La storica reunion dei Rage Against The Machine e il grido contro la Corte Suprema

Nella prima data di questo nuovo tour dichiarazioni contro razzismo, giudici antiabortisti e altri temi politico-sociali
EAST TROY - Un ritorno sulle scene per certi versi “storico”. Dopo 11 anni i Rage Against The Machine si sono esibiti nuovamente in concerto, al grido di “Abortire la Corte Suprema”. Un urlo silenzioso: nessun comizio durante la prima tappa della reunion. Solo uno schermo alle spalle della band a parlare. Dichiarazioni contro la violenza provocata dalle armi, sul diritto all’aborto, sulla mortalità materna dei neri e sull’«unico Paese ricco al mondo senza alcun congedo parentale retribuito», si sono susseguiti incessantemente. E poi, il gran finale: il messaggio rivolto ai giudici che hanno ribaltato la sentenza Roe vs. Wade, con il pubblico in visibilio.
Tom Morello, lo storico chitarrista, si è anche esibito per parte del concerto indossando una maglia con la scritta “I Love CRT”, in riferimento alla teoria critica della razza che dovrebbe incorporare la storia delle disuguaglianze e del razzismo nei programmi scolastici statunitensi.
Il gruppo - capofila del rap metal - da sempre ha sfornato canzoni a tema politico e sociale, denunciando il razzismo insito nelle forze dell’ordine (“Killing In The Name”), le storture del capitalismo (“Bombtrack”) e l’autoritarismo del governo a stelle e strisce (“Know Your Enemy”).




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