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«Nessuno diventa ricco»: Hodel, talento mondiale e stipendio minimo

Partito per allenarsi, finisce per vincere i campionati regionali di beach soccer a San Paolo: «Qui sono il Gringo». Ma dietro la favola resta la realtà di uno sport che non rende ricchi.
20 Minuten / G.H.
«Nessuno diventa ricco»: Hodel, talento mondiale e stipendio minimo
Partito per allenarsi, finisce per vincere i campionati regionali di beach soccer a San Paolo: «Qui sono il Gringo». Ma dietro la favola resta la realtà di uno sport che non rende ricchi.
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SAN PAOLO - Doveva essere un semplice viaggio per allenarsi. Si è trasformato in una favola. Glenn Hodel è volato in Brasile senza particolari programmi, ma nel giro di pochi giorni si è ritrovato a indossare la maglia del Corinthians – storico club per cui, nel calcio “tradizionale”, hanno giocato leggende come Ronaldo, Rivaldo e Roberto Carlos – e a disputare i campionati regionali di beach soccer di San Paolo.

Il fato - Tutto è nato per caso: un team manager ha notato la presenza del 29enne, nipote di quel Marc Hodel già nazionale elvetico di calcio, nel Paese, gli ha chiesto se fosse disponibile a giocare e da lì è iniziata l’avventura. Una scelta che si è rivelata vincente: Hodel ha trascinato la squadra a un successo a sorpresa, aggiungendo un altro capitolo importante a una carriera già ricca di traguardi.

Il marchio di fabbrica - Del resto, il 29enne svizzero è da anni una figura di primo piano nel beach soccer mondiale. Oltre 200 presenze internazionali, un bronzo ai Mondiali 2021 con titolo di capocannoniere e l’oro agli European Games 2023. Il suo marchio di fabbrica? La rovesciata (un esempio nel video in fondo): uno di quei gesti tecnici che fermano il tempo e fanno trattenere il fiato a chiunque guardi.

Il "Gringo" - In Brasile, però, anche lui è diventato una celebrità. «Per tutti sono il “Gringo”», racconta sorridendo. «Ma qui non è negativo, è semplicemente normale». Il suo stile, fatto di giocate spettacolari, lo ha reso subito riconoscibile: «Le rovesciate non sono così comuni. In finale c’erano cori per me: è stato divertente». Hodel oggi vive a Rio de Janeiro, in un piccolo appartamento. Si trova a suo agio: il clima, lo sport e gli amici fanno il resto. Anche sul tema sicurezza, spesso delicato, è pragmatico: «Basta sapere come comportarsi. Evitare certi rischi, soprattutto di notte».

«Nessuno diventa ricco con il beach soccer» - Dietro la cartolina, però, c’è un’altra realtà. Il beach soccer non è uno sport che arricchisce. «Nessuno si aspetta di diventare ricco», spiega senza giri di parole. Nonostante i risultati, i guadagni sono minimi. Persino il bronzo mondiale gli è costato caro: per partecipare ha dovuto prendere ferie non pagate dal suo lavoro in Svizzera. Oggi Hodel lavora a ore anche in Brasile per un’azienda svizzera e studia sport a Magglingen. «Qui guadagno qualcosa, ma più che uno stipendio è un rimborso spese».

«È la mia vita» - Ciò che pesa davvero, però, è altro: «Manca il sostegno della Federazione. Non è solo una questione di soldi, ma di riconoscimento». Eppure, nonostante tutto, la passione resta intatta. Tra pochi giorni tornerà in Svizzera, poi volerà con il suo BSC 54 Baden – club da lui fondato – per la Champions League. Seguirà un’esperienza in Italia e, ad agosto, l’organizzazione di un grande evento di beach soccer a Baden. Gli occhi brillano quando ne parla. Perché una cosa è chiara: Glenn Hodel, che ha iniziato a giocare sulla sabbia a 14 anni, non riesce a immaginare una vita senza beach soccer.


















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