Littizzetto contro la "Svizzera perfetta": polemica sulle fatture ai feriti di Crans Montana

La comica italiana affonda la Svizzera con un monologo pieno di critiche, livore e parecchi luoghi comuni.
Nell’enorme calderone di polemiche attorno alla tragedia di Crans Montana, si inserisce - tra il serio il faceto - anche il monologo di Luciana Littizzetto domenica sera durante la trasmissione di Fabio Fazio. Un attacco non da poco da parte della comica italiana che se l’è presa con le fatture ospedaliere inviate alle famiglie dei giovani ustionati.
Un intervento pesante, dove non sono mancati luoghi comuni e informazioni imprecise. In particolare, l’idea che le famiglie italiane debbano pagare le cure non corrisponde alla realtà: da settimane, infatti, le autorità ribadiscono che le persone ferite nell’incendio e i loro familiari, indipendentemente dalla nazionalità, non dovranno sostenere alcun costo per le cure ricevute immediatamente dopo la tragedia. Un concetto riaffermato ancora lunedì sia dal presidente della Confederazione Guy Parmelin sia dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.
Ma torniamo al monologo della Littizzetto, che inizia con il luogo comune più gettonato, ovvero quello di una Svizzera perfettina, «terra di montagne pettinate e di laghi stirati a mano», «piccola nazione che pur stando in mezzo all’Europa che schifi. Paese neutrale come il lucido da scarpe che si dà sui mocassini. Paese perfetto dove le galline fanno le uova già dentro i contenitori da sei, le trote rispettano i limiti di velocità». Poi punta sull’effetto antipatia che suscita la Svizzera. «Tu prima della classe, noi casinisti dell’ultimo banco. Te la sei sempre tirata, dai ammettilo. Guarda che le montagne le abbiamo anche noi, i laghi pure, persino il cioccolato ci viene bene te lo ricordi… “Svizzero? No, Novi”. Cos’altro fai? Il formaggio coi buchi? Capirai, noi buchiamo i taralli ma non rompiamo i maroni a nessuno».
Fino ad arrivare al nocciolo della questione, ovvero Crans Montana. «Qualche giorno fa, hai preso una cantonata. D’altronde sei divisa in Cantoni, ci sta. Hai chiesto soldi per le cure dei ragazzi ustionati a Crans Montana. Ci hai spiegato, cara Svizzera, che il tuo sistema sanitario non ragiona come il nostro e che questa è la tua legge: “In Svizzera la legge va rispettata sempre” quindi bisogna pagare. Giusto».
Considerazioni che servono alla Littizzetto per fare l’errore che molte persone hanno fatto in Italia durante i talk show su Crans Montana: cioè di fare di tutta l’erba un fascio, e confondere Crans Montana con l’intera Svizzera. « Ma la legge dice anche che la sicurezza delle discoteche va controllata e voi svizzeri non l’avete fatto. La legge dice che va verificata la capienza dei locali. E voi non l’avete verificata. La legge dice che le discoteche vanno costruite con materiali ignifughi. E i vostri non lo erano. Infine la legge dice anche che l’uscita di sicurezza deve essere agibile, e non sbarrata per non fare entrare gli abusivi. E come facciamo allora? La legge è legge solo quando fa comodo a te? Essere i primi della classe significa esserlo sempre, non solo quando c’è da prendersi elogi ma anche quando tocca assumersi delle responsabilità».
C’è posto per tutto. Per la freddezza tipica degli svizzeri: «Ci aspettavamo da te un gesto di pudore, pudore istituzionale, perfino di imbarazzo. E invece no: spuntano le fatture, il dramma da te non fa in tempo a finire che entra in contabilità». Per il mito svizzero che crolla. «Ti abbiamo sempre guardata come si guarda la cugina figa e impeccabile, quella che non sbaglia mai un congiuntivo, che non parcheggia mai in doppia fila, che ha sempre l’iban emotivamente in ordine. Noi, rumorosi, teatrali, approssimativi. Tu, precisa discreta, irreprensibile. Ma ci siamo sbagliati. Perché è in queste tragedie immani che si vede la vera qualità di un paese».
E infine l’affondo finale che si chiude: «Cara Svizzera nessuno ti chiede di rinunciare alla tua natura, tieniti pure i tuoi cucù, i tuoi caveau (...) ma almeno davanti a una strage risparmiaci i moduli da compilare e il bollettino da saldare. Anche perché se a chiedere un risarcimento dovessero essere le famiglie di quei ragazzi ustionati o che non sono più tornati a casa, non basterebbero tutti i cazzo di soldi che hai e che conservi nelle banche. A sto giro il tuo compito, cara Svizzera, è di non essere neutrale almeno per una volta. Ma di essere di parte. Dalla parte di quei ragazzi e delle loro famiglie, perché ci sono momenti in cui un Paese più che l’efficienza deve avere la decenza».



