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SVIZZERA
20.10.2019 - 22:140
Aggiornamento : 23:06

Onda verde doveva essere, tsunami è stato

La voglia di ecologia degli svizzeri è arrivata a cambiare gli equilibri del Consiglio nazionale. Verdi e Verdi liberali guadagnano in un sol colpo 26 seggi. E ora sognano il Consiglio federale...

BERNA - Doveva essere un'onda, ha assunto i contorni di uno tsunami: salita dalla piazza, la voglia di ecologia degli Svizzeri è arrivata a cambiare gli equilibri del Consiglio nazionale. Nelle elezioni odierne i Verdi guadagnano in un colpo 17 seggi, cosa che non era mai riuscita a nessun partito. In forte crescita anche i Verdi liberali, mentre perdono le quattro formazioni maggiori, rappresentate in governo: UDC, PS, PLR e PPD.

I risultati parlano estremamente chiaro: per la sesta volta consecutiva l'UDC arriva in testa al Nazionale, ma oggi la vera impresa è stata quella compiuta dai Verdi. Il partito di Regula Rytz sale a 27 mandati - uno dei quali conquistato per la prima volta in Ticino, quello di Greta Gysin, che ha estromesso la leghista Roberta Pantani - contro gli 11 del 2015. Un balzo che - in un Paese come la Svizzera abituato ai micro-cambiamenti elettorali - è di proporzioni storiche: mai, nella storia delle elezioni federali dal 1919, anno di introduzione del sistema proporzionale, un partito aveva guadagnato così tanti mandati. Il record precedente risale all'UDC, che nel 1999 era salita di 15 seggi.

La maggiore sensibilità ecologista - nata sulla scia di un movimento popolare che a livello internazionale vede nell'adolescente svedese Greta Thunberg la sua portabandiera - è confermata anche dall'avanzata dei Verdi liberali, che raddoppiano la loro deputazione (16, +9). Ce n'è abbastanza per rivendicare un seggio verde in Consiglio federale, a scapito del PLR, secondo Regula Rytz.

Un argomento a suo favore è rappresentato dal fatto che perdono tutti e quattro i partiti rappresentati nell'esecutivo: l'UDC ottiene 53 seggi (-11 rispetto al 2015), il PS 39 (-4), il PLR 29 (-4) e il PPD 25 (-2). Sempre meno importante diventa anche il PBD (3 mandati, -4), la formazione che era nata come costola dell'UDC per sostenere l'allora consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf.

A livello di seggi i Verdi superano quindi il PPD e diventano più forti (stando alle proiezioni) anche quanto a percentuale di schede: sono accreditati al 13,0%, con un balzo di 5,9 punti, mentre la formazione di Gerhard Pfister non va oltre l'11,4% (-0,2%).

Il primo partito del Paese rimane di gran lunga l'UDC: la sesta vittoria consecutiva è comunque amara, perché la formazione di Albert Rösti si ferma al 25,8%, (-3,6 punti), peggior risultato dal 1999, che all'epoca era stato un anno di forte crescita. Anche il PS fa una magra figura: il suo 16,6% (-2,2 punti) è il livello più basso di sempre. Perde di meno il terzo partito, il PLR: il 15,3% (-1,1 punti) non è un record negativo (nel 2011 non andò oltre il 15,1%), ma la formazione che storicamente ha costruito la Svizzera moderna potrebbe avere sempre più difficoltà a giustificare le sue due poltrone in Consiglio federale.

I calcoli sono presto fatti: se nel 2015 la coalizione di destra (insieme a Lega e MCG) poteva contare su 101 seggi, oggi le stesse formazioni scendono - secondo le proiezioni - a 83 mandati. PS e Verdi arrivano a 67 rappresentanti e ago della bilancia diventa il PPD (25 esponenti). I nuovi equilibri avranno giocoforza la loro importanza di fronte ai temi che attendono la nuova legislatura: ambiente, previdenza, accordo quadro con l'Ue, costi della salute.

La sconfitta del fronte borghese è simboleggiata anche dalla débâcle di diversi esponenti di punta che non sono stati riconfermati: fra questi vanno segnalati Jean-François Rime (UDC/FR) e Hans-Ulrich Bigler (PLR/ZH), rispettivamente presidente e direttore dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). Altro non rieletto di spicco è il presidente di Santésuisse Heinz Brand (UDC/GR). Sintomatico è pure il mancato rientro al Nazionale di Yvan Perrin, già consigliere di Stato a Neuchâtel ed ex vicepresidente dell'UDC svizzera.

Ma anche i socialisti perdono uno degli esponenti più apprezzati e influenti: deve lasciare il posto il sindacalista Corrado Pardini (BE). Una sorte toccata, pure a Berna, anche al presidente di Travail.Suisse Adrian Wüthrich, mentre nello stesso cantone entra la nota donna politica Tamara Funiciello, assai conosciuta anche a livello nazionale quale ex presidente dei Giovani socialisti.

Commenti
 
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Galium 1 anno fa su tio
Bel colpo. Era ora!
Equalizer 1 anno fa su tio
Prepariamoci a 4 anni di nuove restrizioni.
sedelin 1 anno fa su tio
il popolo si é svegliato ;-)
jena 1 anno fa su tio
Vorrei sapere cosa ne pensa l'onda verde dell'ondata di frontalieri inquinanti che giornalmente si riversa sul povero Ticino......
sedelin 1 anno fa su tio
@jena cosa pensi tu dei datori di lavoro svizzeri che assumono i frontalieri a scapito dei residenti?
jena 1 anno fa su tio
@sedelin semplice, sopra il 10% di manodopera straniera applicherei a tutte le ditte una tassa sui lavoratori non indigeni in base al chilometraggio percorso per recarsi al lavoro (principio del +inquini e + paghi tanto caro ai nostri politici). cosi gli imprenditori possono fare quello che vogliono, ma almeno abbiamo i soldi per aiutare i ticinesi in difficoltà
sedelin 1 anno fa su tio
@jena con le tasse di cui parli "abbiamo i soldi" ma i due problemi (inquinamento e disoccupazione dei residenti) rimangono: complimenti!
jena 1 anno fa su tio
@sedelin dipende da quanto sono le tasse, complimenti a te... logico che se sono 200 franchi a cambia nagot, ma se metti 2 chf a km vedi che la cosa cambia. e cosi avrai meno inquinamento e meno disoccupazione
jena 1 anno fa su tio
economia svizzera allo sfascio????
seo56 1 anno fa su tio
A rimetterci saranno gli SVIZZERI!!
Bayron 1 anno fa su tio
Bella schifezza!!
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