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Imparare Bitcoin all'università? «È inevitabile»

Al Plan ₿ Forum di El Salvador, Rogzy ha raccontato come gli atenei di tutto il mondo stiano aprendo le porte ai corsi su Bitcoin. Undici le università già coinvolte, dal Politecnico di Torino a Taiwan, passando per Lugano.
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Al Plan ₿ Forum di El Salvador, Rogzy ha raccontato come gli atenei di tutto il mondo stiano aprendo le porte ai corsi su Bitcoin. Undici le università già coinvolte, dal Politecnico di Torino a Taiwan, passando per Lugano.

Se un tempo proporre un corso su Bitcoin presso un ateneo era un azzardo, oggi quella barriera è caduta. È il messaggio portato sul palco della seconda edizione del Plan ₿ Forum di El Salvador - la conferenza gemella di quella luganese, andata in scena a fine gennaio a San Salvador - da Rogzy, francese, fondatore del progetto educativo “Découvre Bitcoin” e co-fondatore, insieme a Giacomo Zucco, di Plan ₿ Network. «Bitcoin non è più un bambino», ha esordito. «Oggi ha 17 anni, è globale, è ovunque ed è legale».

Perché le università non hanno più paura

Il cambiamento, ha spiegato, è soprattutto culturale. Fino a pochi anni fa erano pochissime le università che “osavano” affrontare il tema. Oggi, evidentemente, il quadro è cambiato: lo speaker ha citato tra i segnali di questa normalizzazione l’ingresso di Harvard nel mercato attraverso Bitcoin e il crescente coinvolgimento di istituzioni accademiche come il MIT. Insomma, per dirla con Rogzy, «il rischio non esiste più. Se crei un programma su Bitcoin nella tua università, nessuno obietterà nulla». Certo, restano le lentezze burocratiche - servono docenti, competenze e fondi - ma la direzione, secondo l’esperto, è ormai tracciata. Plan ₿ collabora oggi con undici università nel mondo, con programmi ogni volta diversi: dal percorso avviato al Politecnico di Torino, che proprio quest'anno ha portato al lancio di un Executive Master interamente dedicato a Bitcoin, ai micro-programmi della taiwanese NTUT fino, appunto, a El Salvador, Washington e, ovviamente, Lugano.

Il metodo: partire da un workshop

La parte più concreta dell’intervento è stata però il “manuale” rivolto a chi voglia provare in prima persona a portare Bitcoin all’interno di un ateneo. La ricetta proposta da Rogzy è partire in piccolo: «Il modo migliore è andare lì e dire: “voglio fare un workshop”. A questo tipo di proposta, non possono dire di no». Poi un secondo, un terzo, la nascita di un gruppo studentesco, la ricerca di un docente che creda nel progetto e apra la porta ai vertici dell’ateneo. Da lì, il primo corso. A rendere tutto più semplice è la scelta open source di Plan ₿: lezioni, diapositive e materiali vengono messi a disposizione per essere riutilizzati e adattati, con gran parte dei corsi accessibile gratuitamente e contenuti tradotti in numerose lingue. «Potete distribuirli e non dovete reinventare un programma accademico», ha sintetizzato Rogzy. Con risultati talvolta sorprendenti, come il caso di un educatore in Thailandia che ha costruito un intero percorso universitario mettendo in fila i corsi della piattaforma Plan ₿ Network, «senza dover scrivere neanche una diapositiva». L’obiettivo finale è ambizioso: costruire una vera e propria università Bitcoin, articolata in facoltà. Al momento dell’intervento, la piattaforma contava 47 corsi; l’obiettivo dichiarato era arrivare a 100 entro la fine del 2026 e a circa 200 nel 2027. «Ogni università avrà un programma su Bitcoin, esattamente come tutte hanno un corso di informatica o di sociologia», ha concluso. «È inevitabile: la domanda è soltanto quando».

Un tema, quello dell'educazione, che sarà certamente al centro del Plan ₿ Forum anche a Lugano, la cui quinta edizione è in programma venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2026 al Palazzo dei Congressi. Per ulteriori informazioni e biglietti visita la pagina ufficiale.

Vuoi seguire l’intervento di Rogzy? La registrazione integrale è disponibile sul canale Rumble della manifestazione, insieme a tutti gli altri momenti clou della seconda edizione salvadoregna.


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.

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