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SVIZZERA
02.07.2020 - 08:520
Aggiornamento : 15:43

I medici cantonali: «Mascherina obbligatoria anche negli spazi pubblici»

Indossarle solo sui trasporti collettivi, da un punto di vista epidemiologico, non basta.

Accolta positivamente la quarantena per le persone provenienti da paesi a rischio.

BERNA - Per i medici cantonali, l'obbligo di portare le mascherine sui trasporti pubblici non è sufficiente. Rudolf Hauri, presidente della loro associazione, ha dichiarato che sarebbe favorevole a un obbligo d'indossarle in tutti gli spazi pubblici. L'epidemiologo Marcel Salathé ritiene utile portarle ovunque non sia possibile mantenere la distanza minima.

Da un punto di vista epidemiologico, l'uso delle mascherine protettive sarebbe consigliabile in tutti i negozi e in tutti gli altri luoghi affollati, ha detto oggi Hauri, presidente dell'Associazione dei medici cantonali della Svizzera (AMCS), alla trasmissione "Heute morgen" della radio svizzerotedesca SRF.

L'epidemiologo Marcel Salathé ha spiegato nel "Tagesgespräch" di Radio SRF che accoglie con favore l'obbligo d'indossare le mascherine sui trasporti pubblici. In linea di principio ricorrere a questo tipo di protezione è utile laddove non è possibile mantenere la distanza minima o la tracciabilità non è possibile. Si è detto fiducioso che l'uso delle mascherine venga esteso ad altri ambiti della vita pubblica.

Ben vista la quarantena - Salathé e Hauri hanno accolto positivamente anche la decisione di ieri del Consiglio federale di prescrivere la quarantena di dieci giorni a persone provenienti da paesi a rischio che entrano in Svizzera. Tuttavia una quarantena non è un soggiorno in prigione, bensì include un elemento di libera volontà, ha detto Hauri.

I medici cantonali sono l'organo di controllo, ma anche il punto di contatto. È importante capire la necessità della quarantena, ha detto il medico cantonale di Zugo.

Tracciamento decisivo - Ma le capacità dei Cantoni preoccupano Salathé. Certi Cantoni hanno segnalato che non sarebbero in grado di effettuare una sufficiente tracciabilità dei contatti se i casi dovessero verificarsi con maggiore frequenza. Attirare per così dire il virus in un vicolo cieco, spezzando la catena dell'infezione, è fondamentale per combattere la pandemia di Covid-19, ha detto.

Per questo motivo i test devono essere molto più veloci, altrimenti si è sempre un passo indietro rispetto al virus. Il tempo che intercorre tra la comparsa dei sintomi, il test e il suo risultato dovrebbe durare al massimo un giorno.

Si dovrebbero poi investire altre 24 ore per rintracciare i contatti, in modo che tutti gli interessati possano mettersi in quarantena o in isolamento. Il coronavirus è veloce, ha sottolineato Salathé. Chiunque sia infetto diventa contagioso nel giro di pochi giorni.

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