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27.07.2021 - 10:520

La definizione di "Conflict Diamonds"

Crescono le tensioni all’interno del Kimberley Process sulla definizione dei diamanti provenienti da zone di conflitto

Un recente incontro globale del Kimberley Process (KP) si è concluso con un’accesa controversia tra i delegati cinesi e il rappresentante di un’organizzazione non profit sul delicato argomento in oggetto.
I partecipanti cinesi hanno interrotto la dichiarazione di chiusura di Shamiso Mtisi, il coordinatore della Coalizione della Società Civile, il quale aveva criticato l'approccio della Cina alla questione. Secondo un altro partecipante, parte della delegazione cinese ha lasciato il meeting in segno di protesta.
Parlando all'intersessione del mese scorso, Mtisi ha evidenziato come Cina, India e Angola non avessero compiuto progressi sulla definizione del KP di pietre da conflitto, un punto centrale del dibattito.
Le proposte per aggiornare la definizione sono in discussione da molti anni. Il linguaggio attuale limita il termine ai diamanti grezzi usati dai gruppi ribelli per finanziare i conflitti, ma esclude le forme di violenza da parte delle autorità al potere.
Il tema era all'ordine del giorno dell'incontro del 21-25 giugno, che si è svolto per la prima volta online a causa della pandemia di Covid-19.
Tuttavia Cina, India, Angola e altri paesi hanno sostenuto che il KP non sia un forum per discutere di diritti umani poiché l'organizzazione ha come focus "questioni commerciali". Alcuni governi hanno anche sottolineato che al KP manchi un mandato specifico per apportare il cambiamento. Secondo lo statuto del KP, un rinnovamento delle definizioni può avvenire solo quando tutti i governi partecipanti danno la loro approvazione.
Le ragioni della riluttanza del trio sono oscure, portando a speculazioni sulle plausibili cause.
Mtisi sottolinea che la Cina ha investito nell'estrazione di diamanti nello Zimbabwe, una nazione produttrice con una storia controversa di violenza nei suoi giacimenti. Egli afferma inoltre che l'India, il più grande importatore di grezzi del mondo, ha beneficiato di diamanti a basso costo originari da paesi colpiti da violazioni dei diritti umani. Non è chiaro perché l'Angola, una nazione mineraria, si opporrebbe a una giusta definizione aggiornata, data la sua storia di conflitti.
La domanda sulla definizione di diamanti da zone di conflitto è una questione delicata che necessita del consenso di tutti i partecipanti e osservatori. Sarebbe compito dei partecipanti e degli osservatori del Kimberley Process discutere e raggiungere il consenso su quando la definizione di diamanti da zone di conflitto dovrebbe essere modificata".
Il governo angolano ha negato l’accusa da parte di Mtisi che le autorità della provincia mineraria di Lunda Norte, in Angola, stessero reprimendo violentemente le proteste della comunità contro la distruzione di villaggi e mezzi di sussistenza.
I governi di Cina e India non hanno risposto al momento alle richieste di commento della stampa. Il Gem & Jewellery Export Promotion Council (GJEPC), il principale ente commerciale indiano del settore, ha affermato di non essersi mai opposto alla riscrittura della definizione chiave se ciò contribuisce a creare un'industria più sostenibile e priva di violazioni dei diritti umani.
L’accusa di Mtisi - vicedirettore della Zimbabwe Environmental Law Association, che guida la Civil Society Coalition - contro i tre paesi, ha sollevato proteste fragorose da parte dei delegati cinesi che hanno riattivato il microfono e hanno iniziato a gridare.
La Russia, in qualità di presidente, ha offerto ai governi in protesta l'opportunità di replicare alla fine del discorso. Gli Stati Uniti, il Canada e l'Unione Europea hanno tutti espresso le loro opinioni.
Edward Asscher, presidente del World Diamond Council (WDC) ha sottolineato l'importanza della libertà di espressione all’interno delle riunioni del KP.
«Anche se non è stato raggiunto un consenso, le discussioni hanno permesso ai partecipanti - governi, società civile e industria - di esprimere le loro posizioni», ha continuato il presidente. «Solo attraverso la discussione e ascoltando le preoccupazioni di tutti faremo progressi verso una definizione più ampia».
Non si tratta del primo incidente di questo tipo. Alla cerimonia di benvenuto dell'incontro intersessionale del 2017, i delegati cinesi avrebbero gridato in segno di protesta contro il coinvolgimento di Taiwan, che non consideravano uno stato idoneo a partecipare all’evento.
«Tutte le delegazioni alle riunioni del KP hanno sia il diritto di essere ascoltate che il diritto di rispondere a qualsiasi dichiarazione fatta, il che è assolutamente fondamentale», ha affermato questa settimana un portavoce del Kimberley Process in Russia.
Talvolta ascoltarsi a vicenda e cercare di raggiungere il consenso non è un compito facile e richiede impegno da parte di tutte le controparti al tavolo KP che è molto ampio e diversificato.
L’emotività dei rappresentanti in campo è un fattore imprescindibile quando si affrontano tematiche quali le guerre civili che flagellano numerosi stati africane e gli abusi sulle popolazioni locali.

 

A cura di Dario Cominotti


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