Se ti senti così, hai urgente bisogno di una pausa

Uno psicologo del lavoro spiega i segnali che indicano la necessità di fermarsi e quando si può parlare di burnout.
SONDAGGIO
ZURIGO - La co-presidente del PS Mattea Meyer ha dichiarato di aver continuato a lavorare per molto tempo, anche se in realtà avrebbe avuto bisogno di una pausa. Lo psicologo del lavoro Laurenz Meier, interpellato da 20Minuten, spiega quali segnali d’allarme indicano la necessità di una pausa. E quando il carico di lavoro si trasforma in burnout.
Quali sono nella vita quotidiana i segnali che indicano che si ha bisogno di una pausa?
«Bisogna distinguere tra una pausa di un giorno e una pausa più lunga, magari di diversi mesi. La prima è importante per mantenere la propria capacità di recupero. Le pause più lunghe, invece, diventano necessarie quando ci si sente già male e non si tratta più di semplice stanchezza, ma di esaurimento. Un segnale chiaro della necessità di una pausa – breve o prolungata – è la difficoltà di concentrazione o una maggiore propensione agli errori. Esistono anche segnali emotivi, per esempio quando si diventa più irritabili. A seconda della professione, possono comparire anche segnali fisici: tensioni muscolari, dolori o affaticamento agli occhi».
Quand'è che lo stress supera i limiti di un normale vivere quotidiano?
«Non è possibile quantificarlo. Una settimana stressante o anche un mese, di solito, non sono problematici. Ciò che conta è se portano a sviluppare un disagio persistente. In generale, la resilienza allo stress è molto individuale».
È necessario fare pause diverse a seconda del tipo di stanchezza?
«Nella ricerca in psicologia del lavoro si distinguono tre forme di esaurimento: esaurimento fisico (come dopo l'attività sportiva), mentale (come dopo un esame) ed emotivo (come dopo una conversazione difficile con un cliente). Intuitivamente si potrebbe quindi pensare che servano pause diverse a seconda del tipo di esaurimento. Tuttavia, esistono pochi studi che lo dimostrano. Ciò che conta è riuscire a staccare mentalmente dal lavoro e avere la sensazione di aver scelto l’attività, qualunque essa sia, in autonomia».
Scorrere i social media è un buon modo per rilassarsi?
«Se davvero si riesce a staccare e lo si fa con piacere, può essere rigenerante. Dire che bisogna fare jogging una volta a settimana e meditare ogni giorno per stare bene è una semplificazione eccessiva».
Quando l’esaurimento diventa burnout?
«Un segnale importante è quando il recupero non funziona più, cioè quando il lunedì si è stanchi quanto il venerdì. Caratteristiche tipiche sono: esaurimento emotivo, riduzione delle prestazioni e un atteggiamento distaccato o cinico nei confronti del lavoro. Anche in questo caso conta il livello di disagio».
Cosa si dovrebbe fare se si riconoscono questi segnali?
«Un passo importante è cercare il dialogo con il proprio responsabile. Al di fuori del lavoro ci si può rivolgere al medico di base oppure chiedere supporto attraverso coaching o psicoterapia».
Molti continuano a lavorare nonostante siano esausti.
«Spesso, questo è il segnale che in realtà è già troppo tardi. È importante capire che le pause non sono un lusso, ma un fattore determinante per il rendimento. Senza recupero, le prestazioni caleranno inevitabilmente».
Esistono professioni o situazioni di vita con un rischio più elevato di burnout?
«In passato si pensava che il burnout riguardasse soprattutto le professioni sociali, ma oggi si sa che può verificarsi in molti ambiti. Determinante è il rapporto tra richieste e risorse: quanto sono elevati lo stress e la pressione del tempo e quanto supporto e flessibilità si hanno. Anche i carichi multipli – per esempio lavoro e cura della famiglia – aumentano il rischio».
Come si evita di ricadere nei vecchi schemi dopo una pausa o un burnout?
«È una grande sfida. Se si torna esattamente alla stessa situazione lavorativa, la probabilità che il problema si ripresenti è alta. Per questo spesso è necessario un reinserimento graduale e degli adattamenti alla struttura lavorativa. Senza questi cambiamenti, il rischio di ricaduta è elevato».



