«Ronaldo in campo? Meglio per la… Spagna»

Portogallo-Spagna: una sola selezione sopravviverà alla battaglia
Arno Rossini: «CR7 ha bisogno del fisico, che non ha più. La classe? È quella che ha Messi».
Portogallo-Spagna: una sola selezione sopravviverà alla battaglia
Arno Rossini: «CR7 ha bisogno del fisico, che non ha più. La classe? È quella che ha Messi».
ARLINGTON - Entrambi forti e ambiziose e, dunque, spessissimo una di fronte all’altra tra Mondiali, Europei e Nations League, Portogallo e Spagna hanno dato vita a una delle rivalità pallonare più sentite degli ultimi anni. Una rivalità della quale questa sera (ore 21) sarà scritto un nuovo capitolo. Ad Arlington, per gli ottavi di finale, Cristiano Ronaldo e Lamine Yamal saranno avversari. Classe 1985 il primo, classe 2007 il secondo. E già questo basterebbe per poter raccontare…
«Potrebbero essere padre e figlio - ha spiegato Arno Rossini - e in questo caso l’esperienza del “genitore” non è un vantaggio».
Le Furie rosse partono con i favori del pronostico dalla loro parte.
«Bella squadra, bel collettivo, con alcuni degli uomini più importanti che sono in grande forma. E mi vengono in mente, per esempio, Cucurella e Oyarzabal. Gli spagnoli sono molto solidi (non hanno ancora incassato reti, ndr), hanno un’idea di gioco precisa… sì, partono sicuramente in “vantaggio”. Poi c’è Ronaldo».
Che potrebbe “riavvicinare” le due sfidanti.
«No, lo citavo come punto di forza della Spagna. O meglio, come punto debole del Portogallo».
L’uomo dei record? Il campione infinito?
«Il campionissimo che ha tuttavia fatto il suo tempo. Mi dispiace davvero tanto dirlo, ma a parer mio la selezione lusitana gioca meglio se CR7 non è in campo. È più armoniosa. Se sarà titolare, sarà un vantaggio per la truppa di De la Fuente».
Fino a questo punto?
«Lo ripeto, Ronaldo è stato un campionissimo. Eccezionale. A 41 anni però non è più nemmeno l’ombra del giocatore che vinceva il Pallone d’oro».
La classe non scompare.
«Ma il fisico non lo sostiene più come dovrebbe. Per questo, nonostante sia allenatissimo, corre meno, è più lento, arriva sempre un decimo di secondo in ritardo. E a quei livelli tutto ciò fa grandissima differenza. In quanto a classe… quella vera è quella di Messi, al quale infatti, pur correndo poco, bastano pochi centimetri per accendersi e inventare qualcosa. CR7 ha invece bisogno di potenza, di forza, di velocità… e le sue non sono più quelle di un tempo».
Eppure è sempre in campo.
«Perché si porta dietro un nome importantissimo. Che a livello di marketing è ancora enorme. Martinez lo schiera sempre titolare, è vero; ma credo che accada perché qualcuno, dalla Federazione o anche dalla FIFA, lo abbia “consigliato”. Diciamo così. Non si chiamasse Ronaldo, non sarebbe nemmeno al Mondiale. Ma d’altronde è anche logico: oltre all’età c’è da tenere in considerazione che da anni gioca in un campionato non allenante, dove gli unici scatti che fa sono quelli per andare in banca».
Ci sarà pure un vantaggio nell’averlo a disposizione.
«Certo. Ha comunque carisma ed esperienza. Sa cos’è la pressione e come affrontarla. E poi da “fermo” può ancora far male. Ci fossero una punizione o un rigore o il confronto non fosse deciso al 120’, ecco che le sue qualità tornerebbero comodissime. Non so però se si può puntare su un giocatore esclusivamente per quello».









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