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Storie in immagini: quando gli uccelli diventano protagonisti

La bellezza e le emozioni del mondo degli uccelli raccontate attraverso l’obiettivo
Storie in immagini: quando gli uccelli diventano protagonisti
Foto di Vogelwarte
Scatti d’autore
Storie in immagini: quando gli uccelli diventano protagonisti

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La bellezza e le emozioni del mondo degli uccelli raccontate attraverso l’obiettivo

SEMPACH - Dal Quattrocchi in corteggiamento alla Garzetta davanti alle onde, fino a un sorprendente Martin pescatore lontano dall’acqua: il concorso fotografico 2026 della Stazione ornitologica svizzera di Sempach racconta il mondo degli uccelli attraverso immagini capaci di unire bellezza, comportamento e natura. Un’occasione anche per scoprire un’istituzione che da oltre cent’anni studia e protegge l’avifauna svizzera. Ci sono fotografie che documentano e altre che raccontano. È soprattutto a queste ultime che sembra aver dato spazio l’edizione 2026 del concorso fotografico della Stazione ornitologica svizzera di Sempach. Quest’anno ben 586 fotografi provenienti da 23 Paesi hanno presentato i loro migliori scatti, sottoponendoli a una giuria di esperti. Un piccolo giro del mondo attraverso piume, voli, acqua, luce e quell’istante irripetibile che distingue una bella fotografia naturalistica da un’immagine davvero memorabile.

Il concorso, organizzato in collaborazione con Canon (Svizzera) SA e altri partner, non premia infatti soltanto la perfezione tecnica. Cerca fotografie capaci di mostrare gli uccelli nel loro ambiente e, soprattutto, di raccontarne la vita. A conquistare il titolo di grande vincitore 2026 è stato il Quattrocchi, un’anatra dal nome curioso, immortalata nel pieno della parata nuziale. Il fotografo ha fermato una frazione di secondo: gli spruzzi d’acqua sembrano sospesi nell’aria e il loro bianco contrasta con la superficie scura e quasi immobile dello specchio d’acqua.

È proprio questa combinazione tra qualità tecnica e capacità narrativa ad aver convinto la giuria. Johannes Loreck, rappresentante di Canon (Svizzera) SA, sottolinea come l’immagine riesca a raccontare una storia. E forse è questo il fascino maggiore della fotografia naturalistica: permetterci di assistere a comportamenti che normalmente durano pochi secondi e che spesso sfuggono a un osservatore occasionale. L’acqua è del resto il filo conduttore di buona parte delle fotografie premiate quest’anno.

Nella categoria “Generale” troviamo una Garzetta, elegante airone bianco, apparentemente minuscola e solitaria davanti alla forza delle onde. La composizione gioca sul contrasto tra la leggerezza dell’uccello e il movimento dell’acqua, trasformando una scena naturale in un’immagine quasi contemplativa. Tutt’altra atmosfera nella categoria “Emozione”, dove sono i fenicotteri rosa a dominare la scena. Le linee della schiena, del collo e del caratteristico becco ricurvo si incontrano creando un intreccio armonioso di forme e tonalità pastello. Più che una semplice fotografia di animali, sembra un quadro astratto costruito dalla natura.

Le categorie “Azione” e “Giovani” dimostrano invece quanto sia importante saper guardare una scena da un punto di vista insolito. Un Martin pescatore, uccello che associamo immediatamente a fiumi, stagni e tuffi spettacolari, viene fotografato davanti a uno sfondo caldo e completamente privo d’acqua. È sufficiente cambiare il contesto per farci osservare con occhi nuovi una specie che pensavamo di conoscere. Altrettanto sorprendente è il Falaropo beccosottile colto mentre caccia in volo. Un comportamento dinamico che richiede al fotografo conoscenza dell’animale, pazienza e capacità di anticipare ciò che accadrà un attimo dopo. Dietro una fotografia naturalistica riuscita si nascondono spesso ore – talvolta giorni – di attesa.

Il concorso è anche una splendida vetrina per conoscere meglio la Stazione ornitologica svizzera di Sempach, oggi uno dei principali punti di riferimento del Paese per lo studio e la protezione degli uccelli. La sua storia cominciò in modo estremamente modesto. La decisione di creare una centrale ornitologica nazionale risale al 1922 e l'apertura ufficiale avvenne il 6 aprile 1924. All'inizio l'attività veniva svolta da Alfred Schifferli senior praticamente come un'impresa individuale; trent'anni più tardi l'istituzione divenne una fondazione indipendente.

Oggi la Vogelwarte è una fondazione privata, politicamente indipendente e sostenuta dalla popolazione. La sua missione è comprendere la vita degli uccelli indigeni e conservarne la diversità per le generazioni future. Ricerca e protezione procedono quindi insieme. Gli specialisti della Stazione seguono la distribuzione e l'evoluzione numerica delle specie presenti in Svizzera, studiano ecologia e migrazioni e sviluppano interventi per migliorare le condizioni delle specie minacciate. Le conoscenze raccolte diventano anche strumenti concreti per la conservazione: la Vogelwarte mette per esempio a disposizione dati sulla presenza di rondini e rondoni negli edifici, sulle cicogne bianche e sugli uccelli dei prati, utili anche nella pianificazione di misure di tutela.

Fra le tappe della sua storia figurano la pubblicazione, nel 1977, della prima Lista Rossa degli uccelli indigeni e la realizzazione di tre atlanti degli uccelli nidificanti. Nel 2024 la Stazione ha festeggiato i suoi primi cent'anni: un secolo durante il quale un piccolo centro nato anche per coordinare l'inanellamento è diventato un'importante istituzione scientifica e di conservazione.

La Vogelwarte non è però soltanto un centro per ricercatori. Dal 2015 dispone di un Centro visite sulle rive del Lago di Sempach, diventato una meta per appassionati, famiglie e scolaresche. La sede è particolarmente interessante anche dal punto di vista architettonico: si trova nel primo edificio di tre piani in terra cruda della Svizzera e ha ricevuto il Premio europeo dei musei per la sostenibilità. Attorno si estende inoltre un giardino progettato secondo criteri favorevoli all'avifauna, dove con un po' di fortuna è possibile osservare persino il Martin pescatore. È proprio qui che ricerca scientifica, divulgazione e capacità di meravigliarsi si incontrano. Perché proteggiamo più facilmente ciò che conosciamo, e impariamo a conoscere anche attraverso le emozioni.

Il concorso fotografico ne è un ottimo esempio. Dietro ogni immagine vincitrice non c'è soltanto un animale da ammirare, ma un frammento di comportamento, un habitat e una storia. La Garzetta davanti alle onde, il Falaropo in caccia, i fenicotteri raccolti in un momento d'intimità o il Quattrocchi che solleva una corona di spruzzi diventano così ambasciatori di un mondo che spesso abbiamo vicinissimo, ma al quale dedichiamo troppo poca attenzione.

Testo a cura di Claudio Rossetti


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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