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SVIZZERA
31.03.2021 - 09:210
Aggiornamento : 10:21

Una stagione tormentata dalle valanghe

Il numero di morti, ma anche quello delle persone sorprese da una slavina, è decisamente al di sopra della media.

Non si sa se la pandemia abbia avuto un effetto. Quello che è però certo è che l'inverno ricco di neve ha giocato un ruolo di primo piano.

DAVOS - Dallo scorso autunno in Svizzera sono morte 27 persone in seguito a valanghe. I numeri sono ben al di sopra della media ventennale che si attesta a circa 18 decessi tra ottobre e fine marzo, indica oggi l'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) di Davos (GR).

Nell'autunno-inverno 2020/2021, poco meno di 300 persone - finora 296 - sono state sorprese da una valanga. La media, negli ultimi venti anni, è stata di 177 persone, sottolinea l'Istituto in un rapporto intermedio.

In totale, dal primo ottobre 2020 al 30 marzo 2021, sono state registrate 318 slavine che hanno causato danni a persone o cose, 215 delle quali hanno coinvolto persone. «Circa il doppio del valore normale» (113, ndr), secondo SLF. Anche il numero di valanghe che ha provocato danni materiali è leggermente superiore alla media (103 contro 86). Oltre alle 27 vittime, si conta anche una persona dispersa.

Tutte le vittime erano appassionati di sport invernali che stavano praticando attività fuoripista: 11 persone stavano partecipando a escursioni, 16 a discese fuori pista. In un incidente sono morte due persone, in ciascuno degli altri casi una, precisa l'Istituto. Un caso si è verificato nel Giura svizzero, dove gli incidenti da valanga mortali sono molto rari (il precedente risaliva al 1991).

Fuori pista - Tra i motivi citati dal SLF sul numero di valanghe che si sono verificate spiccano ad esempio la neve vecchia a debole coesione e l'abbondante neve fresca. Inoltre, viene precisato, più della metà degli incidenti mortali si è verificata fuori pista.

Sebbene il numero delle slavine e di incidenti nei fine settimana - soprattutto di sabato - sia stato leggermente più elevato rispetto alla media del ventennio scorso, «non è dato sapere se la pandemia di coronavirus abbia avuto un'influenza sull'affluenza e sul comportamento rischioso degli appassionati di sport invernali».

Un bilancio definitivo sarà possibile solo alla fine dell'anno idrologico, e verrà pubblicato il prossimo 30 settembre.

Inverno ricco di neve - Soprattutto al di sotto dei 2000 m, l'inverno 2020/2021 è stato più ricco di neve rispetto alla media pluriennale. «Eccezion fatta per l'Altipiano occidentale, tanto l'altezza totale della neve fresca quanto l'altezza del manto nevoso sono stati superiori alla media», spiega l'istituto, secondo cui i valori più eccezionali sono stati quelli che ha raggiunto l'innevamento nei settori a bassa quota della val Poschiavo (GR) e della valle del Reno grigionese.

Le stazioni grigionesi come Samedan, Santa Maria in val Müstair e Brusio in val Poschiavo, ma anche in Ticino, a Lugano, hanno rilevato apporti di neve fresca doppi rispetto alla media. Per trovare valori maggiori, per il Sottoceneri occorre tornare indietro al 2009, per l’Altipiano svizzero al 2013, scrive il SLF.

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