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Lyudmyla Kozlovska: «Senza privacy non esistono i diritti umani»

Nella nuova puntata del format condotto da Mir Liponi l'ospite è Lyudmyla Kozlovska, attivista ucraina a capo della Open Dialogue Foundation. Una conversazione su diritti, sorveglianza digitale e sul perché, secondo lei, la riservatezza vada difesa ogni singolo giorno.
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Nella nuova puntata del format condotto da Mir Liponi l'ospite è Lyudmyla Kozlovska, attivista ucraina a capo della Open Dialogue Foundation. Una conversazione su diritti, sorveglianza digitale e sul perché, secondo lei, la riservatezza vada difesa ogni singolo giorno.

C'è una frase, nell'ultima puntata di “A Block with Mir”, pubblicata sul canale Rumble del Plan ₿ Forum, che spiega meglio di ogni teoria perché una donna impegnata da anni nella difesa dei diritti umani sia finita, nel tempo, per occuparsi anche di Bitcoin. La pronuncia Lyudmyla Kozlovska, attivista ucraina, presidente e fondatrice dell'Open Dialogue Foundation, ripercorrendo quello che descrive come il periodo in cui è stata «completamente schiacciata da tre Paesi» e ha dovuto ricostruirsi da capo: «Non sarei riuscita a superare tutta quella persecuzione senza la riservatezza delle comunicazioni e senza la privacy della mia famiglia. Nulla sarebbe stato possibile». Un'esperienza che si somma a quella, ben documentata, dei primi giorni dell'invasione russa dell'Ucraina: come la stessa fondazione ha raccontato in più occasioni, con piattaforme come PayPal, GoFundMe e Wise che avevano bloccato le raccolte della fondazione destinate agli aiuti in Ucraina, fu grazie a Bitcoin che l'organizzazione riuscì a raccogliere fondi in poche ore e a far arrivare già dal secondo giorno giubbotti antiproiettile, caschi e materiale sanitario a Leopoli (Lviv) e a Kiev. Lyudmyla è già nota ai lettori di questa rubrica - qui trovate una nostra intervista del 2023 - ed è tornata a Lugano per ribadire una tesi netta: «Senza privacy non si può parlare di diritti umani».

«Oggi sei uno studente, domani un bersaglio»

Il suo ragionamento parte da una constatazione: nel mondo digitale i dati vengono raccolti in modo del tutto legale, ma possono essere trasformati in armi. «Non si tratta solo di dati estratti dai social», spiega. «È un modo legale di raccogliere le tue informazioni: poi chi conosce le procedure può usarle contro di te». A chi obietta di non avere nulla da nascondere - «soprattutto i giovani», evidenzia - risponde con l'argomento che usa con gli stagisti della sua fondazione: «Oggi sei uno studente, domani sarai un imprenditore di successo e ti troverai a competere con qualcuno che arriva da uno Stato autoritario, uno di quei contesti in cui chi sta al potere sa, spesso, come utilizzare gli strumenti legali. Tu diventerai così un bersaglio e tutto ciò che hai pubblicato nel mondo digitale, magari fin da quando i tuoi genitori caricavano le tue foto da bambino, verrà usato contro di te e contro la tua famiglia». Da qui l'invito agli esperti a far sentire la propria voce: «La maggior parte dei politici non ha queste competenze. Per questo è così importante che chi le possiede si faccia sentire, e difenda la privacy adesso».

La privacy è come lavarsi i denti

Un’immagine che colpisce molto, già esternata da Kozlovska durante la sua partecipazione al Cypher Tank, riguarda il rapporto tra la quotidianità e la privacy, che, a suo modo di vedere, va curata come l'igiene personale, ogni giorno. «Non è qualcosa di scontato: va difesa costantemente». Il rischio, spiega, è quello di cedere per comodità: «Molte persone rinunciano alla propria privacy perché è una delega di responsabilità. Quando deleghi, ti senti libero: non è più un problema tuo, non sei tu ad aver sbagliato». Un lusso che, avverte, non possiamo più permetterci. E ci sarebbe, peraltro, un pregiudizio che considera ancora più insidioso: «Dare per scontato che chi pretende maggiore privacy abbia qualcosa da nascondere, che sia quindi un criminale, senza alcuna decisione di un tribunale a supportare questa “idea”. Tutto questo - conclude - è profondamente sbagliato». Da qui anche un monito preciso: «Potete inventare lo strumento migliore possibile, potete scrivere il codice migliore possibile, ma se ignorate le leggi e permettete che quelle leggi vi mettano al bando, state costruendo un monumento, non una difesa». Con una nota di ottimismo, però, riservata proprio a Lugano, che ha definito un caso raro di città attenta al tema: «Puoi avere un posto meraviglioso, ma se non c'è una comunità che lotta, che costruisce, che sostiene - non solo a parole, ma con la proof of work - non serve a nulla. Questa, in sostanza, è la cosa più importante».

Non vuoi perderti nessuna puntata di "A Block with Mir"?
Gli episodi sono disponibili sul canale Rumble di Plan ₿.

Attenzione! Il Plan ₿ Forum tornerà a Lugano con la sua quinta edizione venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026. Per ulteriori informazioni e per acquistare i biglietti, visita la pagina ufficiale.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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