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11.07.2019 - 14:230

I coloni di Marte muteranno molto velocemente

Dopo circa due generazioni le loro ossa saranno più robuste, avranno bisogno di occhiali per correggere la miopia, il sistema immunitario non funzionerà bene e la gravidanza sarà più pericolosa

HOUSTON - La colonizzazione umana del Pianeta Rosso ormai non è più solo fantascienza. Elon Musk prevede di inviare esseri umani su Marte entro il 2024 e la NASA intende andarci dopo essere tornata sulla Luna. A prescindere dai propositi e dalle tempistiche, sembra comunque opportuno porsi alcune domande: cosa accadrà ai futuri abitanti di Marte? Quali saranno le possibili implicazioni evolutive sul corpo umano?

Il biologo evoluzionista e professore della Rice University Scott Solomon, in un’intervista pubblicata su Inverse, spiega che vale la pena interrogarsi su che cosa accadrà ai futuri coloni di Marte, soprattutto nel lungo termine, perché i nostri geni potrebbero iniziare a mutare rapidamente per adattarsi al nuovo ambiente.

Nel gennaio 2018, durante un discorso tenuto al TEDx di Houston, Solomon esponeva i possibili cambiamenti evolutivi che i primi coloni marziani potrebbero sperimentare. Dopo circa due generazioni, le loro ossa saranno più robuste, avranno bisogno di occhiali per correggere la miopia dovuta alla deformazione dei bulbi oculari, il sistema immunitario non funzionerà correttamente, la gravidanza e il parto saranno più pericolosi, l’esposizione alle radiazioni, che sono 5.000 volte maggiori di quelle a cui siamo sottoposti sulla terra, potrebbe portare ad un aumento dei tumori.

Ma soprattutto, Solomon sostiene che i coloni marziani non dovrebbero riprodursi con gli esseri umani terrestri. «L’evoluzione è più veloce o più lenta a seconda di quanto sia vantaggioso avere una determinata mutazione», spiega Solomon. «Quindi, se gli umani su Marte svilupperanno mutazioni che aumenteranno le loro probabilità di sopravvivenza sarà positivo, ma allo stesso tempo – continua Solomon – quei geni avranno più importanza di quella che avrebbero altrimenti».

Il contatto con i terrestri potrebbe persino diventare mortale per i marziani, e viceversa, in quanto su Marte non ci sono microrganismi che trasportano le malattie e quindi i coloni saranno sprovvisti di difese immunitarie.

Bisogna comunque dire che non tutte le mutazioni genetiche sono negative e che i coloni marziani potrebbero ottenere benefici essenziali per far fronte alle condizioni ostili del Pianeta Rosso. Ad esempio, potrebbero svilupparsi diversi colori della pelle per proteggere meglio le persone dalle radiazioni, una minore dipendenza dall’ossigeno per adattarsi all’atmosfera, ossa più dense per contrastare la perdita di calcio durante la gravidanza.

Ovviamente al momento si tratta solo di supposizioni. Nel frattempo Solomon suggerisce di usare il progetto CRISP per cercare di simulare scientificamente eventuali mutazioni genetiche.

La conclusione di Solomon sull’argomento è tristemente ironica in quanto egli afferma che se la Terra diventerà inabitabile e dovremo trovare casa su un altro pianeta, l’unico modo per garantire la sopravvivenza a lungo termine della specie umana potrebbe essere quella di diventare una specie completamente diversa.


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