Ardoino e Lutnick: la promettente alchimia tra Bitcoin e Wall Street

Sul palco della quarta edizione del Plan ₿ Forum, il CEO di Tether e il chairman di Cantor Fitzgerald hanno raccontato come la resilienza, l'educazione e le partnership strategiche stiano rinsaldando le connessioni tra la finanza tradizionale e quella decentralizzata.
Sul palco della quarta edizione del Plan ₿ Forum, il CEO di Tether e il chairman di Cantor Fitzgerald hanno raccontato come la resilienza, l'educazione e le partnership strategiche stiano rinsaldando le connessioni tra la finanza tradizionale e quella decentralizzata.
Quando la finanza tradizionale incontra Bitcoin sul palco del Plan ₿ Forum di Lugano, il risultato non può che essere una conversazione il cui valore va ben oltre quello dei numeri. Ed è esattamente quello che è accaduto sul WAGMI Stage della quarta edizione della conferenza organizzata in riva al Ceresio, quando Paolo Ardoino e Brandon Lutnick hanno regalato al pubblico una delle “fireside chat” più attese della due giorni.
Le premesse, del resto, erano quantomeno allettanti: da una parte uno dei “padroni di casa” della manifestazione perché co-fondatore del progetto Plan ₿, il CEO di Tether, azienda che ha registrato oltre 10 miliardi di dollari di profitti nel 2025 e che ha trasformato USD₮ nella stablecoin più utilizzata al mondo, con una capitalizzazione di 184 mld USD, quasi sei volte superiore a quella del più diretto competitor. Di fronte a lui, poi, c’era appunto il chairman di Cantor Fitzgerald, alla sua terza partecipazione consecutiva al Forum. Il ventisettenne Brandon, laureato in Symbolic Systems a Stanford, ha assunto la guida dell’organizzazione nel febbraio 2025, succedendo al padre Howard (divenuto Segretario al Commercio degli Stati Uniti), e da allora ha consolidato il ruolo dell'istituzione finanziaria come ponte tra Wall Street e l'ecosistema Bitcoin.
La resilienza come filo conduttore
Lutnick ha avviato il dialogo ripercorrendo, seppur rapidamente, alcuni passaggi importanti della storia di Cantor Fitzgerald. Fondata nel 1945 da Bernie Cantor, l'azienda è poi stata guidata per quattro decenni dal padre Howard, che aveva fatto suo un motto preciso: «Passi così tanto tempo al lavoro che dovresti lavorare con le persone che ami. Assumi i tuoi amici». Una filosofia che ha reso l'11 settembre 2001, per lui, devastante oltre ogni misura: dei quasi mille dipendenti dell'ufficio di New York, 658 non hanno fatto ritorno a casa. «Mio padre non era in ufficio perché stava portando mio fratello Kyle al primo giorno di asilo», ha raccontato Brandon. «Cantor occupava i piani dal 101° al 105° del World Trade Center. Tutti quelli che erano nell'edificio quel giorno sono morti». La fase successiva, cioè quella di ricostruzione, è stata, però, altrettanto straordinaria: Howard Lutnick ha promesso di destinare il 25% dei futuri profitti alle famiglie delle vittime per cinque anni, versando complessivamente 180 milioni di dollari e creando un'offerta di lavoro permanente per tutti i figli di quei 658 colleghi perduti. «Circa 200 ragazzi sono passati dall'azienda, una trentina lavora ancora con noi oggi», ha spiegato Brandon. Nel 2001 Cantor Fitzgerald aveva 2.000 dipendenti a livello globale; oggi ne conta 14.000, distribuiti tra Newmark - importante gruppo attivo nei servizi immobiliari commerciali - BGC - operatore internazionale specializzato nel brokerage e nella tecnologia per i mercati finanziari - e Cantor stessa, rimasta una private investment bank.
Essere una realtà privata, ha spiegato Lutnick, consente a Cantor di muoversi con maggiore rapidità e di impegnarsi senza eccessivi vincoli burocratici nei settori in cui intravede un potenziale strategico. Ardoino, a sua volta, ha colto la palla al balzo, in quel punto della conversazione, per tracciare un parallelismo con il mondo Bitcoin, sottolineando come la resilienza sia una delle caratteristiche più importanti dell’industria e ricordando quanto, negli anni, il settore abbia dovuto resistere ad attacchi di ogni tipo.
L'educazione Bitcoin che ha cambiato Wall Street
La svolta per Cantor Fitzgerald è arrivata proprio a Lugano, anni fa. «Sono venuto qui quando sapevo ancora pochissimo del mondo digitale», ha raccontato Brandon. «Pensavo di dover capire prima Tether, ma Paolo mi disse che la cosa davvero importante era comprendere Bitcoin. Da lì è iniziato tutto. Oggi Cantor è diventata una realtà che prova a costruire un ponte tra la finanza tradizionale e la DeFi», ha detto Lutnick, ricordando che, a suo avviso, la finanza resta finanza anche quando le si antepone l’etichetta “decentralized”. Il risultato? Cantor Fitzgerald è stata l'unica vera banca presente alle crypto conference globali negli anni più difficili. Ha assunto investment banker dedicati al settore nel 2021, analisti di ricerca nel 2022, ha lanciato una propria conferenza (la successiva si è poi svolta, poco tempo dopo il Forum di Lugano, a Miami, con Ardoino come keynote speaker), ha creato un'iniziativa di Bitcoin lending e ha raccolto - come rivendicato dallo stesso Brandon sul palco - 40 miliardi di dollari per aziende crypto nel 2024. «Stiamo davvero provando a fare da ponte tra i due mondi», ha sottolineato Brandon.
