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ZURIGOParmelin vuole giornate lavorative di 15 ore e più lavoro domenicale

21.09.21 - 21:00
Il ministro dell'Economia ha presentato un “compromesso” relativo alla legge sull'orario di lavoro.
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Fonte 20Minuten/Pascal Michel
Parmelin vuole giornate lavorative di 15 ore e più lavoro domenicale
Il ministro dell'Economia ha presentato un “compromesso” relativo alla legge sull'orario di lavoro.
L'idea divide: per i sindacati è fuori discussione, mentre le associazioni imprenditoriali chiedono ancora più libertà.

ZURIGO - La proposta è di quelle che faranno discutere: 63 ore di lavoro a settimana e in piena legalità. Questo è ciò che il ministro dell'Economia Guy Parmelin vuole rendere possibile a consulenti fiscali, specialisti della comunicazione, consulenti di direzione e revisori dei conti. Konrad Graber, in carica presso il Consiglio degli Stati fino al 2019, ha posto la questione all'ordine del giorno. Ma nei suoi intenti avrebbe voluto eliminare i limiti esistenti sull'orario massimo lavorativo per tutti i quadri.

La sua argomentazione principale: l'attuale regolamento sull'orario di lavoro risale ancora ai tempi dell'industrializzazione. Google, proprio per questo, ha trasferito posti di lavoro dalla Svizzera a Londra.

Ma ora sta emergendo una soluzione: la settimana di 63 ore dovrebbe essere possibile, ma solo per professioni selezionate. La domenica si potrebbe lavorare solo sei volte l'anno, e una giornata lavorativa può durare al massimo 15 ore. La Seco ha introdotto queste idee dopo che le parti sociali hanno discusso le possibili varianti in una tavola rotonda tenutasi nel gennaio 2021.

Questa proposta ha registrato reazioni contrastanti. Secondo i sindacati si spingerebbe un po' troppo oltre, mentre le associazioni imprenditoriali ritengono che sia ancora limitante.

Secondo l'Unione sindacale svizzera (USS), il «regime dell'orario di lavoro sarà così ulteriormente deregolamentato per risparmiare personale». «Porterebbe a più malattie, più burnout, più costi per il pubblico in generale e dipendenti meno soddisfatti».

150.000 dipendenti interessati - Daniel Lampart dell'USS spiega come, fino a ora, le forze sindacali siano state in grado di respingere proposte così impattanti sul diritto del lavoro. Ora si tratta di definire le eccezioni nel modo più restrittivo possibile. Secondo l'USS, il regolamento proposto interesserebbe 150.000 dipendenti che lavorano 15 ore al giorno e diverse domeniche.

Lampart chiede quindi che siano previste eccezioni solo per i consulenti fiscali ei revisori dei conti. E anche lì, in realtà, nutre preoccupazioni: «Rimane problematico che delle aziende lascino semplicemente lavorare più a lungo i propri dipendenti, invece di creare nuovi posti di lavoro e formare nuovi lavoratori», sottolinea. «I revisori dei conti stanchi sono anche un rischio per l'intera economia perché sono più inclini agli errori».

Nessuna flessibilità «reale» - Allianz Denkplatz Schweiz aveva elaborato una prima bozza dell'ordinanza insieme ad altre associazioni dei lavoratori. E non sono affatto d'accordo con la soluzione federale. Perché l'urgenza di consentire «un vero orario di lavoro annuale flessibile», così come il lavoro volontario domenicale, è stata intensificata dalla pandemia. 

Dominik Bürgy di Denkplatz Schweiz chiede che gli specialisti d'informatica e telecomunicazioni siano esplicitamente autorizzati a non rispettare la pausa di nove ore ogni giorno e che l'orario di lavoro nei fine settimana possa essere determinato in modo indipendente. Ciò sarebbe particolarmente importante per la compatibilità tra lavoro e famiglia.

Ufficio a casa la domenica, tour in bici durante la settimana - Usando esempi specifici, calcola come un "Product Manager" possa così «lavorare tre ore in una domenica piovosa, mentre può fare un lungo giro in bicicletta con i bambini, in un venerdì pomeriggio soleggiato». «I dipendenti che, per motivi personali o familiari, preferiscono lavorare di domenica piuttosto che nei giorni feriali, dovrebbero poterlo fare senza violare la legge».

Senza queste aggiunte, il modello sarebbe monco, secondo Bürgy. L'esperto non teme che la tutela della salute venga scalfita: «La registrazione dell'orario di lavoro resta obbligatoria. Nell'amministrazione federale c'è già una regolamentazione molto libera con "orario di lavoro basato sulla fiducia", senza controllo. È incomprensibile - conclude - che questo non debba funzionare anche per il settore privato».

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