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Il franco svizzero torna a essere un bene rifugio, con l'aumento dei contagi e la diminuita euforia dei mercati.
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10.08.2021 - 11:550

Contagi su e mercati meno euforici: ecco perché il franco svizzero torna a essere un bene rifugio

Si rafforzerà sull'euro fino a una soglia di 1,05, secondo l'esperto Thomas Stucki

GINEVRA - Con l'aumento dei contagi da coronavirus il franco svizzero torna a fungere da bene rifugio e si rafforzerà ulteriormente nei confronti dell'euro: ne è convinto Thomas Stucki, capo-economista dalla Banca cantonale di San Gallo, che vede il corso della moneta europea calare a 1,05.

A inizio anno il franco è sceso di valore sia rispetto al dollaro che nei confronti dell'euro, sulla scia del miglioramento della situazione sul fronte della pandemia, spiega l'esperto in un'intervista pubblicata oggi dal periodico romando L'Agefi. «Nel frattempo la situazione si è fatta più tesa con la variante Delta, i contagi stanno aumentando di nuovo e i mercati azionari non sono più così euforici come all'inizio dell'anno».

Il ritorno degli investitori - «Il franco svizzero sta quindi gradualmente riguadagnando il suo status di rifugio sicuro, che attira nuovamente gli investitori», spiega Stucki. «Il movimento è ancora più forte in relazione all'euro, poiché la moneta unica è molto richiesta quando la propensione al rischio è alta e ricade quando questa propensione si indebolisce».

L'euro valeva 1,11 franchi in marzo e nel corrente mese di agosto è sceso a 1,07. Secondo lo specialista la moneta elvetica ha però solo ritrovato il valore dell'ultimo trimestre del 2020 e il corso non rappresenta quindi un problema per la Banca nazionale svizzera (BNS): questo grazie al contemporaneo rafforzamento del dollaro, dovuto al fatto che tutti si aspettano che la Federal Reserve alzi i tassi d'interesse per prima.

Occhi sulla BNS - «La BNS aspetterà prima di cambiare la sua politica monetaria», ritiene Stucki. A suo avviso la situazione diventerà interessante quando i tassi cominceranno a salire di nuovo negli Stati Uniti, perché la BNS dovrà allora scegliere cosa vuole fare: attendere un rialzo dei tassi della Banca centrale europea (Bce) o precederlo e agire indipendentemente.

«Temo che la Bce non farà nulla per molto tempo, il che costringerà la BNS a fare le sue scelte. Ma non è probabile che questo accada prima del 2023 o anche del 2024, e non sarei sorpreso se la BNS decidesse di muoversi prima della Bce. A mio parere, questo non sarebbe un grande problema. Il franco si rafforzerà quando la BNS prenderà la sua decisione, ma dovrebbe essere solo un aumento temporaneo, poiché le valute reagiscono solo brevemente ai cambiamenti nella politica monetaria della banca centrale. Inoltre, i tassi svizzeri sono troppo bassi e il franco non è attraente per via del suo tasso d'interesse, quanto per il suo status di porto sicuro. Spero francamente che la BNS abbia il coraggio di fare questo passo».

I rischi per la ripresa - Ma una tale decisione non rischierebbe di strangolare la ripresa? «No, a meno che il franco non salga molto rapidamente. Stiamo parlando del 4-5% in un periodo di tempo molto breve, di qualche settimana, che si tradurrebbe in un guadagno di 2 o 3 centesimi contro l'euro», risponde l'intervistato. In questo scenario la BNS interverrebbe, ma secondo Stucki va comunque sottolineato che un giro di vite monetario non è un approccio da intendere per momenti in cui la moneta è un rifugio sicuro: accadrà solo quando l'economia svizzera avrà riacquistato stabilità e le altre banche centrali, in particolare la Federal Reserve, avranno iniziato ad alzare i tassi. «Fino ad allora penso che il franco continuerà a salire contro l'euro, sino a 1,05, e d'altra parte si indebolirà contro il dollaro», conclude l'esperto.

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