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SVIZZERAGli studenti svizzeri si muovono poco

19.01.23 - 10:34
Mobilità studentesca sotto la media europea. In controtendenza l’Usi (26%), fra le cinque migliori realtà.
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Gli studenti svizzeri si muovono poco
Mobilità studentesca sotto la media europea. In controtendenza l’Usi (26%), fra le cinque migliori realtà.

SOLETTA - La strategia nazionale della Confederazione e dei Cantoni e dello Spazio europeo dell’istruzione superiore si sono date un obiettivo: raggiungere il 20% dei diplomati con un’esperienza di studio o stage all’estero. Le scuole universitarie svizzere, però, sono sotto media, arrivando al 15,7%. A dirlo è l’indice d’internazionalizzazione messo a punto dall’agenzia nazionale Movetia.

 

Gli studenti svizzeri non hanno tutti le stesse possibilità di effettuare soggiorni all'estero. Su 36 alte scuole elvetiche prese in considerazione, solo poche raggiungono gli obiettivi in termini di mobilità. Tra queste l'Università della Svizzera italiana (USI).

Conformemente alla strategia nazionale della Confederazione e dei Cantoni e agli obiettivi del sistema di Bologna, il 20% dei diplomati dovrebbe aver fatto uno stage all'estero. Il tasso medio delle alte scuole svizzere è però del 15,7%, stando al primo indice di internazionalizzazione degli studenti, pubblicato oggi dall'agenzia Movetia, incaricata della promozione degli scambi e della mobilità.

Soltanto l'Università di San Gallo (53%), il Politecnico federale di Losanna (32%), l'Alta scuola pedagogica sangallese (28%) e l'USI (26%) superano la soglia del 20% di diplomati che dovrebbe studiare o trascorrere periodi al di fuori dei confini nazionali, come vuole il modello di Bologna

 

Una media, peraltro, toccata grazie all’ottimo risultato raggiunto dalle cinque realtà con le quote di mobilità più elevate: l'alta scuola pedagogica di San Gallo (PHSG), la scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO) così come l’Università di San Gallo (UNISG), il politecnico di Losanna (EPFL) e l’Università della Svizzera italiana (USI) quest'ultima col 26%.

Il posizionamento è indipendente dal tipo d'istituto o d'istruzione superiore (scuole universitarie, scuole universitarie professionali, alte scuole pedagogiche) e non è nemmeno una questione di dimensioni o di età della scuola universitaria o della rispettiva regione linguistica.

Il punto di partenza per la creazione dell’indice sono i dati sulla mobilità dell'Ufficio federale di statistica (UST). Forniscono informazioni sul comportamento di mobilità pre pandemia degli studenti che si sono diplomati nel 2020 (bachelor e master). Possibili effetti negativi legati alla pandemia sono quindi esclusi.

Condizioni e mentalità istituzionali decisive
«Se le condizioni e la mentalità istituzionali sono favorevoli - scrive Movetia - gli studenti hanno maggiori probabilità di realizzare una mobilità. Lo studio mostra una correlazione significativa tra la quota di mobilità e il grado d'internazionalizzazione delle scuole universitarie». Spiccano tre fattori: offerte didattiche con orientamento internazionale, la promozione di un ambiente di studio internazionale e condizioni attrattive per gli studenti in entrata.

Rilevanza per l'economia e l'innovazione
«Un'alta quota di mobilità e la necessaria internazionalizzazione delle scuole universitarie - spiega la nota inviata da Movetia - sono molto importanti per la Svizzera come centro d'innovazione e per l'economia. Un'esperienza di scambio durante gli studi apporta un valore aggiunto decisivo: si promuovono importanti competenze interculturali, professionali e personali dei partecipanti e si aumenta l'occupabilità dei diplomati, nonché le loro opportunità professionali».

Per Olivier Tschopp, direttore di Movetia, una cosa è certa: «Le notevoli differenze nelle quote di mobilità mostrano agli attori dell'istruzione superiore svizzera la grande necessità di agire per garantire opportunità di mobilità simili a tutti gli studenti. Ora vediamo chiaramente che non dipende solo da una scelta individuale se gli studenti realizzano una mobilità o meno».

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