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Panperduto, seguendo l’acqua fino al mare

Nel 2027 il grande ritorno del Trekking Ascona-Venezia
Panperduto, seguendo l’acqua fino al mare
Foto di CR
Tra acqua e terra, seguendo l’antica via
Panperduto, seguendo l’acqua fino al mare

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Nel 2027 il grande ritorno del Trekking Ascona-Venezia

MILANO - Sul Ticino, tra Sesto Calende e Milano, un capolavoro dell’ingegneria idraulica racconta oltre un secolo di storia. La diga del Panperduto, il Canale Villoresi e il Museo delle Acque Italo-Svizzere sono anche una tappa simbolica dell’antica via d’acqua che unisce Locarno a Venezia. Un itinerario che nel settembre 2027 torneremo a percorrere, questa volta a piedi e con l’appoggio di tradizionali lance da fiume.

Ci sono luoghi nei quali l’acqua non è semplicemente parte del paesaggio, ma ne racconta la storia. Il Panperduto, sul Ticino, nel territorio di Somma Lombardo, è uno di questi. Arrivando qui da Sesto Calende, dopo che il fiume ha lasciato il Lago Maggiore, ci si trova davanti a un sorprendente intreccio di acqua, dighe, canali, paratoie e opere di presa. Un monumento dell’ingegneria idraulica ottocentesca che ancora oggi svolge le funzioni per le quali venne concepito.

Il grande protagonista di questa storia è Eugenio Villoresi, ingegnere lombardo che nella seconda metà dell’Ottocento immaginò un vasto sistema capace di portare l’acqua verso le campagne a nord di Milano. L’obiettivo era ambizioso: trasformare territori relativamente poveri d’acqua in terre agricole produttive, sfruttando le risorse del bacino del Ticino. Dopo anni di progetti, difficoltà tecniche e finanziarie, le opere del Panperduto furono inaugurate il 28 aprile 1884, cinque anni dopo la morte di Villoresi. Da questo nodo nasce il Canale Villoresi, che avrebbe progressivamente cambiato il volto agricolo dell’Alto Milanese. All’inizio del Novecento si aggiunse il Canale Industriale, destinato soprattutto alla produzione di energia idroelettrica. Ancora oggi il Panperduto rimane uno dei più importanti nodi idraulici della Lombardia.

Persino il nome è affascinante. Una delle interpretazioni lo lega agli antichi barcaioli del Ticino: le rapide e le difficoltà della navigazione potevano provocare la perdita dei carichi e quindi del guadagno di una giornata, il “pan perduto”. Un nome che ci riporta immediatamente a un Ticino molto diverso da quello odierno, quando il fiume non era soltanto un elemento naturale, ma una vera strada commerciale.

Per comprendere il Panperduto bisogna però guardare oltre la diga. Sull’isola di Confurto, in un antico edificio utilizzato un tempo per custodire le attrezzature necessarie alla manutenzione degli impianti, è stato realizzato il Museo delle Acque Italo-Svizzere.

È un piccolo museo per dimensioni, ma grande per il tema che affronta. Al centro c’è il Ticino, fiume che non conosce frontiere e che lega la Svizzera all’Italia attraverso il Lago Maggiore. Una grande carta sul pavimento, in scala 1:1.500, rappresenta il territorio da Sesto Calende a Vizzola e permette di leggere quasi dall’alto la complessità del sistema idraulico. Il museo racconta l’acqua come fonte di vita, elemento del paesaggio, risorsa per l’agricoltura e materia prima per la produzione di energia. Ed è proprio questa dimensione transfrontaliera a rendere il Panperduto particolarmente interessante per chi, come noi, continua a seguire il sogno della storica idrovia Locarno-Milano-Venezia.

L’idea di viaggiare da Locarno verso Milano e quindi fino all’Adriatico non è un’invenzione turistica moderna. Per secoli il Lago Maggiore, il Ticino e i Navigli hanno costituito un sistema di trasporto attraverso il quale viaggiavano persone e soprattutto merci. Pietra, legname, carbone, prodotti agricoli e materiali da costruzione raggiungevano Milano navigando lungo queste vie d’acqua. Il percorso ideale parte da Locarno, attraversa il Lago Maggiore fino a Sesto Calende e prosegue lungo il Ticino. Il Panperduto rappresenta uno dei nodi decisivi: da qui il sistema dei canali permette di avvicinarsi a Milano e di entrare nella rete dei Navigli. Dalla Darsena il Naviglio Pavese conduce poi verso Pavia e il Ticino, che poco più a valle confluisce nel Po. Seguendo il grande fiume verso oriente si raggiungono infine il Delta, la laguna e Venezia.