L'ingresso di Tether negli Stati Uniti e la partnership strategica
Per Ardoino, il 2025 ha segnato un passaggio storico: la prima “missione” negli Stati Uniti della sua vita, il 2 marzo, a 41 anni appena compiuti. «Sono atterrato a Washington DC e ho avuto l'opportunità di interloquire con lawmakers e regolatori, spiegando Bitcoin e Tether sulla base di fatti e dati. Sono stato accolto a braccia aperte, molto più di quanto mi aspettassi». Poi New York, Las Vegas, Charlotte. «Ho capito perché gli States sono considerati la terra delle opportunità: c'è ancora spazio per buoni innovatori e liberi pensatori». In quel contesto si inserisce USA₮, la stablecoin regolamentata di Tether concepita per il mercato statunitense, guidata da Bo Hines e sviluppata in partnership con Anchorage Digital Bank in qualità di issuer. «Tutto ciò che facciamo in Tether porta avanti l'ethos di Bitcoin: proteggere la libertà finanziaria e di parola e creare ambienti e tecnologie resilienti», ha spiegato l’italiano. Un altro tassello è la partnership con Rumble, che, in effetti, poco più di due mesi dopo il Forum - come anticipato da Ardoino - ha lanciato un wallet integrato con USD₮, Tether Gold e soprattutto Bitcoin con Lightning, per i suoi oltre 50 milioni di utenti attivi mensili. «L'obiettivo è un wallet Bitcoin con savings account e un checking account in stablecoin, per aiutare la creator economy digitale che sta crescendo rapidamente negli Stati Uniti». Cantor Fitzgerald gioca un ruolo cruciale in questa espansione: come uno dei 25 primary dealer statunitensi, custodisce già una parte rilevante delle riserve di USD₮ e, secondo quanto annunciato, custodirà anche gli asset di USA₮.
Decentralizzare l’Intelligenza Artificiale: "Not your AI, not your intelligence"
Durante la fireside chat, inoltre, Ardoino ha toccato anche il tema QVAC, la piattaforma di intelligenza artificiale open-source e locale lanciata da Tether, su cui si è soffermato più diffusamente in un altro panel del Forum. La piattaforma permette di eseguire modelli di AI direttamente su smartphone e laptop, riducendo la dipendenza dai data center, dal cloud e dai modelli centralizzati delle Big Tech. «Come nel mondo Bitcoin diciamo “not your keys, not your coins”, così per l’intelligenza artificiale vale un principio analogo: “not your AI, not your intelligence”», ha osservato Ardoino.
Il punto, per il CEO di Tether, è semplice: non sapere cosa accade dietro i modelli che elaborano i nostri dati rischia di diventare un problema serio per la libertà individuale e per la tutela della privacy. «Si tratta di una delle più grandi sfide nella storia dell'umanità». La previsione di Ardoino è netta: nei prossimi cinque anni, oltre il 90% dei casi d’uso dell’intelligenza artificiale, a suo giudizio, potrà essere eseguito in locale, preservando privacy e indipendenza. L'obiettivo, ancora una volta, è lo stesso di Bitcoin e USD₮: «Portare le stesse opportunità anche a quella parte di umanità che viene lasciata indietro. Come Bitcoin aiuta chi è stato escluso dal sistema finanziario tradizionale, vogliamo che l'AI supporti chi rischia di essere escluso dall’accesso agli strumenti di intelligenza artificiale».
Guardando al futuro
Brandon Lutnick ha chiuso con una visione ottimistica: «Il prossimo step è questo: più accettazione comune e riconoscimento che Bitcoin è la più grande commodity sulla Terra: è liberamente scambiabile, ha una quantità finita, non c'è ceiling (un tetto massimo, un limite al suo potenziale, ndr)». Paolo, più cauto ma determinato, ha infine riconosciuto: «È chiaro che alla fine avevamo ragione. Il 2024 è stato il primo grande anno di adozione istituzionale di Bitcoin con gli ETF. Ma siamo ancora “early”: incontro spesso molte aziende che hanno paura di toccare Bitcoin, anche con un bastone lungo tre metri». La critica costruttiva è arrivata sulla user experience: «Una cosa negativa che vedo ancora oggi, dopo tanti anni nell'industria Bitcoin, è che l'esperienza utente non è migliorata abbastanza. Il 99% della popolazione mondiale non ha il tempo che abbiamo noi per capire Bitcoin, studiarlo e proteggerlo. Come possiamo aiutarli a sentirsi a proprio agio nel possederlo? Questo è ciò che mi stimola di più: come sarà la vera adozione di Bitcoin in futuro».
Per Ardoino, la vera sfida resta la stessa: preparare tecnologia e UX a un’adozione di massa che potrà arrivare gradualmente oppure essere accelerata da un evento improvviso, coinvolgendo anche chi non è né "geek" né "techie".
Vuoi ascoltare la fireside chat integrale tra Ardoino e Lutnick? È disponibile sul canale Rumble del Lugano Plan ₿ Forum, dove puoi trovare anche tutti i video della scorsa edizione. La due giorni ritornerà in riva al Ceresio venerdì 23 e sabato 24 ottobre di quest’anno.







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