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LUGANO
21.10.2019 - 10:300

A Magister il Grand Prix Möbius editoria mutante e a SkipsoLabs il Grand Prix Möbius Suisse

Grande successo per l’incontro degli studenti del Liceo 1 di Lugano con Massimo Bray su memoria e digitale nella prima edizione del progetto MöbiusLab Giovani

LUGANO - Si è conclusa la ventitreesima edizione del Premio Möbius Multimedia Lugano con la proclamazione dei vincitori. Il Grand Prix Möbius Editoria Mutante è andato a Magister by Cose Belle d’Italia Media Entertainment, con la seguente motivazione: «Magister è stato scelto per la qualità della presentazione e della proposta esperienziale data all’utente. La giuria ha valutato positivamente anche la chiara distinzione dei diversi format utilizzati e l’attenzione al collegamento fra gli elementi virtuali dell’esposizione e le opere e la personalità dell’autore».

Il Grand Prix Möbius Suisse, è stato attribuito a Skipsolabs e al suo sistema per la digitalizzazione dei processi di innovazione, con la seguente motivazione: «Coglie la complessità dei tempi moderni, incrociando l’emergenza di nuovi bisogni con proposte provenienti da soggetti non scontati e innovativi. Il tutto senza confini geografici». Il pubblico presente in sala ha voluto premiare invece LogoGrab, una applicazione per il riconoscimento digitale di loghi e marchi.

Infine, il Möbius Giovani per la comunicazione virale dell’opera del pittore Mario Comensoli è andato a Letizia Pesce, per il video “Comensoli è/ist/est”.

Ma la competizione è stata solo il coronamento della due giorni che si è tenuta quest’anno all’interno del Media Tech Day. La ricca scaletta ha esplorato il tema del rapporto tra la nostra memoria e il mondo digitale, con attenzione per il punto di vista dei giovani, che in quel mondo digitale sono nati e cresciuti. Proprio per questo motivo la giornata di venerdì si è aperta con il primo MöbiusLab Giovani, in collaborazione con il Liceo 1 di Lugano. Prendendo spunto dalle letture e dai commenti svolti in aula, hanno quindi dato corpo alle loro riflessioni, producendo brevi filmati di lavoro su aspetti salienti relativi al tema dell’edizione, che sono stati presentati al pubblico del Möbius. La proiezione ha aperto un dibattito con Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani e già ministro italiano dei beni culturali. Quali sono i destini dei dati personali? Quali sono i criteri e le garanzie per selezionare le informazioni che possiamo ottenere da Internet? Il dibattito sembra avere portato a tre significative considerazioni. La prima è che la tecnologia digitale può
essere di aiuto o di ostacolo alla memoria, in funzione della consapevolezza dell’utente; la seconda è che il rapporto tra digitale e memoria non è scontato e richiede un’operazione continua di mediazione; la terza è che quando tale lavoro di mediazione è svolto dalla scuola, i giovani sanno ritrovare un pensiero critico personale che è risorsa per affrontare il futuro.

Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con il Grand Prix Möbius editoria mutante. Gualtiero Carraro ha introdotto il tema di questa edizione, dedicata a esposizioni immersive di qualità nell’area linguistica italiana, guidando il pubblico nel passato, presente e futuro delle nuove frontiere dell’attività espositiva e museale, che tra mostre virtuali, senza bisogno di opere fisiche, ed esperienze interattive sono in continua mutazione.

Terminata la presentazione dei video del Möbius Giovani, Gino Roncaglia, umanista informatico, ha presentato la rassegna sull’”Anno digitale 2019 in sintesi”. Appuntamento ormai fisso, la rassegna è stata un’occasione per interrogarsi su quali siano stati i trend e i risultati dell’anno che sta per finire, tra smartwatch che fungono da sistemi di controllo medico, dispositivi “pieghevoli” (foldable) che, nella corsa al progresso, riprendono l’antico design del libro, computer quantistici e nuovi paradigmi nell’intelligenza artificiale.

