Alessandro Trivilini
Gli Opinionisti
28.04.2021 - 10:000

La sovranità tecnologica ti vuole preparato

di Alessandro Trivilini

 

È senza dubbio una provocazione, ma la realtà parla chiaro: Facebook sa cosa pensi, Google ha imparato cosa cerchi, WhatsApp conosce con chi parli e Amazon è al corrente dei tuoi acquisti.
A parte i risultati economico finanziari che hanno raggiunto grazie anche ai tuoi dai, tu cosa sai di loro?

Ti sei mai chiesto cosa contraddistingue il pensiero di Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Sergey Brin, da quello di un comune innovatore? La visione di questi imprenditori ha portato a un oligopolio tecnologico senza precedenti. In vent’anni hanno raccolto e catalogato dati sulle emozioni, i gusti, i pensieri e i comportamenti di due generazioni di essere umani.

Tuttavia, per usare un’espressione in voga in questo periodo è bene ricordare da subito, che i benefici delle loro invenzioni sono ampiamente superiori ai rischi. E proprio qui nasce la diramazione tra chi crede che l’innovazione sia una questione puramente tecnologica, rispetto a chi, invece, la ritiene un’osservazione di un insieme di fenomeni sociali da carpire, codificare e dai quali partire per progettare e sviluppare una soluzione creativa e pragmatica.

Ciò che hanno realizzato in questi anni è talmente attrattivo agli occhi degli utenti, che soltanto oggi, dopo due decenni, le persone iniziano a porsi delle domande. In particolare, su come sia possibile, dopo uno scambio di messaggi in WhatsApp con amici, ricevere sullo schermo dello smartphone promozioni di prodotti e servizi, guarda caso, molto pertinenti con i contenuti dei loro messaggi.
Questa è la realtà. Questa è la macchina senza freni della profilazione di massa. Questo è il frutto di una visione di chi, in tempi non sospetti, ha osservato e colto i cambiamenti di una società in transito, attraverso un’osservazione interdisciplinare profonda e distante dagli aspetti tecnici. La tecnologia è arrivata dopo.

Qualcosa però sta cambiando di nuovo. La raccolta a strascico dei dati personali è sempre più soggetta a nuove regolamentazioni che ne limitano la portata, per cui è opportuno modificare la prospettiva di osservazione per cercare di capire quale sia il nuovo orizzonte, in cui guardano le persone al timone della nuova società digitale.

Per raggiungere questo scopo è necessario uno sforzo per uscire dagli stereotipi tecnologici. Serve un viaggio antropologico fuori schema utile per conoscere la frequenza e la creatività del loro pensiero laterale.
Nel 2018, in tempi non sospetti, Mark Zuckerberg ha suggerito pubblicamente una serie di libri che, secondo lui, tutte le persone dovrebbero leggere. Un consiglio non richiesto, che però negli ultimi due anni ha trovato molti riscontri con la realtà toccata e contaminata della pandemia.
In molti hanno percepito i titoli di questi libri come qualcosa di poco interessante, lontano dal mondo tecnologico, infatti non ce n’è uno che parli di tecnologia, start-up, innovazione o business plan. Nulla di tutto questo.

Eppure Zuckerberg ha colto ancora una volta nel segno.

Leggendo questi libri si evince che per lui l’innovazione è la risultante di un processo di osservazione trasversale dell’ambiente che circonda la società, in tutte le sue sfumature. Io ho provato a seguire il suo consiglio imbarcandomi con grande curiosità nella lettura di alcuni testi che hanno davvero rapito la mia attenzione. È stato un viaggio ricco di spunti e aneddoti che mi hanno permesso di intravvedere la mediana del suo osservatorio privilegiato.
Per chi fosse interessato riporto in punta di piedi i riferimenti originali di cinque libri, che dal mio punto di vista meritano un posto privilegiato sul comodino per essere letti e divorati durante le prossime calde serate estive:

La vendetta di Orwell, di Peter Hubler. “Un romanzo che svela un mondo in cui i cittadini usano la tecnologia che in passato li ha resi schiavi, come un mezzo per raggiungere la libertà”.

La fine del potere, di Moisés Naím. “Il libro presenta un excursus storico che dimostra come nel corso dei secoli il potere sia mutato enormemente passando da  governi autorevoli e militari alle grandi aziende fino agli individui singoli”.

On Immunity: An Inoculation, di Eula Biss. “Le vaccinazioni sono fondamentali per la salute della nostra comunità. Sapere come funzionano è importantissimo”

Why Nations Fail, di Daron Acemoglu e James Robinson. “Un libro che aiuta a comprendere le ragioni storiche per cui le nazioni falliscono, oltre che le origini dei conflitti”.

The Player of Games, di Iain Banks. “Un libro che racconta come si sarebbe evoluta la civiltà umana se una tecnologia iper-avanzata avesse preso il sopravvento”.

Questi libri sono solo un estratto dei testi consigliati da Mark Zuckerberg, governatore del continente digitale popolato da oltre due miliardi di persone, che senza alcuna barriera tecnologica o ideologica interagiscono tra loro condividendo la propria vita privata, pubblica e segreta. Se anche tu come me nutri il desiderio di conoscenza, essi sono un’occasione da cogliere per comprendere meglio la forma mentis che caratterizza colui che, nel bene e nel male, avrà il potere dei dati per costruire e plasmare la società digitale del prossimo decennio.


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