Keystone
SVIZZERA
26.03.2017 - 15:010
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:04

"Swiss made" più severo per gli orologi

I produttori non sono inquieti e non ci dovrebbe essere un aumento dei prezzi

BASILEA - Gli orologi svizzeri presenti quest'anno alla fiera del lusso di Basilea - Baselworld - da tre mesi devono sottostare a una nuova e più severa versione del marchio "swiss made". Ma i produttori non sono inquieti e non ci dovrebbe essere un aumento dei prezzi.

I marchi si adattano e pochi sono coloro che vi rinunciano, dichiara Jean-Daniel Pasche, presidente della Federazione dell'industria orologiera (FH), che si è battuto in favore dello swiss made. A suo parere solo il tempo dirà quali saranno gli effetti del cambiamento.

Dal primo gennaio possono essere contrassegnati con questa designazione e la croce svizzera soltanto i prodotti per i quali sono realizzati in Svizzera il 60% dei costi di produzione (in precedenza solo il 50%). Le aziende hanno due anni di tempo per adeguarsi alla normativa e la maggioranza dei produttori di orologi si era detta favorevole.

Un giro d'orizzonte all'interno di Baselworld lo conferma. «La nuova regola non avrà impatto sulle vendite - rileva Elie Bernheim, direttore del marchio indipendente Raymond Weil -. Noi siamo già adesso oltre il 60%».

Della stessa opinione Vladimir Zennaro, del marchio Bergeon, stando al quale «la normativa è assai interessante in quanto comporta un vero valore aggiunto». Anche per Adrian Bosshard, direttore di Certina, si tratta di una «grande opportunità». La percentuale del 50% è stata sempre rispettata da Swatch Group e ora non è difficile adattarsi al 60%.

Altri marchi, quali Breguet e Blancpain, si vantano di raggiungere addirittura il 100% e i soli elementi non "swiss" sono i braccialetti in cuoio e le custodie. Stesso tono per il concorrente Bulgari, che appartiene al gruppo francese LVMH: l'ordinanza non pone problemi, ma è chiaro che certe materie prime quali i diamanti, l'oro o le pelli per i cinturini dovranno continuare a venir importate.

In sostanza, la maggior parte dei dirigenti interrogati considera che la nuova normativa sul marchio elvetico non avrà ripercussioni sui prezzi visto che il periodo di transizione è sufficiente per smaltire gli stock. Qualcuno pensa perfino che i prezzi dovrebbero calare.

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