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24.01.2020 - 08:000

Tendenze cantonali a confronto con le altre regioni svizzere

Da 10 anni rileviamo l’andamento degli affari e le prospettive per l’anno successivo

Per quanto riguarda il Ticino, il campione è costantemente di circa 300 aziende (330 per il 2019/2020) e interessante è il fatto che le tendenze che rileviamo sono in seguito sempre regolarmente confermate dai dati ufficiali cantonali e federali. Malgrado lo scetticismo che alle nostre latitudini accompagna ormai ogni notizia positiva riguardante l’economia cantonale, è un fatto che i dati ticinesi illustrano sempre un’evoluzione in linea con quella delle altre regioni svizzere. Per alcuni, con parametri addirittura migliori di zone come l’Arco lemanico, considerate unanimamente fra le più dinamiche e innovative. Come sottolineiamo sempre, non si tratta di esaltare oltre modo gli aspetti positivi e l’accusa di ignorare qualche fattore negativo è totalmente ingiustificata e ingenerosa. Si tratta piuttosto di aiutare a capire quali sono i punti di forza della nostra economia e far emergere le questioni delicate, magari meno note al grande pubblico, ma utili per un dibattito politico sereno e basato sui fatti.

Andamento stabile
Un elemento importante che emerge da vari anni e che è stato riconfermato anche dall’indagine 2019/2020 è la sostanziale stabilità della nostra economia. Stabilità che non è mai venuta meno anche in periodi molto difficili di grandi crisi (pensiamo alla questione franco-euro) e che conferma l’importanza di un tessuto economico diversificato come quello ticinese. Sono innegabili, e noi ne siamo consapevoli, le difficoltà di taluni settori (non segnatamente rilevate nella nostra inchiesta che osserva solo le tendenze generali dell’economia), ma queste per fortuna non hanno inficiato la situazione globale e i risultati tutto sommato positivi che risultano a saldo di tutte le situazioni specifiche. Non è un caso se, malgrado i brutali assestamenti del settore bancario, il gettito fiscale delle persone giuridiche negli ultimi dieci anni è rimasto costante, con importanti contributi di aziende di altri ambiti che hanno compensato quanto è venuto a mancare sul fronte della finanza. Non deve quindi stupire se dalle risposte dei nostri associati emergono tendenze positive, come attestato da 3 aziende su 4 che hanno confermato le aspettative espresse nel 2018. L’andamento generale degli affari, fra chi lo considera soddisfacente (42%) e chi lo ritiene buono (32%), può essere considerato di segno positivo. Così come le previsioni per il 2020 che, salvo cataclismi imprevedibili, sono improntate alla fiducia per il 74% delle imprese che hanno partecipato all’inchiesta. Interessante è il fatto che anche per le imprese votate all’esportazione, le cifre sono sostanzialmente le stesse, malgrado un contesto internazionale molto nervoso o ondivago, l’inasprimento dei conflitti commerciali, l’incertezza dei rapporti con l’Unione europea (UE) e sull’esito della Brexit, nonché le difficoltà di alcuni importanti mercati di riferimento.

Investimenti sotto pressione, ma molte iniziative per il territorio
Vi sono settori, come quello farmaceutico, che hanno investito e investono moltissimo in Ticino. Dobbiamo constatare però che a livello generale abbiamo osservato una flessione degli investimenti, soprattutto da parte delle aziende di più piccole dimensioni. Se le strutture grandi sembrano reggere alle insidie delle incertezze globali, quando le dimensioni si fanno più ridotte si osserva invece qualche comprensibile maggiore difficoltà. I 4 punti percentuali in meno rispetto al 2018 e le previsioni più prudenziali del solito per il prossimo futuro sono certamente riconducibili agli elementi di insicurezza derivanti dalla situazione internazionale caratterizzata da tensioni e guerre commerciali, ma non vanno trascurati elementi rilevanti anche sul fronte interno, visto che il cambiamento radicale di sistema fiscale a livello svizzero e cantonale, al momento dei rilevamenti, non era ancora completamente acquisito. E indubbiamente anche la pressione sui margini di utile ha giocato un ruolo. Interessante è comunque che, nel quadro della valutazione dei parametri riconducibili alla Responsabilità sociale delle imprese (CSR), si è registrato un buon livello di iniziative da parte delle imprese, che hanno fatto registrare ben 138 buone pratiche suddivise in 32 diverse tipologie di intervento in ambiti come la governance d’impresa, i rapporti con gli attori del mercato, con i collaboratori e con la comunità, senza dimenticare le differenti misure in campo ambientale.

 

Articolo a cura della Cc-Ti

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