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Da Padova a Trieste, seguendo l’acqua

Un viaggio lento tra il Brenta, Venezia e le lagune dell’Alto Adriatico, fino all’incontro con il mare
Da Padova a Trieste, seguendo l’acqua
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Ricordi di un viaggio sull’acqua
Da Padova a Trieste, seguendo l’acqua

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Un viaggio lento tra il Brenta, Venezia e le lagune dell’Alto Adriatico, fino all’incontro con il mare

TRIESTE - Canali, ville, lagune, borghi di pescatori e città d’arte: nove giorni seguendo una delle vie d’acqua più affascinanti e meno conosciute d’Italia. Il nostro viaggio si è concluso ieri a Trieste, ma la prossima partenza è già fissata: 11 settembre 2027. Ci sono viaggi nei quali la meta conta meno della strada scelta per raggiungerla. E quando la strada è fatta d’acqua, il paesaggio cambia prospettiva, il ritmo rallenta e anche luoghi apparentemente conosciuti si mostrano sotto una luce completamente diversa. È quanto abbiamo vissuto nel nostro viaggio appena concluso, da Padova a Trieste, seguendo il Brenta, attraversando la laguna veneziana e percorrendo la storica Litoranea Veneta fino al Friuli.

Nove giorni di navigazione, visite, incontri e scoperte lungo una rotta che racconta secoli di storia. Un itinerario lontano dalle grandi direttrici turistiche, dove dietro ogni ansa può apparire una villa veneta, un campanile, una bilancia da pesca o una distesa di canneti. Il nostro viaggio è iniziato a Padova, una delle città culturalmente più ricche del Veneto. La sua antichissima Università, fondata nel 1222 e legata indissolubilmente alla figura di Galileo Galilei, il Palazzo della Ragione, le piazze del centro, il Prato della Valle e naturalmente la Basilica di Sant’Antonio hanno rappresentato l’introduzione ideale a ciò che ci attendeva.

Poi abbiamo lasciato la città via acqua. Ed è proprio qui che il viaggio ha cambiato carattere. Navigare lungo il sistema del Brenta significa entrare in un paesaggio costruito nei secoli attorno all’acqua. Per Venezia il fiume non era soltanto una via commerciale, ma anche il collegamento privilegiato con la terraferma. Lungo le sue rive la nobiltà veneziana fece costruire magnifiche residenze di campagna: le celebri ville venete. Tra chiuse, ponti e piccoli centri abitati, la navigazione diventa così una lenta introduzione alla laguna.

L’arrivo in laguna a Venezia è uno dei momenti più suggestivi. Avvicinarsi a Venezia in barca conserva ancora qualcosa di emozionante. Prima appaiono le isole, poi i campanili, le cupole e infine il profilo inconfondibile della città. Ma il nostro viaggio non voleva raccontare soltanto la Venezia monumentale. L’acqua ci ha permesso di osservare anche il delicato equilibrio sul quale vive la laguna: le maree, le barene, i canali navigabili e naturalmente il MOSE, il gigantesco sistema di dighe mobili realizzato alle bocche di porto per proteggere Venezia dalle acque alte eccezionali. È proprio lasciandosi alle spalle la città che inizia però uno dei capitoli più sorprendenti del viaggio.

La Litoranea Veneta non è un singolo canale, bensì un sistema di fiumi, canali artificiali e lagune che permette di navigare lungo la costa restando per lunghi tratti protetti dal mare aperto. Le sue origini sono antiche. La Repubblica di Venezia sviluppò e organizzò nel corso dei secoli molte di queste vie d’acqua per i commerci e i collegamenti con i territori orientali; successivamente il sistema venne ulteriormente ampliato e adattato, assumendo anche un'importante funzione strategica e militare. Oggi percorrerlo significa scoprire un Veneto molto diverso da quello delle grandi città d’arte. Si naviga lentamente tra canneti, argini, ponti mobili e chiuse. Si incontrano piccoli porti, pescatori e imbarcazioni da lavoro. A pochi chilometri dalle affollate spiagge dell’Adriatico esiste un mondo silenzioso, dove il traffico è quello delle barche e dove a scandire il viaggio sono soprattutto il vento, le correnti e gli orari di apertura dei ponti.

