Bitcoin oltre il denaro: un saggio sulla sovranità algoritmica

Il direttore scientifico della Fondazione Plan ₿, Denis Roio, alias “Jaromil”, firma un saggio accademico che reinterpreta la storia di Bitcoin come rottura del «taboo del denaro». Un tassello dell'impegno nella ricerca che coinvolge anche altri esponenti dell'ecosistema luganese.
Il direttore scientifico della Fondazione Plan ₿, Denis Roio, alias “Jaromil”, firma un saggio accademico che reinterpreta la storia di Bitcoin come rottura del «taboo del denaro». Un tassello dell'impegno nella ricerca che coinvolge anche altri esponenti dell'ecosistema luganese.
Eventi, formazione, adozione quotidiana ma anche tanto altro. Tra gli scopi della Fondazione Plan ₿, costituita nell'ottobre 2023, figura pure il sostegno alla ricerca sulle tecnologie a registro distribuito. Un impegno che, con la Fase II del progetto avviata lo scorso marzo, si è dotato anche di una struttura dedicata allo scopo, riunendo figure che da tempo lavorano e pubblicano contributi scientifici su questi temi. In questo contesto, tra i più interessanti oggi disponibili c'è quello di Denis Roio, correntemente Direttore Scientifico della Fondazione. Negli ambienti hacker e Bitcoin è conosciuto come Jaromil. Fondatore di Dyne.org, attivista del software libero, vincitore, insieme a Brian Holmes, del Vilém Flusser Theory Award 2009 alla Transmediale di Berlino, dal marzo scorso è direttore scientifico della Fondazione. Il suo saggio è il punto di approdo di una riflessione che parte da lontano: il grafico che lo accompagna - dedicato ai primi anni di Bitcoin - lo aveva elaborato lui stesso nel 2013; il concetto che ne regge l'impianto, poi, riprende un suo scritto del 2014, "Bitcoin: la fine del tabù della moneta"; e, infine, alla sovranità algoritmica citata nel titolo aveva dedicato, già nel 2018, il suo dottorato all'Università di Plymouth, nel Regno Unito.
Il tabù del denaro
Pubblicato nella collana De Cifris Koine, promossa dall'associazione italiana di crittografia, il saggio in questione si intitola "Bitcoin oltre il denaro: genealogia tecnopolitica e ambivalenza della sovranità algoritmica". La tesi? Che Bitcoin abbia infranto il «taboo del denaro», ovvero l'idea stessa che la moneta possa essere progettata soltanto da Stati, banche centrali e grandi istituzioni finanziarie. Il passaggio decisivo, secondo Roio, arriva con il blocco finanziario imposto a WikiLeaks tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011, che ha reso evidente come i circuiti di pagamento non siano affatto neutrali. «Bitcoin resta una rottura storica perché ha mostrato che denaro, fiducia e coordinamento possono essere ripensati come problemi infrastrutturali», scrive l'esperto. Il saggio, però, non è un'apologia. Parlare di «sovranità algoritmica», precisa Roio, non significa che siano gli algoritmi a esercitare autonomamente il potere, ma che alcune funzioni, tradizionalmente sovrane, vengono ricollocate all'interno di infrastrutture programmabili, attraverso protocolli, regole tecniche e incentivi. E proprio perché il potere si sposta, può anche concentrarsi in forme nuove: nello sviluppo del software, nel mining, nelle infrastrutture di accesso o nella proprietà delle risorse. «La decentralizzazione non coincide dunque con la democratizzazione», avverte l'autore, che individua nella leggibilità del codice, nella possibilità di contestare le regole e nella partecipazione alcune delle condizioni perché queste infrastrutture possano restare effettivamente aperte. Non a caso, il banco di prova scelto per chiudere l'analisi è proprio Lugano, con l'ecosistema MyLugano e il token LVGA.
Non solo Roio
Del resto, il dialogo tra l'ecosistema innovativo luganese, il mondo Bitcoin e quello universitario si fa sempre più stretto. Lo scorso marzo, infatti, la rivista scientifica FinTech ha pubblicato uno studio sull'adozione della blockchain da parte di Lugano, firmato - tra gli altri - da Giacomo Zucco, vicepresidente della Fondazione, Robert Bregy, segretario del consiglio di fondazione e segretario comunale, e Roberto Gorini, responsabile Ecosistema, insieme a Lorenzo Barisone, data scientist della Città. Nella squadra c'è poi Massimo Morini, responsabile Educazione e Relazioni con l'Accademia: docente preddo l'USI e Academic Fellow alla Bocconi, è stato peraltro tra i primi, dal 2013, a studiare le applicazioni della blockchain ai mercati finanziari.
Il saggio di Denis Roio è consultabile integralmente a questo link, così come anche lo studio sul caso Lugano, liberamente accessibile sul sito della rivista FinTech.







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