Guccini e un equivoco durato decenni: «Mai stato comunista»

Lunga intervista del cantautore al Corriere della Sera, che ha parlato di politica e della paura della morte
Lunga intervista del cantautore al Corriere della Sera, che ha parlato di politica e della paura della morte
ROMA - In una lunga intervista al Corriere della Sera, Francesco Guccini ha toccato una moltitudine di temi, che vanno dal rapporto con la politica a come affronta l'età che avanza.
Oggi dice di essere un elettore del Pd e che il premier Conte «non mi dispiace». Con il centrodestra c'è sempre attrito, anche dopo le recenti polemiche sul 25 aprile. «Mi basta mandare Salvini al mare con il mojito, e restituire Berlusconi alle sue tv e alle sue fidanzate. Nel frattempo la Meloni potrebbe spezzare le reni alla Grecia». Del Movimento Cinquestelle, invece pensa questo: «Mi sono sempre sembrati integralisti: troppo convinti delle proprie idee, troppo pronti a mandare gli altri sul rogo. Forse ora stanno cambiando. Io sono per il dubbio, non per la certezza».
In passato Guccini è stato comunista? No. «Tutti credono che lo sia; ma non è vero. Lo stalinismo non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista. Avvertivo il fascino dell’anarchia, dal punto di vista romantico più che reale». A chi andava il suo voto? Al Partito socialista.
Oggi Guccini è un 80enne con qualche acciacco dovuto all'età. «Purtroppo mi è andata via la vista, non riesco più a leggere libri. Li ascolto. Però l’audiolibro è un surrogato. Mi manca la carta: sottolineare, prendere appunti». Passano gli anni e la morte inizia a spaventare un po' lo scrittore e cantautore. «L’uomo è l’unico animale che sa di dover morire; ma da giovane è convinto di essere immortale. A ottant’anni però comincia ad avere qualche dubbio».





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