È stato questo, probabilmente, il vero filo conduttore dell’intero itinerario: scoprire quanto sia ancora forte il legame tra l’uomo e l’acqua.

Procedendo verso est, il paesaggio diventa sempre più naturale. La zona di Vallevecchia rappresenta uno degli ambienti costieri più interessanti dell’Alto Adriatico: boschi, dune, zone umide e canneti formano un mosaico prezioso per numerose specie di uccelli.

Poi arriva la laguna di Marano, con i suoi bassi fondali, i canali e i tradizionali casoni dei pescatori. Qui il confine tra terra e acqua sembra quasi scomparire. E proprio attraverso l’acqua ci siamo avvicinati a uno dei luoghi storicamente più importanti dell’intero viaggio: Aquileia. Oggi è un centro di dimensioni modeste, ma duemila anni fa Aquileia era una delle grandi città dell’Impero romano e uno dei principali nodi commerciali dell’Adriatico settentrionale. La straordinaria Basilica, con il suo vastissimo pavimento musivo paleocristiano, racconta ancora oggi l’importanza che questo luogo ebbe anche nella diffusione del cristianesimo. Dopo tanti chilometri sull’acqua, ritrovare sotto i nostri piedi mosaici vecchi di oltre 1.600 anni è stato uno di quei contrasti che rendono un viaggio memorabile.

Poco più avanti appare Grado, l’“Isola del Sole”. Elegante località balneare oggi, ma con un cuore storico che testimonia un passato molto più antico. Le basiliche paleocristiane, le calli del centro e la laguna che circonda la città ricordano quanto Grado sia sempre stata legata ad Aquileia e al mare. Anche qui il paesaggio lagunare, con i suoi casoni e le piccole isole, è protagonista. Dopo giorni trascorsi su fiumi, canali e acque protette, a Grado si percepisce però che qualcosa sta cambiando. Davanti a noi c’è ormai il mare aperto e, più lontano, la destinazione finale.

Trieste non poteva che essere il punto d’arrivo di questo viaggio. È una città di frontiera e d’incontro, italiana ma profondamente mitteleuropea, cresciuta guardando verso il mare. Il suo porto, la grande Piazza Unità d’Italia aperta sull’Adriatico, i palazzi asburgici, il Canal Grande e i caffè storici raccontano un mondo differente da quello lasciato pochi giorni prima a Padova. E proprio questa trasformazione rende affascinante l’intero percorso: si parte dal Veneto delle città d’arte e delle ville, si attraversa la Venezia della Serenissima, si entra nel silenzio delle lagune e infine si approda alla Trieste asburgica, crocevia di culture latine, germaniche e slave. Un viaggio geografico, dunque, ma anche un viaggio attraverso epoche e culture differenti.

Dopo nove giorni resta soprattutto una sensazione: quella di avere attraversato il Nordest italiano seguendo una prospettiva privilegiata. Dall’acqua non si corre. Si osserva.
Si aspetta l’apertura di un ponte, si entra lentamente in una chiusa, si guarda un pescatore rientrare con la propria barca, si segue il volo degli aironi sopra i canneti. E ci si rende conto che tra Padova e Trieste esiste un patrimonio di vie d’acqua ancora sorprendentemente poco conosciuto. È proprio questa lentezza a trasformare il percorso in un vero viaggio.

Domenica scorsa siamo arrivati alla fine della nostra avventura. Restano fotografie, incontri, sapori e soprattutto la sensazione di aver seguito un filo d’acqua capace di unire mondi apparentemente lontani: Padova e Venezia, i pescatori di Pellestrina, le lagune venete e friulane, Aquileia, Grado e infine Trieste.

E per chi questa volta non era a bordo, c’è già una nuova occasione. La prossima partenza da Padova verso Trieste è prevista per l’11 settembre 2027.

La rotta sarà ancora quella dell’acqua. Perché, almeno per qualche giorno, vale la pena dimenticare le strade e lasciarsi guidare da fiumi, canali e lagune verso l’Adriatico.

Testo a cura di Claudio Rossetti


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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