BERNA
02.09.2019 - 19:340

Difesa aerea, «sei miliardi bastano, ma non dimentichiamo le regioni»

Anche la Commissione della politica di sicurezza degli Stati si è detta d'accorso col decreto governativo

BERNA - Dopo il "sì della commissione delle finanze caduto la settimana scorsa, anche la Commissione della politica di sicurezza degli Stati (CPS-S) si è detta oggi d'accordo col decreto governativo, attaccabile per referendum, volto a consentire l'acquisto di nuovi caccia da combattimento per un massimo di 6 miliardi di franchi. Per la commissione, però, anche le varie regioni linguistiche del Paese dovranno approfittare di questa operazione.

Diversamente dal decreto di pianificazione elaborato dal Consiglio federale, le imprese estere che ricevono commesse nel quadro dell'acquisto dovranno però compensare il 100% - e non solo il 60% - del valore contrattuale mediante l'assegnazione di mandati in Svizzera (affari offset), di cui il 20% con affari offset diretti e il 40% con affari offset indiretti nel settore della base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza.

A ciò si aggiunge un altro 40% di compensazione indiretta in tutta una serie di settori (11 in totale, n.d.r) che vanno dall'industria delle macchine, a quella ottica e orologiera, per passare dalla chimica.

L'aspetto degli affari di compensazione, ha affermato stasera ai media il presidente della commissione Josef Dittli (PLR/UR), è stato parecchio dibattuto. In commissione l'ha infine spuntata la versione del 100%, ossia è stata confermata la prassi decennale in vigore. Le proposte di percentuali inferiori sono state tutte respinte.

Regioni da considerare - Per Dittli è importante che il mondo economico sostenga l'acquisto dei nuovi caccia, un'operazione inderogabile per garantire la difesa nazionale. A fare pressione per una compensazione integrale sono stati anche i Cantoni, romandi in particolare, a caccia di commesse per le loro imprese.

A proposito di regioni, ha aggiunto Dittli, il decreto dovrà specificare che tutte le regioni del Paese dovranno poter beneficiare, nella misura del possibile, degli affari di compensazione: 65% per la Svizzera tedesca, 30% per quella francese, 5% per la Svizzera italiana.

6 miliardi al massimo - A parte questa aggiunta, la commissione ha accolto gli aspetti essenziali del decreto, ossia la somma di 6 miliardi al massimo per l'acquisto dei caccia, e il fatto di aver separato dal progetto il sistema di difesa terra-aria.

Qualcuno avrebbe voluto concedere maggiore flessibilità al governo concedendogli 6,5 miliardi, ma alla fine ha dovuto inchinarsi di fronte alla maggioranza, ha sottolineato Dittli.

A larga maggioranza, ha poi spiegato il "senatore" urano, la CPS-S ha respinto una proposta di rinvio al governo del PS affinché presenti un progetto che tenga conto anche del sistema di difesa terra-aria. Il popolo, secondo questa minoranza, dovrebbe potersi esprimere sull'intero progetto Air2023, e non solo sul principio dell'acquisto di nuovi velivoli da combattimento.

Per la maggioranza della CPS-S è poi corretto che sia il Governo a decidere quantità e tipo di jet da acquistare, ha aggiunto il consigliere agli Stati PLR. Un'altra minoranza difenderà nel plenum la percentuale del 60% per gli affari di compensazione, ha dichiarato Dittli.

Referendum - In caso di referendum, il popolo non deciderà sul tipo di velivolo, bensì solo sul principio di acquisto. Il governo si pronuncerà sul tipo di aviogetto dopo un'eventuale consultazione che potrebbe tenersi nell'autunno 2020.

Sin dall'inizio del progetto per il Consiglio federale era chiara la necessità che fosse il popolo a pronunciarsi sugli aerei da combattimento, anche se di principio le acquisizioni militari non sono sottoposte a referendum. Una mozione in tal senso è stata adottata dal Parlamento nel dicembre 2018. Secondo l'Esecutivo, una votazione popolare è un'aspettativa dell'opinione pubblica di cui occorre tener conto.

Gli ultimi due progetti relativi all'acquisto di aerei da combattimento erano già stati sottoposti al voto popolare: l'acquisizione degli F/A-18 era stata resa possibile nel 1993 in seguito a un'iniziativa popolare; l'acquisto dei Gripen era invece stato respinto nel 2014 dopo un referendum contro il fondo che avrebbe dovuto essere istituito a tale scopo.

 

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