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Francesco Facchinetti: «Da bimbo distrussi l’auto di uno dei Pooh»

L’ex deejay, cantante, presentatore e oggi agente racconta i retroscena più assurdi della sua vita
IMAGO
Francesco Facchinetti: «Da bimbo distrussi l’auto di uno dei Pooh»
L’ex deejay, cantante, presentatore e oggi agente racconta i retroscena più assurdi della sua vita
ROMA - Definire Francesco Facchinetti non è facile: il figlio di Roby Facchinetti dei Pooh è divenuto famoso come cantante anni fa con “La canzone del capitano”, ma poi ha battuto altre strade, da quella del deejay al presen...

ROMA - Definire Francesco Facchinetti non è facile: il figlio di Roby Facchinetti dei Pooh è divenuto famoso come cantante anni fa con “La canzone del capitano”, ma poi ha battuto altre strade, da quella del deejay al presentatore tv, ha partecipato a reality e oggi fa l’agente di personaggi dello spettacolo, con l’ambizione di aprirsi al mondo del calcio.

«Intanto mi occupo già dei diritti di immagine di Sergej Milinkovic-Savic e Sandro Tonali (giocatori di Lazio e Milan, ndr). Poi passerò alla procura, ho un patentino inglese, spagnolo e quello Fifa, l’unico impossibile è quello italiano, bisogna passare un esame da avvocato. Il calciatore è un artista, un’icona, un supereroe», racconta al Corriere della Sera.

Prima di diventare famoso ha avuto una vita burrascosa, dettata da un carattere da ribelle e combina guai scoperto da bambino. Tra i guai combinati da piccolo, l’aver distrutto l’auto di Dodi Battaglia, altro membro dei Pooh.

«Dodi aveva una bellissima Golf cabrio parcheggiata in giardino - svela Facchinetti -. Spalancai lo sportello, tolsi il freno a mano e restai a guardare l’auto correre e schiantarsi nel bosco. Ringrazio il cielo che nessuno dei miei figli ha ripreso da me».

Crescendo è diventato un punk, poi è partito… «A 18 anni sono partito per Cuba, solo e senza meta. "E ora che faccio?". Impari ad affidarti alla Provvidenza. E scopri che la vita è piena di sorprese. A Los Angeles, mi sono ritrovato alla festa di compleanno di Quincy Jones che mi suonò al piano "Man in the Mirror" di Michael Jackson».

Rientrato in Italia, si inventa pr in discoteca a Milano. «Mi affidavano Leo DiCaprio, Britney Spears, George Clooney, Jim Carrey, ero una sorta di giullare che li portava a spasso in quel paese dei balocchi che era Milano, da mezzanotte alle sei del mattino, quando può accadere di tutto». Il sospetto, però, è che parte della sua "follia" Facchinetti l’abbia ereditata dal padre…

«Anni fa siamo partiti insieme per la Lapponia - racconta - . Papà si avvicinò a una renna per accarezzarla e quella gli mollò un calcio in faccia che per poco non perde un occhio. Poi gli organizzai un volo sul girocottero, quella specie di elicotterino che ti costruisci da solo. Funziona. A 300 metri da terra il pilota ha spento il motore lasciandosi precipitare per qualche istante, prima di riaccenderlo. Quel matto di papà si è divertito…”.  » 

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