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09.03.2021 - 19:370
Aggiornamento : 22:05

Il Covid "lungo" può costare il posto di lavoro

Gli attivisti di Alleanza Long Covid mettono in guardia. Marina Carobbio: «Occorre un piano nazionale»

Gli strascichi del coronavirus sono ancora da studiare, ma rischiano di creare conflitti tra aziende e dipendenti. Il parere degli esperti

BERNA - Dopo il Covid, ora le aziende dovranno vedersela anche con il "long Covid". Nei casi peggiori, gli strascichi del virus comportano danni polmonari permanenti e mancanza di respiro. Più di frequente stanchezza, debolezza muscolare e depressione. Il Covid è "lungo" e la scienza breve, per ora: gli Stati Uniti vogliono investire un miliardo di dollari in ricerca al riguardo, ma gli effetti a lungo termine restano ancora inesplorati a un anno dalla comparsa del virus. 

Secondo le stime, circa 300mila persone in Svizzera potrebbero essere esposte alle conseguenze del Covid "lungo" nei prossimi mesi. Ieri il Consiglio degli Stati ha approvato un postulato con 27 voti favorevoli, 10 contrari e 2 astenuti: il Consiglio federale dovrà preparare un rapporto sul long Covid nel nostro paese.  

Il problema esiste già. Secondo uno studio dell'Università di Zurigo, circa un quarto di tutte le persone infettate da Covid-19 non sono guarite completamente anche dopo sei mesi e sono ancora soggette a limitazioni. Alleanza Long Covid, un gruppo di lavoro di medici e pazienti, stima che ogni mese 7500 persone in Svizzera si aggiungano al numero dei malati a lungo termine. La votazione degli Stati è «una vittoria importante», ma occorre investire di più nella ricerca sul problema. 

Un punto delicato sono, in particolare, le conseguenze sul lavoro. Il costo dei trattamenti per il Covid sono coperti dalle casse malati, ma per le cure riabilitative e a lungo termine rimangono grosse incertezze. «I datori di lavoro invieranno sempre più dipendenti dal medico» avverte Che Wagner, attivista basilese di Alleanza Long Covid. «Occorre sensibilizzare le aziende e introdurre regole chiare, altrimenti il rischio di conflitti sul posto di lavoro aumenterà». 

Secondo Denis Humbert, avvocato specializzato in diritto del lavoro, le regole attuali sono già sufficienti. «Spetterà ai medici del lavoro, come per ogni malattia, valutare se sussistono le condizioni perché il dipendente si assenti dall'azienda. Anche con una gamba rotta si può lavorare in ufficio e chiunque abbia difficoltà respiratorie a causa del long Covid potrebbe continuare a lavorare» afferma l'esperto. In caso di assenza prolungata, il codice delle obbligazioni «prevede dei tempi di disdetta proporzionali al grado di anzianità del dipendente». Ma comunque, alla fine il datore di lavoro «può procedere al licenziamento».

Marina Carobbio Guscetti non è dello stesso avviso. Secondo la consigliera nazionale Ps (medico di professione) far passare tutto dai medici di fiducia «sarebbe sbagliato» spiega. «Serve una strategia nazionale che assicuri il trattamento delle persone colpite. Finché non ci sono più informazioni sul problema, è anche molto difficile per gli ufficiali medici prendere posizione». 

Per Alleanza Long Covid «la priorità deve essere data al trattamento dei malati» e «le pressioni da parte dei datori di lavoro non sono certo d'aiuto». Wagner consiglia alle persone colpite di informare i propri superiori e il medico di base sulla situazione. 

Manuela Funke-Chambour, vicedirettrice della Clinica universitaria di pneumologia dell'Inselspital di Berna, consiglia invece ai pazienti di rivolgersi a specialisti multidisciplinari, vista la scarsità di informazioni attuale sul problema. All'Inselspital è presente un servizio apposito, che riceve su appuntamento. I pazienti tuttavia «non dovrebbero essere indirizzati a noi dal datore di lavoro, ma dal medico di base, a cui è affidato il compito del triage preliminare». 

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