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REGNO UNITODa 60 anni Bond è James Bond

05.10.22 - 06:30
Il 5 ottobre del 1962 l'agente 007 otteneva la Licenza di uccidere. Oggi è morto, che succederà? Parola a Thomas Carta
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Da 60 anni Bond è James Bond
Il 5 ottobre del 1962 l'agente 007 otteneva la Licenza di uccidere. Oggi è morto, che succederà? Parola a Thomas Carta

LONDRA / LUGANO - Smoking e Vodka Martini, da 60 anni James Bond ha la Licenza di uccidere. Il 5 ottobre del 1962 l'agente segreto più famoso del globo fece la sua prima comparsa sul grande schermo britannico. Attirando poco seguito all'inizio, negli anni è diventato un caposaldo del cinema e un simbolo del cambiamento. In occasione del "James Bond Day", Tio/20 Minuti ha intervistato lo specialista in comunicazione di massa e coautore del saggio "Mondo Bond 2007", Thomas Carta.

Sessant'anni di 007. Ma al Ticino è sempre piaciuto?
«Alle nostre latitudini, il debutto destò scarso scalpore. Ma bastarono tre soli anni per arrivare a quelle che furono definite «manifestazioni di eccitazione collettiva legate alle proiezioni». Le cronache del 1965 parlano infatti di maree di spettatori in attesa davanti ai cinematografi, di cinema letteralmente assediati, di persone addirittura disposte a rimanere in piedi per tutta la durata della proiezione pur di non dover attendere fino all’indomani, di babiloniche sale domenicali e di battimani a non finire».

Chi sarà il prossimo 007?
«Per mia natura, mi sono sempre astenuto dal gossip legato al toto-nomi. Come si suol dire, del resto, «chi entra Papa, esce cardinale», nel senso che non sarà mai il pubblico ad avere l’ultima parola sulla delicatissima scelta del prossimo interprete al servizio di Sua Maestà. Dovrà trattarsi di un attore disposto a lasciarsi trasformare l'esistenza da James Bond».

Interpretare Bond è un tale fardello?
«Lo si voglia o meno - quando s’indossano i panni dell’agente segreto più celebre al mondo, la vita non sarà mai più quella di prima. Sean Connery ha passato buona parte della maturità a tentare di non essere più associato alla leggendaria spia, ma con scarso successo. Il prescelto, al di là dell’obbligo di possedere il passaporto britannico, dovrà in ogni caso essere consapevole del fatto che quest’avventura potrebbe durare per un decennio».

Una donna potrà mai essere protagonista assoluta?
«È un quesito che mi viene posto piuttosto spesso. E la mia risposta è no. Chi mi conosce sa bene quanto io sostenga il ruolo delle donne, a tutti i livelli. Ma, nel caso specifico, significherebbe creare un personaggio diverso, che non sarebbe più James Bond. Le problematiche sono anche pratiche: per esempio, bisognerebbe cambiargli nome? Se mi chiedessero un’opinione circa un’ipotetica Jessica Fletcher, la Signora in giallo, in versione maschile, direi di no con altrettanta convinzione».

È possibile che la figura della Bond Girl cambi completamente?
«In realtà per gli studiosi di questa serie, che è la più lunga in assoluto nella storia del cinema, il profilo delle Bond girl è già mutato in maniera piuttosto radicale. È una scelta, corretta e consapevole, da parte della produzione. Oggi le Bond girl hanno grinta e carattere. Danno filo da torcere al buon James che, dal canto suo, non è più il marpione di un tempo. Non ce ne voglia la svizzera Ursula Andress, prima Bond girl in assoluto, ma la bella fanciulla che cade ammaliata ai piedi di 007, quasi ipnotizzata dallo sguardo virile di lui, è ormai roba da archivio. Non si dimentichi, inoltre, che il ruolo di «M» (ovvero di direttore del Secret Intelligence Service), è stato ricoperto con successo proprio da una donna, la grandiosa Judy Dench».

Idris Elba tra i possibili candidati. Come reagirà il pubblico?
«Per me, personalmente, non farebbe alcuna differenza. Non vedo dove stia il problema, ci mancherebbe altro. Occorrerebbe solo un po’ di pazienza per l’adattamento dei seguaci di James Bond, che in genere sono piuttosto refrattari ai cambiamenti. A prescindere dall’etnia, sostituire Daniel Craig non sarà infatti facile».

Crede che Elba potrebbe vestire i panni di Bond?
«Potrei sbagliarmi, ma temo che non sarà il nuovo 007. Ha già cinquant’anni e l’uscita del prossimo film è prevista al più presto per il 2024. Insomma: è un po’ tardi per iniziare la «carriera» con lo smoking e la Walter PPK in tasca...».

"No Time To Die" è stato un film molto diverso. Qual è stata la sua reazione a caldo?
«Al termine, come milioni di spettatori, ho provato un fortissimo senso di vuoto. Né nei romanzi di Ian Fleming, né nelle venticinque pellicole precedenti, la spia con licenza di uccidere aveva mai perso la vita. È un fatto unico, eclatante. Senza ritorno. La scelta più radicale per chiudere l’era di Daniel Craig. Ma parafrasando il detto: "James Bond è morto, viva James Bond!"». 

Migliore e peggiore interprete di 007?
«Le graduatorie non sono la mia passione. Sean Connery rimane inarrivabile: senza di lui, oggi non saremmo qui a parlarne. George Lazenby, oggi quasi dimenticato, non è forse stato compreso fino in fondo. Roger Moore ha contribuito a perpetuare il personaggio. Timothy Dalton ha portato il sangue sul volto di Bond, rendendolo meno invincibile e più umano. Pierce Brosnan, con eleganza e humour, ha ricalcato le orme di Connery. E Daniel Craig verrà ricordato come un grande 007».

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