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CANTONE«Avrei fatto il marinaio, se non soffrissi così tanto di mal di mare»

11.05.22 - 06:30
Il candidato al Nobel Jón Kalman Stefánsson questo venerdì a ChiassoLetteraria: «Svizzera e Islanda? Simili ma diverse»
Einar Falur Ingólfsson
«Avrei fatto il marinaio, se non soffrissi così tanto di mal di mare»
Il candidato al Nobel Jón Kalman Stefánsson questo venerdì a ChiassoLetteraria: «Svizzera e Islanda? Simili ma diverse»

CHIASSO - Forse uno degli scrittori più noti di un'isola che ha dato, e continua a dare, i natali a brillanti penne dall'estro assolutamente particolare.

L'islandese Jón Kalman Stefánsson, classe 1963 e scrittore per vocazione, è esploso in età decisamente adulta: il suo primo romanzo di successo, “Crepitio di stelle” arriva quando lui ormai i quaranta li ha già compiuti. Nella sua bibliografia, per forza di cose non estesissima, spicca “I pesci non hanno le gambe” (2013) che gli vale una serie di candidature di peso, tra le quali anche il Nobel per la letteratura.

«Penso che sia vero che ci sia una sorta di similitudine fra la Svizzera e l'Islanda», ci racconta alla vigilia del suo arrivo in Ticino per ChiassoLetteraria di cui sarà ospite proprio questo venerdì 13 maggio, «la montagne imponenti e quella natura così aspra che ti rende difficile vivere all'esterno e anche costruire una casa. Penso che una cosa così possa creare una sorta di mentalità affine, una natura di questo tipo di sicuro “dà forma” all'arte in un certo modo».

Ma per ogni affinità ci sono anche altrettante differenze: «Beh, noi abbiamo un clima decisamente diverso e poi ci sono i vulcani, con quella loro vitalità così terribile e pericolosa. Non possono non influenzarti in qualche modo, nel bene e nel male», continua Stefánsson, «ma la differenza più grande è che la Svizzera è circondata da altri Paesi, mentre noi abbiamo solo l'oceano e i pesci... In fin dei conti penso che questo sia il tratto più distintivo di noi islandesi».

Oceano, che è anche una delle forze motrici dei suoi libri, «è così bello e allo stesso tempo così spietato... Mi seduce costantemente, posso passare le ore anche solo a guardarlo: le onde che cambiano colore, la sua forza e la sua profondità... Se non soffrissi così tanto di mal di mare probabilmente sarei diventato un marinaio, malgrado ciò penso di averlo comunque nel sangue e che finisca nella mia scrittura».

Scrittura, quella dell'autore islandese, estremamente ricercata con rimandi complessi e simbolici: «Cosa piace del mio stile ai lettori? Francamente non saprei dirlo, l'unica cosa che so è che quando scrivo do tutto me stesso. Un'idea che mi sono fatto è che in realtà la mia scrittura è un multistrato che comprende allo stesso tempo sinfonia, canzone rock e una melodia blues. Dentro ci sono sia i giorni sia le notti, la gioia e il dolore, il quotidiano e l'inaspettato».

Da mare a “porto”, che è il tema di ChiassoLetteraria 2020 il passo è breve: «Il porto può significare, letteralmente e figurativamente, anche il rifugio ed è una delle più belle parole che ci siano. È un luogo che può essere la tua casa, un riparo, un posto dove riposare, un abbraccio. Il suo contrario è probabilmente "l'essere in balìa", ed è un po' un'espressione che riassume i nostri tempi. Sia per la terribile guerra in Ucraina, per il riscaldamento globale e le Destre estremiste negli Stati Uniti e nel mondo. Siamo probabilmente al più grosso bivio nella storia dell'uomo, toccherà a noi decidere il futuro di questo pianeta, e nei prossimi anni.

Prima di diventare uno scrittore, Stefánsson, ha fatto molti lavoretti saltuari, tra i quali il giornalista. Viene spontaneo chiedergli se pensa se, al giorno d'oggi, giornalismo e narrativa siano davvero diventati mondi separati come può sembrare a molti: «No, francamente penso di no, almeno in senso lato. Perché il giornalismo e la letteratura sono entrambi in cerca della verità, a tutti i costi e malgrado le interferenze esterne. Entrambi vogliono - con i loro mezzi - tentare di dipingere il nostro mondo. Anche gli attrezzi sono i medesimi: onestà, resistenza, cocciutaggine e indipendenza. Opposti, quindi? Direi di no, solo due ballerini molto particolari che si muovono seguendo la stessa strana, leggera, pesante, crudele e toccante canzone che chiamiamo vita».

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