Keystone
FRANCIA
07.11.2019 - 11:320

Lafarge: abbandono della procedura per crimini contro l'umanità in Siria

La Corte d'appello di Parigi ha riconosciuto che il gruppo cementifero non vi ha mai partecipato

PARIGI - La Corte d'appello di Parigi ha annullato l'incriminazione ("mise en examen") del gruppo cementifero Lafarge per complicità in crimini contro l'umanità in relazione alle sue attività in Siria. Ha per contro mantenuto quelle per finanziamento del terrorismo, violazione di un embargo e messa in pericolo della vita di suoi dipendenti. Lo ha appreso l'agenzia AFP da avvocati.

«La corte riconosce che Lafarge non ha mai partecipato a un crimine contro l'umanità» e «ha corretto una decisione totalmente infondata» dei giudici inquirenti, hanno affermato i legali del gruppo Christophe Ingrain e Rémi Lorrain.

L'accusa di «complicità in crimini contro l'umanità» nei confronti del gruppo francese, che nel frattempo si è fuso con la svizzera Holcim, ha suscitato forti reazioni nel mondo economico. Secondo l'ONG Sherpa, si trattava di una prima a livello mondiale per una impresa.

Contattata dall'AFP, l'avvocata di Sherpa, Marie Dosé, che aveva denunciato il gruppo cementifero nel 2017, ha ricordato che Lafarge resta incriminata per finanziamento del terrorismo. E anche qui si tratta di una prima a livello globale.

Oltre al gruppo Lafarge, anche tre suoi dirigenti contestavano la loro incriminazione. Si tratta dell'ex CEO Bruno Lafont, dell'ex direttore della divisione sicurezza della società Jean-Claude Veillard e di uno degli ex direttori della filiale siriana, Frédéric Jolibois. Insieme ad altri cinque dirigenti sono accusati di finanziamento del terrorismo e/o messa in pericolo della vita altrui.

Secondo i legali del gruppo, la Corte d'appello ha ridotto le accuse contro Jean-Claude Veillard ma mantenuto quelle contro gli altri due.

Il gruppo Lafarge è sospettato di aver pagato tra il 2013 e il 2014 quasi 13 milioni di euro (circa 14,3 milioni di franchi) attraverso la sua filiale siriana a intermediari e gruppi armati, compreso il sedicente Stato Islamico, per garantire la continuità della produzione nel suo stabilimento di Jalabiya, mentre il paese stava sprofondando nella guerra.
 
 

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