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Cypher Tank, la parola ai vincitori della semifinale “italofona”

Mercoledì al Dagorà di Lugano si è svolta la prima semifinale del Cypher Tank riservata ai progetti di lingua italiana: dei nove in gara, passano in finale Globalite e Off Wallet, entrambi già di casa in Ticino. Le voci dei vincitori.
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Mercoledì al Dagorà di Lugano si è svolta la prima semifinale del Cypher Tank riservata ai progetti di lingua italiana: dei nove in gara, passano in finale Globalite e Off Wallet, entrambi già di casa in Ticino. Le voci dei vincitori.

Un vecchio Game Boy trasformato in un wallet e una piattaforma che permette di ottenere liquidità senza dover vendere i propri bitcoin. È questa l’essenza dei due progetti “italofoni” che si sono guadagnati un posto nella finale del Cypher Tank, il format nato a Lugano a metà strada tra una competizione di pitch e un programma televisivo, in cui startup e progetti costruiti su Bitcoin si presentano davanti a una giuria di esperti e investitori – i cosiddetti “honey badgers” – a caccia di finanziamenti e servizi di accelerazione. Mercoledì 14 ottobre, negli spazi del Dagorà a Lugano, è andata in scena la prima semifinale del format, che in questo caso era riservata, appunto, ai progetti in lingua italiana. Un binario “parallelo”, quello in versione italofona, che ha raccolto 28 candidature tra l’Italia e la Svizzera italiana, sulle 175 arrivate complessivamente. Sono stati nove, alla fine, i progetti a cui, due giorni fa, è stata data l’opportunità di salire sul palco – di cui tre in ambito non-profit e sei per il for-profit – con tre minuti a disposizione per convincere la giuria e un solo posto in finale in palio per ciascuna categoria. Ad aggiudicarseli sono stati due progetti già di casa in Ticino, “Globalite” e “Off Wallet”, che alla luce del risultato, il 26 e 27 ottobre prossimi, si giocheranno la propria occasione al PoW.Space, nella finale a dodici in programma durante la Plan ₿ Week, a ridosso del Plan ₿ Forum del 23 e 24 ottobre. Sarà quello il cuore della seconda edizione del Cypher Tank. Dopo l’esordio dello scorso anno, quando le sfide registrate durante la prima edizione sono diventate una web series pubblicata online, il format tornerà infatti con una formula ancora più ricca: accanto ai tre premi da 100mila dollari in servizi di incubazione e accelerazione, i finalisti potranno per la prima volta ottenere investimenti diretti dai giudici.

Globalite, prestiti senza vendere

Abbiamo intercettato, a caldo, i protagonisti principali dell’evento. A partire da uno dei rappresentanti dei progetti vincitori: Pierluigi Albano, cofondatore di Globalite. La sua idea è nata osservando amici e familiari che volevano monetizzare i guadagni accumulati in bitcoin: anziché venderli, ha pensato di applicare il meccanismo che le banche - il mondo, peraltro, da cui proviene Albano - usano per i crediti lombard, cioè i prestiti garantiti da titoli. «Abbiamo creato la stessa infrastruttura che utilizzano gli istituti di credito per fare lombard loan, quindi prestiti collateralizzati da azioni Apple, per fare la stessa cosa su Bitcoin», spiega. Chi deposita bitcoin può così ottenere liquidità in franchi o in euro, fino alla metà del valore depositato. A distinguere Globalite da altre piattaforme simili, come ha sottolineato l’esperto, è l’impostazione: «Noi lo facciamo a livello istituzionale», senza ricorrere a wrapped Bitcoin o token propri e senza re-ipotecare i fondi dei clienti. Perché vendere, del resto, se – come ha evidenziato nel “post-partita” – «per me Bitcoin è la cosa più rara della Terra e quindi l’ultimo bene che andrai mai a venderti, a meno che tu abbia magari un quadro di Picasso». Nata nell’agosto 2024, la società ha sede a Lugano e al suo interno, attualmente, conta otto persone che ci lavorano: «Siamo in quattro co-founders e abbiamo altrettante figure tecniche che hanno ruoli specifici». Un legame con l’ecosistema luganese, il loro, che parte da lontano: «Seguiamo il Plan ₿ Forum sin dalla prima edizione e quindi abbiamo conosciuto Giacomo (Zucco, ndr) lì. Sono molto felice di aver vinto, non me l’aspettavo», ha confessato Albano.

Off Wallet, il Game Boy diventa un portafoglioAltrettanto entusiasmo ha riscosso il progetto vincitore tra i non-profit. A condividerne principi e caratteristiche è stato Raúl Rosa, sviluppatore nel settore dei pagamenti digitali, originario di El Salvador. È arrivato in Italia a quattro anni e da tre vive a Bissone, sulle rive del Ceresio. Il lavoro nel fintech lo ha portato ad appassionarsi a Bitcoin: la vicinanza con Lugano, poi, ha fatto il resto. «Sicuramente la bella community che è nata e che sta crescendo qui mi ha spinto ad avvicinarmi». Il suo Off Wallet parte dalla sfiducia che gli attacchi informatici agli hardware wallet – i dispositivi per custodire bitcoin – hanno generato tra gli utenti comuni, soprattutto in questo complicatissimo 2026. Progettare l’ennesimo dispositivo, ragiona Raúl, non risolverebbe il problema: una volta sul mercato, diventerebbe a sua volta un bersaglio per gli hacker, come quelli già in commercio. La risposta ideata è stata intercettata guardando indietro di qualche decennio: «Buona parte di noi, a casa, ha un Game Boy o comunque una vecchia console». Tutti questi dispositivi hanno dell’hardware che può essere utilizzato per generare una private key di Bitcoin», cioè il codice segreto che dà accesso ai propri fondi e che un hardware wallet ha il compito di tenere lontano dalla rete. La demo portata sul palco è una cartuccia che, inserita nella storica console portatile, la trasforma, appunto, in un hardware wallet: in sintesi, è il Game Boy stesso a generare la chiave, senza bisogno di affidarsi a un dispositivo prodotto da terzi. «Utilizzare una tecnologia che potremmo avere già in casa, significa quindi che non mi devo fidare di qualcun altro», taglia corto. Una tecnologia sviluppata prima di Internet, dell’AI e di Bitcoin stesso e quindi, osserva, «non nata come bersaglio per questo genere di attacchi». Ma perché proprio un Game Boy Color? «Era quello che avevo a casa, quindi sono partito da quello». Il software è già completamente open source e l’obiettivo è rendere aperto anche il progetto della cartuccia e del circuito: «Io non posso dire di questo software “fidati di quello che ho fatto, è sicuro”. Tu devi poter verificare», spiega, e l’obiettivo finale «è che chiunque sia in grado di realizzarlo anche da solo». Da qui la scelta della categoria non-profit: «È progetto che vive della community degli sviluppatori che collaborano».

Ti piacerebbe assistere dal vivo alla finale e vedere i progetti sfidarsi davanti agli “honey badgers”? Il Cypher Tank è accessibile anche attraverso il Golden Ticket della Plan ₿ Week, disponibile in soli ventuno esemplari.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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