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Massimo, lungo il fiume dei ricordi

Nel 2027 il grande ritorno del Trekking Ascona-Venezia (quarta e ultima parte)
Massimo, lungo il fiume dei ricordi
Foto di Massimo Pedrazzini
670 chilometri di avventura
Massimo, lungo il fiume dei ricordi

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Nel 2027 il grande ritorno del Trekking Ascona-Venezia (quarta e ultima parte)

VENEZIA - Caro Massimo, è già passato un anno. Eppure, quando ripenso a certi viaggi, faccio ancora fatica a parlarne senza rivolgermi direttamente a te. Perché in quelle immagini ci sei sempre: macchina fotografica al collo, lo sguardo già altrove, alla ricerca di un dettaglio che io magari non avevo nemmeno visto. Abbiamo viaggiato tanto insieme, su e giù per montagne, lungo fiumi, attraverso paesi e città. Abbiamo condiviso progetti seri e idee improbabili, sveglie all’alba, chilometri, attese, risate e qualche momento in cui c’era davvero poco da ridere.

Ma se dovessi scegliere un viaggio per ricordarti, sceglierei quello del 2007. Te lo ricordi, Massimo? Volevamo raggiungere Venezia partendo dalle nostre acque, seguendo quella straordinaria via liquida che unisce idealmente il Ticino all’Adriatico. Non con una nave confortevole e nemmeno con una barca particolarmente adatta all’impresa. Noi avevamo “Utopia”, una piccola barca da pescatori. Già il nome diceva molto di noi e di quel progetto: tentare qualcosa che sulla carta sembrava quasi impossibile e vedere fin dove saremmo riusciti ad arrivare.

Partimmo con entusiasmo. L’acqua, però, decise immediatamente di ricordarci chi comandava. Sul Ticino ce n’era talmente poca che a un certo punto navigare diventò impossibile. E allora scendemmo dalla barca e cominciammo a trascinarla. Altro che grande spedizione fluviale! Noi due, in mezzo al fiume, a tirare “Utopia” tra sassi, ghiaia e rivoli d’acqua, cercando ogni volta quei pochi centimetri di profondità che ci permettessero di avanzare. Oggi mi viene da sorridere. Allora, forse, un po’ meno. Ma tu avevi quella capacità particolare di trasformare anche una difficoltà in un’immagine. Dove io vedevo un problema da risolvere, tu vedevi già una fotografia o almeno... una soluzione. Forse è proprio questo uno dei ricordi più forti che ho di te: guardavamo la stessa cosa, ma non sempre vedevamo la stessa cosa. Ed era questa differenza a rendere così belli i nostri viaggi.

Poi arrivò quel momento che non dimenticherò mai. Più a valle, nei pressi di una centrale idroelettrica, improvvisamente finisti in acqua. Non era più il momento per fotografie, battute o avventure da raccontare agli amici. Per qualche istante ebbi veramente paura. Ti ripescai dal fiume e solo quando ti vidi nuovamente al sicuro capii quanto grande fosse stato lo spavento. Te lo dissi dopo? Non ricordo. Probabilmente facemmo quello che facevamo spesso: superato il pericolo, ripartimmo. Perché davanti a noi c’era ancora tanta strada. O meglio, tanta acqua.

A bordo di “Utopia” non viaggiavamo soli. Avevamo con noi anche un carico piuttosto particolare: i sassi della Maggia. Ne avevamo portati tanti, forse persino troppi considerando le dimensioni della barca. Erano i nostri regali, piccoli pezzi di Ticino che consegnavamo alle persone incontrate lungo il viaggio. Un gesto semplice, ma che raccontava perfettamente il senso dell’impresa: non stavamo semplicemente attraversando dei territori, volevamo creare un collegamento fra loro. Così, tappa dopo tappa, i sassi della Maggia passarono dalle nostre mani a quelle di sindaci, amministratori e personalità. Ci accolse Pavia. Poi Cremona. Più avanti Ferrara. E infine Venezia. Ogni incontro diventava una piccola cerimonia. Noi arrivavamo dal fiume con la nostra barchetta, magari stanchi, spettinati e bruciati dal sole, e tiravamo fuori uno dei nostri sassi. In fondo stavamo portando verso il mare un pezzetto delle montagne da cui quell’acqua proveniva. E tu fotografavi. Sempre. Le strette di mano, i volti, le rive, le persone curiose, le situazioni ufficiali e soprattutto quelle non ufficiali. Perché eri particolarmente bravo a cogliere ciò che succedeva un secondo prima o un secondo dopo la fotografia prevista.

