Una nuova moschea in città? Infuria la polemica

La politica si schiera, la comunità che ha avanzato il progetto lo difende
SAN GALLO - Nella parte occidentale della città di San Gallo potrebbe sorgere una nuova moschea. Questo progetto ha suscitato una grande eco mediatica ed è al centro di molte discussioni, analogamente a quanto era avvenuto anni fa in un caso simile a Wil (SG). L'imam della comunità religiosa di San Gallo, Mehas Alija, e quello di Wil, Bekim Alimi, parlano della questione.
Quando in Svizzera si parla della costruzione di una nuova moschea, ciò provoca solitamente molte reazioni, in parte anche molto accese. Non è andata diversamente a San Gallo: il Sonntagsblick ha di recente reso noto che la comunità Islamico-Albanese "El Hidaje" sarebbe intenzionata a costruire una moschea nella parte occidentale della città.
Ne sono seguite intense discussioni sia sulle pagine dei quotidiani che tra i partiti politici. L'UDC ad esempio, ha presentato un'interpellanza soffermandosi anche sulla questione del finanziamento: obiettivo era impedire che Stati islamici stanziassero fondi per la costruzione a San Gallo.
Mehas Alija affronta tali timori fin da subito: «Possiamo dichiarare chiaramente che non ci sarà alcun finanziamento da parte di Stati islamici, loro organizzazioni o enti stranieri», assicura l'imam di "El Hidaje" in un'intervista con l'agenzia di stampa Keystone-ATS. È previsto che il progetto venga sostenuto tramite donazioni della comunità, con la vendita di un immobile e con prestiti bancari. A tempo debito le autorità saranno invitate a verificare il finanziamento.
La comunità intende raccogliere 15 milioni di franchi. Tanto potrebbe costare al massimo la costruzione della moschea, compreso l'acquisto del terreno. Il progetto si trova però ancora in una «fase iniziale». Secondo Mehas Alija non è ancora stata presentata una domanda di costruzione.
I piani pubblicati sul sito internet di "El Hidaje" permettono già di intuire le dimensioni della moschea prevista: un edificio rotondo con una grande facciata in vetro. «Ci orientiamo su una capacità di circa 300-400 fedeli. La configurazione concreta e la capacità dipendono però dal progetto di costruzione definitivo e dalla procedura di autorizzazione», spiega l'imam.
La comunità prende sul serio le preoccupazioni legate al nuovo edificio. «Comprendiamo anche che un progetto di questo tipo possa suscitare interrogativi. Allo stesso tempo per noi è importante che il dibattito venga condotto in modo obiettivo e basato sui fatti», afferma Mehas Alija.
Chi conosce molto bene questo tipo di discussioni e paure legate alla costruzione di una nuova moschea è Bekim Alimi, l'imam della moschea di Wil, che ha tra l'altro benedetto il nuovo traforo del Gottardo ed è solitamente descritto come modello nel dialogo interreligioso.
In passato è stato però anche criticato. In un articolo della Sonntagszeitung del 2025 si leggeva che l'islam albanese e assieme a esso la comunità di Bekim Alimi si starebbero radicalizzando sempre di più. Accuse che Alimi ha sempre respinto.
La costruzione della «sua» moschea era stata contrastata da oltre 300 opposizioni e viene considerata una delle cause scatenanti dell'iniziativa popolare approvata alle urne nel 2009, che vieta la costruzione di nuovi minareti in Svizzera.
«Quel periodo è stato per noi come comunità molto formativo e allo stesso tempo impegnativo», ricorda Alimi, parlando con Keystone-ATS. L'annuncio della costruzione della moschea a Wil era arrivato in un momento in cui il tema dell'islam in Svizzera veniva discusso in modo generalmente molto emotivo. Vi erano state critiche oggettive, ma anche commenti di rifiuto od offensivi.
«Ciò che ci aveva particolarmente sorpreso era stato l'alto numero di ricorsi, soprattutto considerando che per anni abbiamo cercato il dialogo», sottolinea l'imam di Wil. C'erano domande concrete sull'architettura, sull'utilizzo e sul traffico. Ma anche critiche e opposizioni provenienti da luoghi lontani da Wil. «Queste paure erano poco concrete, in parte influenzate anche da discussioni pubbliche o da articoli nei media», aggiunge Bekim Alimi.
«Guardando indietro, quel periodo ci ha insegnato quanto siano importanti la pazienza, l'apertura e un dialogo continuo», afferma Alimi. La moschea di Wil - inaugurata nel maggio 2017 - è stata aperta appositamente al grande pubblico. Ciò ha gradualmente placato il clamore che la nuova costruzione aveva suscitato. Al punto che - in una puntata el programma della SRF «Schweiz aktuell» - persino il presidente della sezione locale dell'UDC Andreas Hüssy, aveva definito la moschea di Wil come «un esempio positivo».
Bekim Alimi consiglia quindi alla comunità Islamica sangallese "El Hidaje" di dare prova di apertura, di ricorrere a una comunicazione trasparente e di impegnarsi a fondo nella spiegazione del progetto.
Le reazioni ai piani della moschea a San Gallo erano «in una certa misura» prevedibili ed è legittimo che vengano poste domande critiche. Ma le cose andranno bene: «i responsabili e l'imam sono da anni aperti, impegnati nel dialogo interreligioso e ben in contatto con le autorità e gli ambienti ecclesiastici», afferma Alimi.
La città di San Gallo ha comunicato a Keystone-ATS che la comunità "El Hidaje" non è mai stata segnalata per estremismo. Tra l'altro svolge «un prezioso contributo» nel lavoro con i giovani contro una possibile radicalizzazione e viene percepita come aperta.
E proprio su questi principi la comunità intende continuare a puntare. «Il nostro obiettivo è un dialogo aperto, il rispetto e una buona convivenza. Di conseguenza affrontiamo le reazioni con apertura e con il desiderio di scambio», afferma Mehas Alija.



