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GRAVESANO
09.06.2020 - 18:340
Aggiornamento : 10.06.2020 - 08:39

«Messo in croce. Ma i risultati sulla canapa mi danno ragione»

Il medico Werner Nussbaumer commenta la ripresa del suo processo. Congelato per un anno.

E a proposito del Covid va controcorrente: «È stato favorito dal panico. La mascherina non l'ho mai messa, neanche nel mio studio. È il simbolo di come si può tenere la gente sotto controllo»

GRAVESANO - GRAVESANO - Il suo lockdown giudiziario risale al marzo 2019 quando il giudice Siro Quadri rinviò gli atti istruttori che lo concernevano al procuratore per ulteriori approfondimenti. Il pretore evidenziò una serie di lacune e un non rispetto della procedura da parte dell’accusa. A tredici mesi di distanza si riparte. Il processo contro il dottor Werner Nussbaumer è fissato per questo venerdì 12 giugno. Le imputazioni sono le stesse lasciate in sospeso, ossia il maltrattamento di animali e l’infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti. Imputazioni, legate alla sua fattoria e alla canapa prescritta ai pazienti, che hanno messo in discussione tanto l’animalista quanto il terapeuta. L'essenza del personaggio, insomma.

«Torno in aula per la terza volta. La novità è che il procuratore non ha portato nuovi elementi. Lo deduco dal fatto che nulla è stato comunicato dalla Procura al mio avvocato per una replica. Per cui mi aspetto un proscioglimento» commenta il 72enne Werner Nussbaumer.

I fatti contestati risalgono al 2012-13, quasi una vita fa. Come ha vissuto l’attesa?
«Con la storia degli animali sono quasi dieci anni che mi tengono sulla corda. Sono stato il capofila degli animalisti, nonché antivivisezionista. Me l’hanno fatta pagare».

Ma nel mirino è finita anche la sua filosofia di cura fondata sulla cannabis…
«Alla fine la mia battaglia l’ho vinta e oggi curo con la canapa sotto l’1%. Prima che me lo impedissero, curavo con quella dal THC più elevato. Perché per molti pazienti era necessario. Vinto il processo chiederò di nuovo l’autorizzazione».

In che senso afferma di aver vinto la sua battaglia?
«Perché le sperimentazioni in atto vanno nella mia stessa direzione. Grazie a me è passata la canapa sotto l’1% e fra poco passerà la canapa completamente libera».

Libera per scopo terapeutico o anche ricreativo?
«No, anche ricreativo. Come sta avvenendo in Canada o negli Stati Uniti. Mi hanno contrastato, perché se passava la canapa terapeutica, quindi qualcosa che fa bene alla salute, sarebbe passata anche l’altra. Non mi risultano ci siano studi sul fatto che l’alcool faccia bene».

Sul fronte canapa, sembra di capire, rifarebbe tutto?  
«Ho più di mille pazienti e il mio sacrificio tra virgolette è servito. Le vicende giudiziarie mi hanno dato una fama che magari non tutti vorrebbero avere. Un piccolo medico di campagna che si mette contro i grossi interessi dell’industria farmaceutica dà fastidio. Mi hanno messo in croce, ma...».

Ma il suo verbo, per seguirla nella metafora, circola…
«Ci sono. La gente ha capito che è stata una persecuzione. Ma, ripeto, sono tranquillo e, se uno più uno fa due, credo che in aula andrà tutto bene».

Più forte del Covid, che pure ha congelato il suo processo. Come ha vissuto, da medico, questa pandemia?
«Da uomo positivo e mai arrabbiato, perché è stato il panico ad avere spalancato la strada al virus. Tanto è vero che nel mio studio non ho mai indossato una mascherina. Mascherina che per me è il simbolo di come si può tenere la gente sotto controllo».

Ma questa è un’altra storia.

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