Chissà cosa hai pensato quando finalmente davanti a noi è comparsa Venezia. Dopo giorni di fiumi, canali, argini, correnti, secche e paesaggi che cambiavano continuamente, arrivare nella laguna aveva qualcosa di irreale. Il nostro piccolo guscio ticinese era riuscito davvero ad arrivare fino alla Serenissima. “Utopia” entrò a Venezia. E non ci accontentammo certo di un ormeggio qualsiasi. Andammo con la nostra barca fino in Canal Grande, davanti a Ca’ Farsetti, sede del Comune di Venezia. Il sindaco era allora il filosofo Massimo Cacciari. Mi piace ancora oggi pensare a quell’immagine: la nostra piccola barca da pescatori partita dal Ticino, ormeggiata davanti al municipio di una delle città più celebri del mondo. Un po’ presuntuoso? Forse. Ma perfettamente nello spirito del viaggio.

E mancava ancora il gran finale. Era domenica 2 settembre 2007 e Venezia celebrava la sua Regata Storica. Quel giorno oltre centomila persone si affacciarono sul Canal Grande per assistere al corteo e alle competizioni della tradizione remiera veneziana. Noi eravamo lì con “Utopia”, dopo essere arrivati a Venezia seguendo l’acqua dal nord. Partecipare a quella giornata fu come entrare per qualche ora dentro un quadro veneziano: gondole, remi, colori, costumi, palazzi e migliaia di persone lungo le rive. Ma a noi, Massimo, interessava soprattutto esserci. Eravamo arrivati.

Negli anni successivi abbiamo vissuto insieme altre avventure. Montagne, fiumi, viaggi, incontri, personaggi a due e quattrozampe. Tu con la fotografia avevi trovato un modo molto personale di raccontare il mondo. Non avevi bisogno di tante parole: spesso ti bastava aspettare. Io organizzavo, parlavo, costruivo progetti e itinerari. Tu osservavi. Forse funzionavamo bene anche per questo.

Oggi quelle fotografie hanno assunto un significato diverso. Quando una persona non c’è più, le immagini smettono di essere semplicemente documenti del passato. Diventano porte. Ne guardi una e improvvisamente ricordi il caldo di quella giornata, una frase, una discussione, il rumore del motore, il profumo dell’acqua, una cena improvvisata. E ritorna persino la paura. Quella volta che ti ho visto nel fiume. Adesso posso dirtelo, Massimo: mi hai fatto prendere un accidente. Ma sei risalito su “Utopia”. E siamo arrivati a Venezia.

Vent’anni sono tanti. Nel 2027, a vent’anni esatti da quella prima discesa, vogliamo ripercorrere quella storica via d’acqua. Sarà una rievocazione, naturalmente, non una copia. In vent’anni sono cambiati i fiumi, sono cambiate le infrastrutture, sono cambiate le barche. E soprattutto siamo cambiati noi. Questa volta tu non sarai fisicamente a bordo. Ed è probabilmente la differenza più difficile da accettare.

Ma quando ripasseremo dai luoghi attraversati insieme, sarà impossibile non cercarti. Sul Ticino ricorderò quei metri assurdi trascinando la barca perché mancava l’acqua. Davanti alla centrale ripenserò a quella mano tesa per tirarti fuori dal fiume. A Pavia, Cremona e Ferrara torneranno alla mente gli incontri con i sindaci e quei sassi della Maggia che viaggiavano con noi come piccoli ambasciatori del Ticino. E quando entreremo nuovamente nella laguna, so già dove andrà il pensiero. A “Utopia”. A noi due. A quella piccola barca davanti al municipio di Venezia. Alla Regata Storica. A quel 2007 in cui sembrava perfettamente normale prendere una barca da pescatori e decidere di raggiungere Venezia seguendo l’acqua.

Forse è questo che mi manca maggiormente di te: la naturalezza con cui accettavi l’avventura. Non servivano grandi spiegazioni. C’era un’idea, una montagna da salire, un fiume da seguire, una storia da fotografare. E si partiva.

Nel 2027 ripartiremo ancora, Massimo con la barca, un libro ed una mostra. Non potrò più voltarmi e vederti seduto a maneggiare il fuoribordo, oppure con la macchina fotografica in mano. Ma sono abbastanza sicuro che, da qualche parte lungo il viaggio, davanti a una luce particolare sul fiume o a un’alba nella nebbia, mi verrà spontaneo pensare: “Massimo, questa foto sarebbe stata tua.”

E allora, per un momento, sarai di nuovo a bordo.

I precedenti articoli di questo reportage sono stati pubblicati il 19, 24 e 29 agosto 2026.

Testo a cura di Claudio Rossetti


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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