Ha concluso la prima giornata il Simposio, riprendendo il tema di apertura di “Digitale e memoria”. Condotti da Alessio Petralli, direttore della Fondazione Möbius Lugano, i cinque interventi hanno integrato ed espanso i temi già discussi nel corso della mattinata.
Derrick de Kerckhove, psicotecnologo, ha posto l’accento su un interrogativo importante sollevato dall’eccesso di memoria favorito dalle nuove tecnologie. Abbiamo delocalizzato la nostra memoria, distribuendola in una miriade di frammenti, foto, video, tweet, ricerche, visualizzazioni, disseminati in rete, e creando in questo modo un “gemello digitale”, una perfetta copia del nostro passato. Ma cosa succederà quando questi frammenti dispersi verranno raccolti e unificati? O quando, magari, il gemello digitale incontrerà e si fonderà con assistenti virtuali sempre più sofisticati?
Ha continuato poi Nicla Borioli, semiologa della SUPSI, esplorando lo stretto legame che esiste tra memoria, narrazione e costruzione dell’identità. Che è un legame fatto di costruzione di senso, di appropriazione di simboli e strutture semantiche, figlio del processo di selezione e internalizzazione delle memorie. Ma quando lo spazio di archiviazione è illimitato, quando possiamo conservare e accedere a tutti i ricordi con un click, quel processo fondamentale viene meno.
Mauro dell’Ambrogio, già̀ segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, ha offerto una visione forse più ottimistica del cambiamento in atto. È vero che la possibilità di raccogliere e trattare grandi quantità di dati ha portato a quello che si può definire come un “eccesso di analisi”, intesa come contrapposta alla “sintesi”, che tende a perdersi nel mare di dettagli inutili. Ma è possibile ipotizzare un futuro in cui la mole di dati e la capacità analitica della macchina raggiungano una massa critica tale da fare emergere, in maniera dialettica, una nuova sintesi. Espandendo, in questo modo, le capacità dell’umanità.
Gabriele Balbi, storico dei media dell’USI, ha spostato nuovamente il punto di vista: non è solo la nostra memoria a essere in gioco, ma anche quella della digitalizzazione stessa. Perché la digitalizzazione si è creata una sua memoria, una sua storia, fatta di eroi (da Alan Turing a Elon Musk, passando per Steve Jobs), di luoghi, di mitologie e simboli. È però anche una memoria non libera dai rischi di manipolazione, allo stesso tempo monolitica e in costante mutazione, sempre raccontata dai vincitori, sempre orientata a un futuro in cui “siamo sulla soglia di grandi cambiamenti”, ma sempre, in ultima istanza, a favore delle aziende e del neocapitalismo.
Per chiudere il Simposio, Sarah-Haye Aziz, Responsabile Teleteca RSI, ha portato l’esperienza del servizio pubblico con la gestione di un archivio che è, di fatto, espressione della memoria storica e del patrimonio culturale di una comunità.

Nella giornata di sabato, i lavori sono proseguiti all’interno del Media Tech Day, con la presentazione dei prodotti candidati al Grand Prix Möbius Suisse e si sono conclusi, dopo un'intervista a Enrico Mentana sul futuro del giornalismo, con la premiazione.

Ha concluso Alessio Petralli, direttore della Fondazione Möbius Lugano, in chiusura dell’evento: «Si è trattato di un’edizione di sperimentazione per il Premio Möbius, grazie alla collaborazione con il Media Tech Day e al nuovo progetto MöbiusLab Giovani. Si tratta di un processo di rinnovamento portato avanti negli ultimi anni, che ci ha permesso di espandere la portata dell’attività della Fondazione, intavolando un dialogo con quei giovani che nel mondo digitale sono nati».

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Ultimo aggiornamento: 2019-11-18 01:04:20 | 91.208.130.89