La paura corre sul web, ma la scienza ribadisce: ''E' sicuro''
Secondo i detrattori potrebbe creare un mini buco nero capace di risucchiare la terra nel giro di 4 anni. Petronzio (Infn): ''L'allarme lanciato è basato su congetture e ipotesi e non su riscontri reali. La natura fa molto di più sulla Terra e nel Cosmo''
ROMA - Tam tam di paura per la partenza di Lhc, soprattutto sui blog dove ci si appella perfino a una citazione di Nostradamus che recita: "Tutti dovrebbero lasciare Ginevra. Saturno si trasforma da oro in ferro. Il raggio opposto al positivo sterminerà ogni cosa". Interventi sui blog che hanno fatto ritornare in questi giorni l'allarme sulla sicurezza del mega acceleratore del Cern. Un allarme, già diffuso nel 2003, lanciato ancora una volta dallo stesso da un gruppo di studiosi che ha di nuovo paventato catastrofi e distruzione della Terra se la maggiore macchina per la scienza mai costruita dall'uomo entrerà in funzione. La paura dei detrattori di Lhc è che si possa, con gli esperimenti dell'acceleratore, creare un mini buco nero che potrebbe crescere di dimensioni e potenza, fino a risucchiare dentro di sé la Terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni.
E per fermare Lhc, il team si è rivolto addirittura alla Corte Europea dei Diritti Umani. Che però ha riaffermato il via libera a Lhc, mentre la scienza europea ha alzato tutti i suoi scudi e ribadito: "L'acceleratore è sicuro". Un'affermazione perentoria, messa nero su bianco, in un duplice confronto di Rapporti scientifici internazionali. A tagliare corto sulla sicurezza di Lhc è stato subito il responsabile del Cern, Robert Aymar, seguito, in Italia, dal presidente del Cnr, il fisico Luciano Maiani, che ha guidato il Cern per anni e che ha visto nascere l'acceleratore.
Alla loro voce, quindi, si è aggiunta anche quella del presidente dell'Infn, Roberto Petronzio, a capo dell'ente di ricerca italiano che ha dato il maggior contributo italiano a Lhc, in termini di scienza e uomini. "L'acceleratore Lhc è sicuro e ogni preoccupazione che ci possano essere rischi è una semplice fiction" ha tuonato il Direttore Generale del Cern di Ginevra, Robert Aymar, che ha così tagliato corto sui rischi che potrebbero derivare per l'ambiente dagli esperimenti dell'acceleratore Lhc.
Non appena è scattato il falso allarme, Aymar non ha dunque perso tempo ed è ritornato sulla sicurezza di Lhc. Mostrando subito, venerdì scorso 5 settembre, i risultati del nuovo Report sulla sicurezza di Lhc, pubblicato dal "Journal of Phisics G: Nucleare and Particle Phisics". Il Report ribadisce "con evidenza che i timori sulla sicurezza del Large Hadron Collider (Lhc) sono infondati". "Lhc -ha sottolineato il Cern- è la nuova bandiera delle infrastrutture scientifiche. In qualità di maggiore acceleratore di particelle del mondo, Lhc ha l'obiettivo di scoprire nuove informazioni sui misteri del nostro universo".
Il Report, ha sottolineato il Cern di Ginevra, "è stato realizzato da un gruppo di scienziati del Cern, dell'Università della California di Santa Barbara e dall'Institute for Nucleare Research of the Russian Academy of Sciences". "Il Report -ha continuato- è stato quindi attentamente controllato dal Scientific Policy Committee (Spc), un'istituzione composta da 20 scienziati indipendenti ed esterni che sovrintendono il Cern Council on scientific matters".
"Cinque di questi 20 scienziati indipendenti, incluso un Nobel, -ha continuato ancora il Cern- hanno esaminato nel dettaglio il report del 2008 e sottoscritto l'approccio con il quale gli autori del report hanno basato le loro affermazioni, derivanti da osservazioni di prove certe, che concludono che le nuove particelle prodotte da Lhc non producono danno. Tutto l'Spc ha concordato all'unanimità con queste conclusioni".
"Il rapporto sulla sicurezza di Lhc ha dimostrato che l'acceleratore è perfettamente sicuro" ha a sua volta affermato Jos Engelen, capo dell'Ufficio Scientifico del Cern. Engelen ha quindi sottolineato che "in natura viene prodotto l'equivalente di circa centinaia di migliaia di esperimenti come quelli programmati con Lhc sulla Terra e il pianeta esiste ancora".
Perentori anche gli scienziati italiani Luciano Maiani e Roberto Petronzio. "Posso confermare quanto ho già avuto occasione di affermare, cioè che l’esperimento è da considerare a rischio zero, relativamente a quanto quest’espressione possa essere utilizzata in fisica" ha ribadito Maiani. Cui ha fatto eco Roberto Petronzio. "Questi scenari apocalittici non hanno alcun riscontro reale. Da Lhc non arriva alcun pericolo. L'allarme lanciato è basato su congetture e ipotesi e non su riscontri reali. La natura fa molto di più sulla Terra e nel Cosmo". Ma da che cosa sarebbe dettata tanta paura e allarme?
Il Large Hadron Collider (Lhc) può raggiungere un’energia che nessun altro acceleratore di particelle ha mai ottenuto finora, ma la natura produce di continuo energie superiori nelle collisioni dei raggi cosmici. Questioni riguardanti la sicurezza di ciò che potrebbe essere creato in queste collisioni tra particelle di alta energia sono state affrontate da molti anni dagli scienziati che lavorano al Cern. Alla luce dei nuovi risultati sperimentali e della comprensione teorica, l’Lhc Safety Assessment Group (Lsag) ha aggiornato quindi uno studio fatto nel 2003 dall’Lhc Safety Study Group, un gruppo indipendente di scienziati. L’Lsag ribadisce ed estende oggi le conclusioni del rapporto del 2003 affermando che le collisioni all’Lhc non presentano alcun pericolo e che non ci sono ragioni di preoccupazione.
Qualsiasi cosa l’Lhc faccia, spiega il rapporto, la natura l’ha già fatto numerose volte durante la vita della Terra e degli altri corpi celesti. Il rapporto Lsag è stato esaminato e approvato dal Cern Scientific Policy Committee, un gruppo di scienziati esterni che consiglia il Council, il più alto organo decisionale del Cern. Insomma, gli scienziati che hanno redatto il rapporto sulla sicurezza di Lhc, dai raggi cosmici ai buchi neri, hanno ribattuto punto per punto i detrattori dell'acceleratore in un report pubblicato direttamente sul web, accessibile a tutti. Scienziati e non.




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