Brian Eno e Patti Smith al Padiglione Santa Sede

Il progetto si intitola "The Ear Is the Eye of the Soul" ed è interamente dedicato al suono e all'ascolto
VENEZIA - Alla Biennale Arte 2026 di Venezia (9 maggio - 22 novembre), il Padiglione della Santa Sede sarà dedicato interamente all'ascolto e al suono, con una grande costellazione di opere commissionate a musicisti e artisti internazionali, tra cui Patti Smith e Brian Eno. Il progetto, curato dallo svizzero Hans Ulrich Obrist e da Ben Vickers, si intitola "The Ear Is the Eye of the Soul" ("L'orecchio è l'occhio dell'anima") e propone una riflessione immersiva sul suono come esperienza spirituale e percettiva, ispirata alla figura medievale della mistica tedesca Ildegarda di Bingen.
Il padiglione riunisce un gruppo eterogeneo di protagonisti della musica e dell'arte contemporanea, tra cui Brian Eno, FKA twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Devonté Hynes, Laraaji, Kali Malone, Caterina Barbieri e Terry Riley. Le loro opere saranno presentate come una vera e propria «preghiera sonora», pensata per essere ascoltata più che semplicemente osservata. Il progetto curatoriale è affidato allo svizzero Hans Ulrich Obrist e a Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective. L'idea nasce, secondo la presentazione ufficiale, in risposta alla proposta curatoriale della Biennale Arte 2026 di «rallentare» e sintonizzarsi su frequenze più silenziose e contemplative.
Il percorso espositivo si articolerà in due sedi veneziane: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, nel sestiere di Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello. Nel Giardino Mistico, i visitatori potranno muoversi nello spazio ascoltando in cuffia composizioni sonore che dialogano con i canti, gli scritti e le visioni di Ildegarda di Bingen, alternando voce, strumenti e momenti di silenzio.
Un riferimento teorico del progetto viene attribuito anche a una riflessione di Papa Leone XIV, secondo cui «la logica degli algoritmi tende a ripetere ciò che funziona, mentre l'arte apre al possibile». Nel secondo spazio espositivo troveranno posto anche l'ultimo lavoro del regista e scrittore tedesco Alexander Kluge, recentemente scomparso, un archivio di testi legati alla tradizione di Ildegarda, libri d'artista e un intervento di architettura monastica firmato dallo studio Tatiana Bilbao Estudio.
Dopo il successo e le polemiche del 2024, quando il Padiglione della Santa Sede aveva attirato l'attenzione per la scelta dell'allestimento nel carcere femminile della Giudecca con un progetto dell'artista italiano Maurizio Cattelan, la nuova edizione conferma la volontà di esplorare linguaggi non convenzionali, questa volta attraverso il suono e l'ascolto come forme di meditazione collettiva.
Tra gli altri artisti coinvolti figurano anche Suzanne Ciani, Meredith Monk, Moor Mother, oltre a poeti e artisti provenienti da diversi contesti internazionali.
Con questo progetto, il Padiglione della Santa Sede si propone come uno spazio di sospensione e ascolto, dove l'arte non si guarda soltanto, ma si vive attraverso il suono, il silenzio e la dimensione spirituale dell'esperienza.



