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12.06.2019 - 10:590

Acquisti pubblici, la legge divide il Parlamento

Il Nazionale non ha voluto sfidare le regole internazionali per meglio proteggere le piccole e medie imprese come aveva fatto il Consiglio degli Stati

BERNA - La revisione della legge sugli appalti pubblici continua a dividere il Parlamento. Il Nazionale non ha voluto sfidare le regole internazionali per meglio proteggere le piccole e medie imprese contro i fornitori a basso costo, come aveva fatto il Consiglio degli Stati la settimana scorsa. Con 114 voti contro 74 e 2 astenuti, ha bocciato una proposta dell'UDC di fare un gesto in favore delle PMI.

Con una portata stimata di 41 miliardi di franchi, la riforma mira ad armonizzare le norme sugli appalti pubblici a livello nazionale e a rafforzare la concorrenza attraverso procedure più flessibili, in particolare per le PMI. Si tratta anche di soddisfare i nuovi requisiti dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), di cui la Svizzera è membro.

Secondo la Camera dei cantoni, chiunque sia incaricato di affidare un appalto, nel valutare le offerte dovrebbe tener conto delle differenze di potere d'acquisto nei Paesi dove il servizio è fornito. Lo scopo è quello di tutelare maggiormente le PMI svizzere dalla concorrenza dei fornitori a basso costo.

Tale soluzione è stata sostenuta in aula da Silvia Flückiger (UDC/AG):  «Ne va dell'occupazione in Svizzera». A suo avviso, si tratta di fissare un prezzo al di sotto del quale non si può scendere.

Troppo burocratico e protezionista - Ma per la maggioranza della Camera del popolo, una simile disposizione è troppo burocratica e protezionista. Per questo hanno proposto, con successo, che l'aggiudicatore o appaltante possa tener conto dei diversi livelli di prezzo nel luogo in cui il servizio è fornito all'estero. E ciò soltanto per i contratti non soggetti ad accordi internazionali.

Questa soluzione è un buon compromesso, perché il concetto di potere d'acquisto è troppo nebuloso, ha sottolineato il consigliere federale Ueli Maurer.

I deputati hanno tuttavia accettato di aggiungere tra i criteri da prendere in considerazione, oltre alla formazione professionale, quello dei posti di lavoro per le persone anziane e il reinserimento professionale dei disoccupati di lunga durata.

Trasparenza - Per quanto riguarda la trasparenza, il plenum ha approvato - con 121 voti contro 60 e 1 astenuto - lo stralcio di una disposizione che consente al Controllo federale delle finanze o all'ispettore delle finanze di consultare tutti i documenti alla base del prezzo e di verificare i costi attribuili per appalti di almeno un milione di franchi aggiudicati di comune accordo.

Questa misura anti-corruzione, che mira in particolare i mercati militari, deve essere ancorata nella legge, ha sostenuto invano la sinistra. La maggioranza, al pari del Consiglio degli Stati, ritiene che un simile diritto potrà continuare ad essere regolato da un'ordinanza.

Benché le due Camere abbiano deciso che l'appalto debba essere aggiudicato all'offerente che ha presentato l'offerta «più vantaggiosa», il Consiglio nazionale non ha voluto precisare che ciò corrisponde all'offerta col miglior rapporto prezzo/prestazione.

Compenso - È stata invece appianata la divergenza relativa al metodo delle due buste, in base al quale l'appaltante potrebbe richiedere agli offerenti di presentare separatamente la soluzione tecnica e il prezzo.

Con 129 voti contro 34, il Nazionale ha mantenuto una divergenza con gli Stati, respingendo la proposta secondo cui l'aggiudicatore possa esigere un compenso per coprire i costi di messa a disposizione dei documenti di gara. Secondo la maggioranza, tale compenso potrebbe avere un effetto deterrente sulle imprese che auspicano di partecipare a un mercato.

Verdi liberali e PLR hanno tentato invano di convincere il plenum che un compenso potrebbe essere giustificato per esempio qualora documenti molto completi fossero presentati.

Il dossier ritorna al Consiglio degli Stati.

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