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SVIZZERA

Crolla la soddisfazione dell’Esercito verso la Ruag

Documenti confidenziali svelano una crescente tensione, con critiche su costi, ritardi e qualità dei servizi.
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Fonte Nzz am Sonntag
Crolla la soddisfazione dell’Esercito verso la Ruag
Documenti confidenziali svelano una crescente tensione, con critiche su costi, ritardi e qualità dei servizi.

BERNA - Il rapporto tra l’Esercito svizzero e la Ruag, azienda di armamenti interamente controllata dalla Confederazione, è sempre più teso. A rivelarlo sono documenti confidenziali del Consiglio federale indirizzati alla Commissione della gestione (CdG), di cui la redazione della NZZ am Sonntag è entrata in possesso. Stando al domenicale, descrivono un peggioramento significativo della soddisfazione del principale cliente dell’azienda: le Forze armate.

Scende la soddisfazione nei confronti della Ruag
Un sondaggio interno mostrerebbe infatti che la soddisfazione dell’Esercito nei confronti della Ruag è scesa dal 61% nel 2024 al 51% nel 2025. Un calo che il governo federale non ha reso pubblico e che fotografa un rapporto sempre più problematico. Nel documento si legge che la Ruag non è in grado di rispettare completamente «né i termini di consegna né diverse convenzioni contrattuali stipulate con armasuisse e con l’esercito». Le criticità non riguardano solo i ritardi, ma una valutazione complessiva negativa. Il Consiglio federale sintetizza così le principali contestazioni: «Si critica in particolare il rapporto qualità-prezzo, la spesa di personale e amministrativa ritenuta troppo elevata dal cliente, nonché una scarsa puntualità nelle consegne». In sostanza, per la dirigenza militare la Ruag è «troppo costosa, troppo complessa e troppo lenta», con possibili ripercussioni sulla prontezza operativa dell’Esercito.

Il malumore non è rimasto confinato agli ambienti tecnici. Anche in Parlamento la situazione è considerata allarmante. Il consigliere nazionale UDC Mauro Tuena avverte: «La Ruag è un partner essenziale per l’esercito e quindi un fattore centrale per la difesa del nostro Paese». E aggiunge: «È fondamentale che le interfacce funzionino perfettamente». Tuttavia, osserva, «evidentemente non è così. Questa situazione estremamente preoccupante deve essere risolta immediatamente». Ancora più duro il giudizio sulle conseguenze: le difficoltà sarebbero «pericolose in modo allarmante».

Dal canto suo, il consigliere nazionale PS Fabian Molina mette in discussione il ruolo stesso dell’azienda: «La Ruag non è fine a se stessa. Deve fornire e sostenere l’esercito. Se non ci riesce, diventa superflua». Per questo chiede una svolta: «O la Ruag riesce finalmente a svolgere il suo compito principale, oppure queste prestazioni vanno acquistate altrove quando possibile», anche presso fornitori stranieri.

Un problema in una struttura economica particolare
L’Esercito rappresenta infatti il 76% del fatturato della Ruag MRO, con ordini per 572 milioni di franchi nel 2025. Una dipendenza quasi totale da un unico cliente pubblico che, di fatto, rende l’azienda più simile a un servizio interno dello Stato che a un attore di mercato competitivo. La stessa Ruag riconosce le difficoltà. In una risposta ufficiale afferma che migliorare la soddisfazione dei clienti è «assolutamente prioritario» e che si tratta di un processo ancora in corso. L’azienda sottolinea inoltre che la maggior parte dei circa 130 sistemi gestiti per l’Esercito è «per ragioni di età molto complessa da mantenere», a cui si aggiungono ritardi dei fornitori esterni. Questo rende difficile rispettare tutti gli obiettivi «anche con buone prestazioni interne». Per affrontare la situazione è stata avviata una task force dedicata.

Tuttavia, le prospettive restano incerte. Il Consiglio federale avverte che l’attuazione delle misure correttive richiederà anni e dipenderà dai mezzi finanziari disponibili. Inoltre, anche il rafforzamento della protezione delle infrastrutture della Ruag, in un contesto di minacce crescenti, non può essere coperto dagli attuali contratti. In altre parole, l’azienda già criticata per essere costosa potrebbe necessitare di ulteriori fondi pubblici.

Un malcontento riservato
Nonostante ciò, la Ruag sostiene che i costi di sicurezza saranno pianificati e che eventuali esigenze aggiuntive saranno oggetto di negoziazione. Ma il clima politico resta pesante. La fiducia nei confronti dell’azienda è stata erosa anche da scandali recenti, tra cui il caso del 2023 legato alla mancata vendita di carri armati Leopard alla Germania e a presunte irregolarità nella gestione di materiale militare, con danni stimati in decine di milioni di franchi. Il governo, pur riconoscendo criticità come la “mancanza di puntualità” e una “insoddisfacente” soddisfazione dei clienti, ha comunque cercato di presentare la situazione in termini più ottimistici. Ma la discrepanza tra comunicazione pubblica e documenti interni è evidente. Il sondaggio che ha evidenziato il malcontento dell’Esercito resta infatti riservato. Né la Confederazione né la Ruag intendono pubblicarlo. Un segnale che, nel sistema della difesa svizzera, le tensioni più rilevanti continuano a rimanere lontane dalla trasparenza.

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