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03.09.2018 - 11:300

La scuola che verrà? L'OCST invita a scegliere liberamente

Comitato OCST-Docenti

Il Comitato OCST-Docenti, attenendosi alle indicazioni formulate nella risoluzione assembleare del 28 maggio scorso e riferendosi alle richieste espresse nel comunicato stampa dell’8 marzo, nonché ai contenuti sia del testo dell’ottobre 2017 intitolato “La scuola che verrà: dal principio di educabilità a quello di gestione sociale dei profili umani”, sia della lettera del “Forum delle associazioni degli insegnanti e della scuola” del settembre dello stesso anno, osserva quanto segue.

Il nostro sindacato ha segnalato da tempo una certa debolezza nell’impianto e nei fondamenti teorici da cui trae origine il progetto, oltre a denunciare una vaghezza e una indefinitezza di alcuni cardini del disegno di riforma (circa i criteri e le procedure di differenziazione pedagogica, le modalità e il grado di coinvolgimento di genitori e allievi nelle decisioni di differenziazione sia delle pratiche sia degli obiettivi formativi per gli “allievi più deboli”, circa la relazione e divisione dei compiti tra docenti di sostegno pedagogico e docenti disciplinari all’interno degli atelier, …).

Unitamente al “Forum delle associazioni degli insegnanti e della scuola”, l’OCST-Docenti aveva chiesto inoltre garanzie puntuali che permettessero, almeno in fase di sperimentazione, di valutare nel dettaglio altri aspetti giudicati come problematici (per rilevare il senso e le finalità delle nuove forme didattiche - atelier, laboratori, settimane progetto - , per considerare l’impatto della loro introduzione sulle lezioni “classiche”, definire il ruolo del consulente didattico e del coordinatore di sede e la loro relazione con le altre componenti della scuola, osservare le modalità e i criteri di allocazione delle risorse per incentivare la collaborazione tra docenti e le forme concrete che essa potrà avere, analizzare gli effetti della riforma sulla responsabilità e sull’autonomia didattica del docente).

Si era anche ritenuto fondamentale disporre di un bilancio critico, plurale e libero sul nuovo Piano di studi a causa della nuova visione antropologica ed educativa che esso veicola ed impone implicitamente, cambiamento evidente già ad un primo sguardo sul rapporto che questo instaura tra l’allievo e il sapere, prospettando la cultura più come un insieme di arnesi di cui servirsi puntualmente per svolgere operazioni che risolvano problemi contingenti, che come una proposta che dialoghi e che entri in una relazione educativa con l’io dell’allievo, interrogandolo e trasformandolo interiormente, promuovendo pienamente la crescita della sua umanità.

Infine, sempre all’interno del Forum, l’OCST-Docenti aveva chiesto “di garantire un coinvolgimento reale (un’effettiva possibilità di partecipazione ideativa e realizzativa) degli insegnanti, dei quadri scolastici e delle organizzazioni magistrali e studentesche” sottolineando che l’“affinamento del progetto, le fasi realizzative dello stesso e le forme della sua verifica dovrebbero prevedere dei dispositivi concordati e rappresentativi degli insegnanti” e chiedendo che “con l’avvio della sperimentazione si introducano forme di confronto, di collaborazione e di condivisione delle scelte operative, che prevedano la partecipazione, nei luoghi di conduzione della riforma, di figure rappresentative delle diverse sensibilità presenti nel mondo scolastico”. Necessità di confronto ravvicinato ancor più rafforzata dopo le modifiche operate dal Gran Consiglio il 12 marzo 2018, che hanno accresciuto la fragilità della sperimentazione, sia per quanto riguarda la sua praticabilità ed efficacia, evidente ad esempio per i laboratori nella variante PLR (nella quale emerge comunque qualche elemento di interesse), sia per quanto riguarda l’attendibilità della stessa, fondata su un campione di sedi e di allievi ancor meno indicativo e per un periodo di tempo mantenuto pericolosamente al limite della credibilità.

Nonostante quanto segnalato e richiesto nei suddetti documenti, talvolta anche in forma reiterata, il DECS non ha risposto in modo puntuale ed esaustivo alle richieste ed alle preoccupazioni in essi espresse, neppure in occasione dell’incontro avvenuto nel corso della primavera scorsa. La disponibilità ad integrare esponenti delle associazioni magistrali e studentesche in una “commissione mista di monitoraggio” che comprenda anche rappresentanti dei genitori, dell’economia e parlamentari è purtroppo assai attenuata dalla indefinitezza delle modalità di affiancamento all’ente di valutazione esterno che produrrà il rilevamento scientifico. D’altro canto, conoscere prima della votazione il nominativo dell’ente di valutazione ed il metodo di cui intenderebbe avvalersi per il monitoraggio e per il confronto con la scuola di oggi avrebbe verosimilmente favorito il sostegno alla sperimentazione, specie nel caso di un sicuro e completo accoglimento delle singole richieste relative agli ambiti ed ai parametri da integrare nella valutazione.

Il Comitato esprime comunque apprezzamento per l’intento di sostenere fattivamente la collaborazione tra docenti e di agevolare l’incontro tra insegnante ed allievo prevedendo maggiori occasioni di lavoro a gruppi con effettivi ridotti.

Per queste ragioni, in una situazione caratterizzata da molteplici incognite, pur apprezzando i miglioramenti del disegno di riforma nel Messaggio 7339 licenziato dal governo nel luglio 2017, successivamente modificato dal Gran Consiglio il 12 marzo 2018 e su cui si andrà a votare il 23 settembre, il Comitato dell’OCST-Docenti, malgrado i suoi sforzi, non ravvisa le condizioni contestuali per potere indicare con certezza, serenamente e senza riserve il suo sostegno alla sperimentazione della “Scuola che verrà” e pertanto invita i suoi soci a ponderare liberamente e personalmente il valore di tutti gli elementi in questione.

Nella certezza che, qualunque sia l’esito della votazione, gli insegnanti, la società civile, le forze politiche e le autorità scolastiche cantonali continueranno il necessario cammino di rinnovamento della scuola, invitiamo a cercare il maggiore coinvolgimento e la maggiore partecipazione possibile di tutti gli attori in campo, sia nelle aule del Gran Consiglio, sia nei gruppi di lavoro dipartimentali, affinché la condivisione delle scelte e la corresponsabilità dei partecipanti riducano le incomprensioni, gli errori e le distanze tra le posizioni usando al meglio il tempo a disposizione.

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