Non tutto questo itinerario è oggi navigabile senza interruzioni. Ed è proprio questa discontinuità a renderlo interessante: l’idrovia è un patrimonio da riscoprire, un filo blu che attraversa paesaggi, città e secoli di storia. Il recupero delle conche del Panperduto è stato uno dei tasselli più importanti dei progetti transfrontalieri sviluppati negli ultimi decenni per valorizzare questo antico collegamento.

Il Panperduto fu uno dei luoghi capaci di dare un significato concreto a quell’esperienza. Qui si comprende infatti che un fiume non è mai soltanto un fiume: è natura, ma anche ingegneria; confine, ma contemporaneamente collegamento; energia, agricoltura, navigazione e memoria.

C’è infine un terzo modo per scoprire questo territorio: la bicicletta. Tra Sesto Calende e Pavia esiste un magnifico sistema di percorsi ciclabili che consente di seguire per quasi cento chilometri il Ticino e la rete dei canali. L’itinerario attraversa il Parco del Ticino e accompagna il viaggiatore in un paesaggio sorprendentemente verde, nonostante la vicinanza con una delle aree più densamente popolate e industrializzate d’Italia. La ciclovia del Ticino tra Sesto Calende e Pavia misura circa 98 chilometri.

Dal Lago Maggiore si pedala verso Golasecca e Somma Lombardo, si incontra il Panperduto e si continua tra boschi, canali e opere idrauliche. Più a sud il sistema delle alzaie consente di entrare nel mondo dei Navigli, raggiungere Milano e proseguire lungo il Naviglio Pavese in direzione di Pavia.

È forse proprio dalla bicicletta che si comprende meglio l’unità di questo paesaggio. Le distanze diventano umane, l’acqua rimane una presenza costante e il viaggio assume un ritmo che permette di fermarsi davanti a una chiusa, osservare una centrale, entrare in un borgo o semplicemente ascoltare il rumore del fiume.

Panperduto diventa così molto più di una diga. È un luogo nel quale passato e futuro della Locarno-Milano-Venezia sembrano incontrarsi. Qui l’acqua proveniente dalle Alpi e dal Lago Maggiore viene regolata, divisa e indirizzata verso nuovi percorsi. Ed è forse questa l’immagine più bella dell’intera idrovia: un viaggio nel quale l’acqua cambia continuamente strada, ma non smette mai di indicarcela.

Per me questa via d’acqua possiede anche una dimensione personale. Nel 2007, insieme al fotografo Massimo Pedrazzini, affrontai per la prima volta la discesa da Locarno verso Venezia, seguendo quel filo d’acqua che dal Lago Maggiore conduce al Ticino, ai Navigli, al Po e infine all’Adriatico. Fu un viaggio pionieristico e soprattutto un’esperienza di scoperta. Volevamo capire quanto fosse ancora leggibile, nel paesaggio contemporaneo, quell’antica strada liquida che per secoli aveva collegato il territorio svizzero con Milano e la pianura padana. Pedrazzini la raccontava attraverso le immagini, io attraverso incontri, appunti e storie raccolte lungo il percorso.

Nel settembre 2027, esattamente vent’anni dopo, torneremo su quella stessa direttrice, ma con uno spirito nuovo: questa volta il viaggio sarà un trekking lungo l’asse storico Locarno-Milano-Venezia, accompagnato in alcuni tratti da lance da fiume. Sarà un modo per mettere in dialogo due esperienze separate da vent’anni e, soprattutto, per osservare come sono cambiati il fiume, i Navigli e il nostro rapporto con l’acqua. Il Panperduto diventa così uno dei luoghi simbolici di questo ritorno: una sorta di cerniera tra il Lago Maggiore, Milano e la grande pianura del Po. Vent’anni dopo, seguiremo ancora l’acqua. Questa volta, però, anche camminandole accanto.

Testo a cura di Claudio Rossetti


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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