluzione è una soltanto: «Come partito chiediamo di abolire lo statuto S. Non vediamo perché debba esserci una differenza rispetto ad altri richiedenti asilo, ad esempio dal Nord Africa o dal Maghreb, che seguono la procedura ordinaria. Lo statuto S è stato introdotto sull’onda dell’emotività allo scoppio della guerra, ma dopo quattro anni non ha più ragione di esistere. Chi non è in pericolo deve rientrare a casa».



