Uova Fabergé
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23.04.2021 - 11:030

Le preziose uova Fabergé

Storia dei rari e sontuosi doni creati per le feste pasquali presso la corte degli Zar di tutte le Russie

Prima della rivoluzione e l'istituzione del regime comunista, le celebrazioni religiose erano molto importanti per il popolo russo. La Pasqua si celebrava più ampiamente di quanto non si faccia ai nostri giorni, e la famiglia reale Romanov stabilì la tradizione di regalarsi le uova in occasione delle festività.
Quando la compagnia fu fondata da Gustav Fabergé nel 1842, questo nome era ancora sconosciuto. Fu solo quando suo figlio Karl rilevò il laboratorio che la maison accrebbe la sua popolarità. L'azienda fu coinvolta nel restauro di oggetti per il Museo dell'Ermitage e, di conseguenza, fu invitata a partecipare ad un'esibizione a Mosca. In quell’occasione le loro opere furono notate dall'Imperatore.
Il primo uovo fu commissionato proprio dallo zar Alessandro III nel 1885 come regalo di Pasqua per sua moglie. Esso era composto d'oro massiccio e rivestito con smalto bianco. All'interno dell'uovo si trovava un tuorlo d'oro, che conteneva a sua volta una gallina con occhi color rubino e una minuscola corona.
Quell’oggetto valse a Fabergé la nomina di gioielliere ufficiale della Corte Imperiale, tanto la zarina rimase affascinata da quel regalo. Le uova, prodotte fino al 1916, divennero una tradizione, tutte magnifiche e diverse l’una dall’altra. Erano vere e proprie opere d’arte che donarono all’azienda Fabergé fama mondiale, permettendogli di aprire filiali a Mosca, Odessa, Kiev e Londra.
Dopo la morte dello zar Alessandro III nel 1894, suo figlio Nicola II portò avanti il rituale del dono con sua moglie e sua madre. Tra il 1885 e il 1917 furono creati 50 esemplari che costituiscono la collezione delle uova imperiali; le ultime 2 sono rimaste incomplete. Le uova, la cui realizzazione impegnava gli artigiani per mesi, celebravano il casato Romanov e la storia russa: ad esempio l'uovo del 1906 fu pensato come una replica del Palazzo del Cremlino, e l'uovo dell'incoronazione dello zar Nicola II nel 1896 conteneva, come sorpresa, la miniatura della carrozza reale di Caterina la Grande.
Nel 1917 dopo la rivoluzione bolscevica, la ditta Fabergé venne nazionalizzata. Tutti i gioielli imperiali, comprese le uova Fabergé, furono trasferiti nell'armeria del Cremlino da Vladimir Lenin. Un paio di decenni dopo, enormi somme di danaro erano necessarie per sostenere il regime in Unione Sovietica. Stalin le vendette segretamente sul mercato nero per molto meno del loro valore di mercato. Si stima che tra il 1930 e il 1933, 14 pezzi lasciarono la Russia e si dispersero in tutto il mondo; alcune oggi fanno parte di collezioni private, tre sono di proprietà della Regina Elisabetta, altre si trovano nei musei e altre ancora sono sparite.
Delle 50 uova Fabergé realizzate per la famiglia imperiale russa, solo 43 sono state localizzate, il che significa che 7 sono ancora nascoste. Esistono fotografie di due delle uova: l'uovo reale danese realizzato per l'imperatrice Feodorovna in occasione del 40° anniversario dell'incoronazione di suo padre, il re di Danimarca, e l'uovo commemorativo di Alessandro III per il 15° anniversario della sua morte.
Anche la nobile famiglia russa Kelch commissionò negli stessi anni 7 uova pasquali, altrettanto sontuose.
Allo stesso modo fecero altre famiglie dell’élite europea, seguendo l’esempio della famiglia imperiale.

La sorte delle uova
Nel 2004, il miliardario Malcolm Forbes ha messo all'asta le sue 9 uova Fabergé da Christie's, ma l'oligarca russo Viktor Vekselberg fece di tutto per acquistare l'intera collezione prima della vendita pubblica, presumibilmente arrivando ad offrire 100 milioni di dollari.
Inoltre, Vekselberg ha fondato il Museo Fabergé a San Pietroburgo nel 2016. La collezione contiene 15 uova: 9 imperiali, 4 di Kelch e 4 uova supplementari.
Il terzo uovo imperiale, realizzato nel 1887, scomparve dopo il 1922, quando fu depositato al Cremlino.
L'uovo, in stile Luigi XVI, era decorato con zaffiri e diamanti e la sorpresa era un orologio in oro e diamanti di Vacheron-Constantin. L'uovo perduto riapparve all'asta a New York nel 1964 e venduto per 2.450 dollari.
40 anni dopo è rispuntato in occasione di una vendita di proprietà nel Midwest, ed è stato acquistato da un commerciante di rottami per 13.000 dollari. Nel 2014 il commerciante, incuriosito dall’oggetto, iniziò a cercarne le origini, scoprendo che si trattava proprio del tesoro imperiale perduto. L'uovo è stato poi venduto privatamente a un collezionista per milioni di dollari.
L'uovo più costoso mai venduto all'asta, tuttavia, è quello della famiglia Rothschild. È stato creato nel 1902 per il barone Edouard de Rothschild. L'uovo in smalto rosa raffigura un orologio funzionante e un gallo con diamanti spunta dalla cima dell'uovo ad ogni ora. Dopo 105 anni nelle mani della stessa famiglia Rothschild, esso è stato venduto all'asta da Christie's per 16,5 milioni di dollari ad Alexander Ivanov, collezionista d'arte e direttore del Museo nazionale russo. Attualmente è esposto al Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo.

 

A cura di Dario Cominotti


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